Fallimento in quattro fasi: cosa succederà al gigante delle batterie Varta?
Nonostante un’iniezione di fondi pari a 100 milioni: il crollo clamoroso del mito della batteria sveva
Il produttore svevo di batterie Varta si trova a fronteggiare le conseguenze dei recenti sforzi di ristrutturazione. A solo un anno e mezzo da una drastica riduzione del debito e da un’iniezione di liquidità di 100 milioni di euro, l’azienda, con una lunga storia alle spalle, ha dovuto presentare nuovamente istanza di fallimento venerdì scorso presso il Tribunale distrettuale di Stoccarda, questa volta con quattro istanze separate per la società madre e tre filiali operative. Mentre il redditizio settore delle batterie per uso domestico dovrebbe essere escluso dalla procedura fallimentare e apparentemente scorporato dai creditori, circa 4.000 dipendenti si trovano ad affrontare un futuro incerto. La perdita di clienti importanti come Apple e l’esitazione degli investitori esistenti rivelano profondi problemi strutturali. Il caso Varta sta quindi diventando un simbolo drammatico della crisi che sta colpendo l’industria europea delle batterie e dimostra che le misure di salvataggio puramente finanziarie, senza un modello operativo funzionante, sono spesso insufficienti.
Quando il mito svevo crolla
Venerdì, il produttore di batterie Varta ha presentato istanza di fallimento con procedura di autoamministrazione presso il Tribunale distrettuale di Stoccarda. Oltre alla società madre Varta AG, con sede a Ellwangen, la procedura riguarda anche le filiali operative Varta Microbattery GmbH, Varta Micro Production GmbH e Varta Storage GmbH. Questo segna l’inizio di un periodo di profonda incertezza per i circa 4.000 dipendenti dell’azienda, sebbene il management sottolinei che la decisione non è dovuta a un’acuta crisi operativa, bensì mira a garantire il futuro economico a lungo termine dell’azienda.
L’azienda sveva, forte di una lunga tradizione, si trova ad affrontare una crisi esistenziale per la seconda volta in due anni, e questa volta non rischia una ripartenza graduale, bensì lo smembramento
Nel gennaio 2025, Varta è stata sottoposta a una complessa procedura di ristrutturazione ai sensi della legge tedesca sull’insolvenza (StaRUG), durante la quale il capitale sociale è stato azzerato e le quote degli azionisti di minoranza sono state completamente espropriate. Il Tribunale regionale di Stoccarda ha confermato la legittimità di questa misura radicale, dopo che le associazioni a tutela degli investitori l’avevano contestata senza successo. L’amministratore delegato Michael Ostermann l’ha descritta come un passo necessario per risolvere i problemi di sovraindebitamento e liquidità e per gettare le basi per un nuovo inizio. All’epoca, un nuovo capitale di 100 milioni di euro è stato iniettato dall’investitore austriaco Michael Tojner, già azionista di maggioranza, dalla casa automobilistica Porsche e da alcune banche partecipanti. Il fatto che questi stessi investitori, che hanno iniettato nuovo capitale solo un anno e mezzo fa, ora non siano disposti a fornire ulteriori finanziamenti dimostra la reale gravità dei problemi operativi dell’azienda e quanto poco la precedente ristrutturazione finanziaria abbia affrontato le debolezze strutturali del suo modello di business.
La perdita del cliente principale come fattore scatenante
Varta cita il significativo peggioramento delle condizioni di mercato, la debolezza della domanda, gli effetti negativi dei tassi di cambio e la decisione di un importante cliente di interrompere la partnership come ragioni principali della rinnovata crisi. Questo cliente è l’azienda tecnologica Apple, che trasferirà in Cina la produzione di batterie a bottone per le sue cuffie AirPods. Apple aveva già rescisso il contratto di fornitura a maggio di quest’anno, portando all’annuncio della chiusura, a ottobre, dello stabilimento di Varta a Nördlingen, in Baviera, che impiega circa 350 persone, poiché ciò ha di fatto privato il sito della sua piena capacità produttiva. La perdita di un cliente evidenzia un rischio fondamentale del modello di business di Varta nel settore delle microbatterie: un’elevatissima dipendenza da pochi grandi clienti rende l’azienda vulnerabile a improvvise cancellazioni di ordini, contro le quali ha scarsa protezione.
I creditori stanno pianificando di smembrare l’azienda
Parallelamente alla richiesta di insolvenza, sta diventando chiaro che Varta non proseguirà con l’attuale struttura societaria. I principali creditori – tra cui Deutsche Bank e gli investitori finanziari RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox – non vedono più una soluzione complessiva praticabile per l’azienda e intendono invece scorporare la divisione redditizia delle batterie tradizionali per uso domestico, trasferendola a una nuova struttura proprietaria. Un portavoce del gruppo di creditori ha dichiarato che, nonostante intense discussioni con tutte le parti interessate, non è pervenuto alcun impegno a fornire i necessari finanziamenti aggiuntivi. Nel frattempo, l’investitore austriaco Michael Tojner ha manifestato interesse a proseguire le attività delle divisioni Microbattery e Solutions, in particolare il segmento delle microbatterie e delle batterie a bottone, come quelle utilizzate negli apparecchi acustici. Porsche, altro azionista esistente, sembra tuttavia non intenzionata a iniettare ulteriore capitale.
