“L’Italia non si difende part-time”: il monito di Masiello ai nuovi VFI dell’Esercito Italiano


Piazza Bra diventa il cuore dell’Esercito Italiano

Verona, 19 giugno 2026. In una delle cornici più simboliche della città scaligera, Piazza Bra, i giovani Volontari in Ferma Iniziale del 1° blocco 2026 dell’85° Reggimento Addestramento Volontari “Verona” hanno pronunciato il loro Giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana, entrando ufficialmente nella grande famiglia dellEsercito Italiano.

Il momento più atteso è arrivato davanti alla Bandiera di Guerra, al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, e alle numerose autorità civili e militari locali presenti alla cerimonia. Il grido collettivo “Lo giuro!” ha segnato il passaggio formale e morale dei giovani volontari da cittadini in addestramento a soldati chiamati a servire il Paese con determinazione, disciplina e professionalità.

Non si è trattato soltanto di un rito militare. Il giuramento dei VFI del 1° blocco 2026 ha rappresentato un punto di svolta personale e istituzionale: l’assunzione pubblica di un impegno verso la Repubblica, verso il Tricolore e verso quella comunità nazionale che affida alle Forze Armate una parte essenziale della propria sicurezza.

La vigilia al Teatro Filarmonico e l’abbraccio delle famiglie

La cerimonia in Piazza Bra è stata preceduta, nella serata di giovedì, dall’esibizione della Banda dell’Esercito al Teatro Filarmonico di Verona. Un appuntamento dedicato ai giovani volontari e alle loro famiglie, giunte nella città scaligera per assistere al Giuramento solenne.

È proprio la presenza dei familiari ad aver dato alla giornata un significato ancora più profondo. Madri, padri, fratelli e sorelle hanno accompagnato idealmente i volontari in un passaggio che il Generale Carmine Masiello ha definito carico di orgoglio, ma anche di naturale malinconia: quella che nasce quando si vede un figlio diventare grande e scegliere una strada esigente, fatta di sacrifici, rinunce e responsabilità.

Nel suo intervento, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha ricordato di essere tornato davanti ai giovani volontari dopo averli incontrati venti giorni prima, quando aveva rivolto loro un invito semplice ma decisivo: trovare dentro sé stessi la forza di volontà per andare avanti e dare il massimo. Perché, ha sottolineato, la prima regola della vita di un soldato è “non risparmiarsi mai”.

Masiello davanti ai volontari: “Il dovere viene prima di ogni altra cosa”

Il discorso del Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello ha dato alla cerimonia una forte impronta etica e strategica. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha aperto il proprio intervento rendendo omaggio alla Bandiera di Guerra dell’85° Reggimento Addestramento Volontari, definendola non soltanto un simbolo, ma il legame vivo con la memoria dei caduti e con l’esempio dei feriti, ai quali ha rivolto vicinanza e gratitudine.

Masiello ha poi reso omaggio al gonfalone della città di Verona, decorato di medaglia d’oro al valor militare, al gonfalone della provincia di Verona e ai labari e medaglieri delle associazioni combattentistiche e d’arma. Alla linea di comando e al personale istruttore dell’85° RAV ha rivolto il proprio apprezzamento per la cura e la competenza dimostrate nell’inquadramento e nella formazione dei giovani.

Ma il cuore del discorso è stato rivolto ai volontari schierati in Piazza Bra. Il Generale ha ricordato che ciascuno di loro è arrivato a Verona da ogni angolo d’Italia, con un percorso e origini diverse, ma accomunato da una scelta coraggiosa: rinunciare alla quotidianità, alle comodità e alle certezze personali per affrontare una vita di servizio. Una scelta compiuta, ha evidenziato, senza sapere davvero quali prove li attendessero.

