La stucchevole polemica politica sui temi per la maturità


Sulle sette discutibilissime tracce dei temi d’italiano per l’esame di maturità, è subito partito un peana di critiche – lanciate soprattutto da sinistra, al grido di “Ha stato Giorgia!” – che rischia di risultare più discutibile delle tracce stesse.

Frank Furedi: chi era costui? E Wenke Hussman? E Piero Biancucci? Vallasapé! Eppure sono loro i protagonisti assoluti della maturità 2026: l’uno che parla del valore dei confini, l’altra della meraviglia come panacea dei mali, il terzo della creatività come stimolo della ricerca.

A prima vista, gli autori dei testi selezionati per le tracce dei temi d’italiano, sembrano appena usciti dal “Festival degli Sconosciuti” di Ariccia, quello che un tempo organizzavano, con sapienza ed entusiasmo, nella ridente cittadina laziale, il buon Teddy Reno e sua moglie Rita Pavone.

Anche i nomi un po’ più noti, presenti in altre tracce, sembrano delle scelte “di nicchia”, di autori di cui quasi nessun prof parla mai durante il normale programma scolastico, oltretutto selezionati nei loro aspetti meno consueti.

Si va da un Cesare Pavese in piena tempesta ormonale romantico-erotica, a un Vitaliano Brancati in stile “Nostalgia, nostalgia canaglia”, a uno fra i meno noti presidenti della repubblica come Giuseppe Saragat, fino alla chicca del vivente Mario Calabresi – uno che in tv ha sempre l’aria del tipo “so tutto io” – che parla nientepopodimenoché del valore dell’umiltà e del sacrificio (sic!).

Insomma, le tracce dei temi scelte dal ministero per la maturità 2026, assomigliano molto al palinsesto di “Fuori orario, cose mai viste”, la storica trasmissione di Rai Tre, quella che, per decenni, ci ha propinato imperdibili chicche della cinematografia mondiale, del tutto sconosciute ai più: pellicole coreane in lingua originale, film muti francesi degli anni Trenta, opere prime di autori uzbeki, cortometraggi incompiuti di dissidenti argentini e via cantando.

Il tutto ammantato anche da un’iperurania spruzzata di discorsi alla Alessandro Giuli in piena estasi mistica, con un entusiasmo passivo, che rimuove i pericoli della ipertecnologizzazione, e per converso l’apocalittismo difensivo, che rimpiange un’immagine del mondo trascorsa, impugnando un’ideologia della crisi che si percepisce come processo alla tecnica e al futuro intese come una minaccia.

Che senso abbia riempire per cinque anni le teste dei ragazzi con le tematiche del fanciullino di Pascoli, col pessimismo cosmico leopardiano, con la fede manzoniana nella provvidenza, per poi chiedere loro di parlare “sull’idea di fatica che emerge dal brano di Mario Calabresi”, o sulla “struggente nostalgia capace di trasformarsi in piacere” di Vitaliano Brancati, francamente mi sfugge.

Se l’esame di maturità dev’essere un modo per testare quanto acquisito dagli studenti durante gli anni di studio, trovo insensata la totale incoerenza che risulta, nella scelta delle tracce dei temi, coi normali programmi liceali, col risultato che di certo sarà difficile testare alcunché.

Per non parlare delle migliaia di professori messi nell’imbarazzante situazione di dover correggere e giudicare temi su tematiche e autori di cui loro stessi non avevano mai sentito parlare fino al giorno prima, come è il caso dei testi di Furedi, Hussman, o Biancucci.

Mi aspettavo perciò di leggere critiche di questa natura alla discutibilissima scelta delle tracce d’esame 2026. Invece, mi ritrovo a scoprire l’ennesima stucchevole polemica sinistra-destra (!!!) sui temi della maturità, temi che, a detta di alcuni, palesano, oltre ogni ragionevole dubbio, la voglia di totalitarismo del governo Meloni (!!!!!!) e, di conseguenza, scatenano l’inevitabile allarme contro il fascismo prossimo venturo (!!!!!!!!!).

“Ma che davero davero???” verrebbe da dire. A quanto pare sì ed eccone le prove…

“Le tracce della maturità sono una dichiarazione di guerra contro i ragazzi da parte del ministero. L’idea di una pedagogia schiettamente fascista dissimulata dalle difficoltà della modernità. Tutto virilismo puro. Libro e moschetto, letteralmente”. (Christian Raimo)

“Le tracce della maturità di quest’anno raccontano molto di chi le ha scelte. È una scelta profondamente politica di chi gestisce la scuola pubblica come se fosse una scuola di partito”. (Elisabetta Piccolotti, deputata Avs)

Fin qui le critiche da sinistra. A peggiorare le cose ci sono poi state anche alcune risposte arrivate da destra…

“Finalmente è finita l’era del colonialismo ideologico della sinistra nelle scuole. Lo rende plasticamente evidente la traccia di Frank Furedi che quest’oggi i maturandi hanno letto tra le proposte: i confini contano, perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere” (Fabio Rampelli, deputato Fdi)

Che poi Furedi non parlasse di confini fisici e geografici, bensì di confini psicologici e interiori, a Rampelli deve essere sfuggito, ma va beh. Rampelli, poverino, forse era distratto, in più faceva molto caldo e lui aveva anche un sacco di cose da fare.

Per l’ennesima volta, comunque, si continua a sopravvalutare la capacità della classe politica attualmente in carica, nell’avere una vera progettualità culturale, un obiettivo, un’ideologia e una strategia educativa chiara, sebbene, per molti versi, aberrante.

Verrebbe da dire, paradossalmente, “magari fosse così”, almeno si sarebbe in presenza di abili e diabolici propagandisti, dalle posizioni chiare e nette. Un nemico degno, per chi è contrario. O una degna guida, per chi è d’accordo con loro.

In realtà di una vera strategia culturale non c’è alcun segno, né esiste la capacità di perseguire concreti obiettivi educativi da parte dell’attuale compagine di governo. Cioè l’esatto contrario di quanto avvenuto durante il Ventennio con la riforma Gentile.

Le tracce dei temi 2026 non denotano altro che una confusione “fuffosa”, una spruzzata di finta originalità, di “culturame” superficiale, un tanto al chilo, giusto per far parlare di sé e per dare l’impressione di voler cambiare registro. Proprio come nello stile dei discorsi di Alessandro Giuli prima citati: tanti paroloni, ma zero contenuti.

Resta comunque l’amarezza di una classe politica e intellettuale che, ogni giorno di più, anche di fronte agli esami di maturità, si perde in battibecchi autoreferenziali, perdendo di vista il tema centrale del discorso, che in questo caso sarebbero i ragazzi e, dunque, il futuro del nostro paese.


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 Massimiliano Cacciotti

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