La logica della separazione: perché il settore delle batterie domestiche è sopravvissuto
Dal punto di vista commerciale, la scissione pianificata segue una logica chiara: il settore delle batterie per uso domestico, ovvero le classiche pile AA e AAA che Varta vende con il suo noto marchio di consumo, è considerato uno dei segmenti più redditizi del gruppo. Questo settore non è esplicitamente interessato dalla procedura di insolvenza, come annunciato dall’azienda. Per i creditori come Deutsche Bank e gli hedge fund coinvolti, è finanziariamente più conveniente scorporare il marchio principale, redditizio e con flussi di cassa stabili, e commercializzarlo separatamente, piuttosto che investire ulteriore capitale nei settori industriali, ad alta intensità di capitale e a basso margine, delle microbatterie e delle soluzioni di accumulo energetico. Questa strategia è tipica nei casi di ristrutturazione in cui, dopo un primo tentativo fallito, i creditori assumono il controllo e smembrano l’azienda lungo la catena del valore al fine di recuperare almeno parte del capitale investito.
I numeri dietro la crisi
Gli ultimi dati finanziari pubblicati, relativi al 2024, delineano chiaramente le difficoltà economiche dell’azienda: a fronte di un fatturato di oltre 790 milioni di euro, Varta ha registrato una perdita di circa 64,5 milioni di euro. Queste cifre dimostrano che, anche dopo l’iniezione di capitale e la ristrutturazione del debito previste dal programma StaRUG, i problemi operativi non sono stati risolti. L’azienda non è stata in grado di operare in modo sufficientemente redditizio per far fronte ai propri obblighi finanziari a lungo termine, il che ha portato alla rinnovata carenza di capitale e, di conseguenza, alla richiesta di insolvenza.
Cosa significa autogestione per la forza lavoro
Le procedure di insolvenza in regime di autoamministrazione differiscono sostanzialmente dalle procedure di insolvenza tradizionali. In questo processo, la dirigenza esistente rimane in gran parte operativa e mantiene il controllo sull’attività quotidiana, mentre un amministratore nominato dal tribunale sovrintende alla procedura, anziché un curatore fallimentare esterno che assume la piena gestione. Per i dipendenti, ciò comporta il vantaggio pratico che i loro stipendi siano garantiti tramite le indennità di insolvenza per un periodo transitorio fino a tre mesi, come è stato riportato. Inoltre, l’autoamministrazione consente all’azienda di partecipare attivamente alla ricerca di una soluzione e alla negoziazione di un piano di ristrutturazione con i creditori, anziché essere soggetta a una procedura di liquidazione controllata esternamente.
Reazioni del sindacato e dei lavoratori
I rappresentanti del sindacato IG Metall hanno lanciato un allarme urgente, affermando che il sostentamento di intere famiglie è a rischio e chiedendo al management immediata trasparenza e un’autentica partecipazione dei dipendenti alle decisioni future. Il numero esatto di posti di lavoro che saranno interessati dall’imminente scissione non è ancora chiaro, poiché la precisa divisione delle unità aziendali tra le varie parti interessate – il consorzio dei creditori, Tojner e potenzialmente altri investitori – non è stata ancora definita. I lavoratori del sito principale di Ellwangen, dove lavora la maggior parte dei circa 3.260 dipendenti di Varta, si troveranno ad affrontare un periodo di notevole incertezza.
Simbolo della crisi nel settore europeo delle batterie
Il caso Varta è emblematico delle sfide strutturali che l’industria europea delle batterie si trova ad affrontare nel suo complesso. Mentre il mercato globale delle soluzioni per l’accumulo di energia e la mobilità è in crescita strutturale, i produttori europei consolidati si trovano sempre più stretti tra gli elevati costi energetici, la manodopera costosa e l’intensa concorrenza sui prezzi da parte dei rivali asiatici. Varta era un tempo sinonimo di ingegneria e qualità tedesca nella produzione di batterie, ma, schiacciata tra le pressioni globali sui costi, la dipendenza da pochi grandi clienti e i vincoli dei mercati finanziari, l’azienda non è stata in grado di mantenere questa posizione nel lungo periodo. Problemi simili affliggono gran parte dell’industria europea dei fornitori, che si trova a dover affrontare costi di produzione strutturalmente più elevati rispetto ai concorrenti internazionali, senza essere in grado di compensarli adeguatamente attraverso economie di scala o punti di forza tecnologici unici.
Importanza regionale per il Württemberg orientale
Per la regione del Württemberg orientale, dove Ellwangen è un centro industriale tradizionale, il caso Varta riveste una particolare importanza economica. L’azienda è stata per decenni uno dei principali datori di lavoro della regione e un’eventuale massiccia riduzione del personale o una chiusura definitiva dello stabilimento avrebbero un impatto significativo sulla struttura economica locale, compresi i fornitori e il settore dei servizi regionali. A livello locale, si spera che almeno le competenze chiave e un numero significativo di posti di lavoro possano essere preservati, anche se è improbabile che l’azienda, nella sua attuale forma societaria, possa continuare la propria attività.
Ci attendono settimane incerte
Le prossime settimane saranno decisive per stabilire se la ristrutturazione ordinata delle unità aziendali avrà successo o se l’azienda dovrà affrontare ulteriori difficoltà. Fondamentale sarà la rapidità con cui i creditori coinvolti, l’investitore Tojner e il management riusciranno a concordare una nuova struttura proprietaria sostenibile per la divisione batterie domestiche, e quali prospettive si prospettano per le divisioni rimanenti: Microbatterie, Microproduzione e Stoccaggio. Fino ad allora, i dipendenti non possono far altro che attendere gli sviluppi, mentre il Tribunale distrettuale di Stoccarda esamina le quattro istanze di insolvenza presentate.
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Konrad Wolfenstein
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