In queste prime settimane, i giovani VFI hanno avuto soltanto un “piccolo assaggio” di cosa significhi essere soldati. Hanno conosciuto la fatica, il dubbio, forse la domanda più umana: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. Eppure, ha detto Masiello, se oggi erano lì, davanti alla Bandiera, è perché non si sono arresi, non si sono fermati e si sono sempre rialzati.

Dal singolo al “noi”: il significato profondo del giuramento

Nel racconto del Capo di Stato Maggiore, il giuramento non è un atto formale, ma una trasformazione. Con il “Lo giuro!”, la parola dei volontari si è fatta impegno: dare il massimo per il bene della Patria, fino all’estremo sacrificio, se necessario.

Masiello ha spiegato che, da singoli individui, i giovani militari diventano parte di qualcosa di più grande. Assumere il rischio della propria vita e offrirla consapevolmente al servizio dell’Italia costituisce, nelle sue parole, una delle più alte espressioni di responsabilità che una persona possa scegliere.

Il giuramento, ha aggiunto, è il sigillo del “noi” sull’“io”. Davanti al Tricolore, giurare fedeltà alla Repubblica significa mettere il destino degli altri prima del proprio. È un patto morale con sé stessi, con l’Esercito e soprattutto con il popolo italiano, che affida ai soldati la propria sicurezza.

Il Generale ha insistito su un concetto centrale: un soldato non è definito dal grado, ma dai suoi valori. Caporale, maresciallo, capitano o generale, tutti sono uguali davanti alle stellette che portano sull’uniforme. Ciò che conta, ha ricordato, è quello che guida un militare quando nessuno guarda, quando nessuno applaude, quando mantenere la parola costa a sé stessi e alla propria famiglia.

“L’Italia non si difende part-time”

Uno dei passaggi più incisivi del discorso è stato dedicato al senso stesso dell’uniforme. Indossarla, ha detto Masiello, significa compiere una scelta precisa: una vita di sacrifici, rinunce e lavoro duro. Non è una strada facile, non è comoda, non è ricca di guadagni materiali e non ammette scorciatoie.

Da qui l’affermazione più netta: “L’uniforme non si indossa part-time, perché l’Italia non si difende part-time”. L’Italia, ha sottolineato, si difende ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all’anno.

Il messaggio ai nuovi volontari è stato chiaro: la vita privata esiste e va riconosciuta, ma ci saranno momenti in cui un soldato dovrà esserci a ogni costo. È una questione di orgoglio e di responsabilità. Orgoglio nel servire, nel portare il Tricolore sul braccio, nel trovare senso nel bene compiuto. Responsabilità verso i cittadini, verso i fratelli in armi, verso la Repubblica e verso i valori che l’uniforme rappresenta.

Masiello ha richiamato anche il ruolo della preparazione: fisica, tecnica e spirituale. I soldati, ha spiegato, devono prepararsi alle cose difficili, perché se ci si addestra solo a quelle semplici, quando arrivano le prove vere non si è pronti. E l’Esercito, ha aggiunto, non può permetterselo, anche perché la tutela della vita dei soldati viene prima di tutto e di tutti.

Addestrarsi alla fatica, senza lasciare nessuno indietro

Il futuro prossimo dei VFI del 1° blocco 2026 sarà ancora scandito dalla formazione. Nelle prossime settimane, i volontari proseguiranno il proprio percorso addestrativo e successivamente prenderanno servizio nei reparti dislocati su tutto il territorio nazionale.

È dentro questo percorso che si colloca l’immagine più concreta evocata dal Capo di Stato Maggiore: l’addestramento nelle notti più fredde, sotto il sole che brucia o sotto la pioggia che penetra fino alle ossa; il passo da mantenere con l’equipaggiamento completo, chilometro dopo chilometro, mentre la stanchezza cresce e il peso sembra voler fermare il corpo.

In quei momenti, ha detto Masiello, i giovani soldati dovranno ricordare il giorno del giuramento. Dovranno ritrovare nei valori dell’Esercito la forza di rialzarsi, di condividere l’ultima energia con chi sta per mollare, di caricarsi sulle spalle chi non ce la fa, senza mai lasciare nessuno indietro.

È così, ha spiegato, che si cresce come soldati e come persone: comprendendo che insieme si resiste, insieme si supera la fatica e insieme si combatte per raggiungere un obiettivo comune.

La Patria, la pace e le nuove minacce

Il discorso di Masiello ha poi allargato lo sguardo oltre Piazza Bra, inserendo il giuramento dei giovani volontari nel quadro più ampio delle sfide contemporanee. Il Generale ha ricordato che i soldati non esistono perché amano la guerra, ma perché amano la Patria e la pace.

Nei tempi segnati da crisi e sfide, ha avvertito, può arrivare il giorno in cui la Nazione rivolgerà lo sguardo all’Esercito come alla sua ultima speranza. È un giorno che tutti si augurano non arrivi mai, ma proprio per questo bisogna prepararsi alla peggiore eventualità.

A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, ha osservato Masiello, l’orrore che si pensava consegnato alla storia è tornato a bussare alle porte, manifestandosi in forme diverse: militari, economiche, tecnologiche, energetiche, cibernetiche e spaziali. La sicurezza e la pace, ha ribadito, non sono più scontate e devono essere difese ogni giorno.

La difesa, però, non passa soltanto attraverso un Esercito e Forze Armate preparate. Lo strumento militare è parte di un quadro più ampio, che richiede impegno condiviso, responsabilità collettiva e resilienza delle istituzioni. Per questo, secondo Masiello, è necessario riflettere sugli strumenti che vengono trasmessi ai giovani per affrontare le sfide presenti e future.

Il dovere scolpito nella Costituzione

Nel passaggio più identitario del suo intervento, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha invitato a interrogarsi sul significato della parola Patria. Non una parola logora, né una pagina ingiallita della storia. Non un concetto soltanto geografico o politico, ma un legame vivo con le radici, con la lingua, con le bellezze che circondano il Paese, con il profumo di casa dopo una giornata difficile.

Difendere la Patria, ha detto Masiello, significa proteggere uno stile di vita costruito sul sacrificio di milioni di italiani. È un dovere scolpito nella Costituzione, che non si costruisce con esclusioni o divisioni, ma con un profondo senso di appartenenza.

Un’appartenenza fondata sulla consapevolezza di una collettività che sa chi è, da dove viene e dove vuole andare. Non sul tornaconto o sulla convenienza, ma sui principi di ogni cittadino che, in qualunque campo operi, sia pronto a proteggere l’Italia e a onorare la Patria.

In questa prospettiva, il soldato conosce bene il peso dell’esempio. Il rispetto, ha ricordato il Generale, non si pretende: si conquista ogni giorno con coerenza, esempio e integrità. Sono questi, ha affermato, gli strumenti con cui rispondere a chi attacca le istituzioni o deride chi compie il proprio dovere.

Una missione che comincia da Piazza Bra

La cerimonia del 19 giugno 2026 non chiude un percorso: lo apre. Per i VFI del 1° blocco 2026 dell’85° RAV “Verona”, il giuramento in Piazza Bra rappresenta il primo grande traguardo di una vita militare che proseguirà con l’addestramento e con il successivo impiego nei reparti dell’Esercito distribuiti in tutta Italia.

Masiello ha ricordato ai giovani volontari che la loro scelta non è orientata al profitto né al consenso. È una missione, una responsabilità assunta con il grido “Lo giuro!”, custodita nell’anima e destinata a essere onorata per tutta la vita.

Il suo saluto finale ha consegnato ai nuovi soldati il senso più netto della giornata: da oggi sanno che la sicurezza e la pace hanno un prezzo, e che ogni giorno c’è qualcuno disposto a pagarlo affinché altri possano viverle.

Poi l’abbraccio ideale dell’Esercito ai suoi nuovi volontari: “Benvenuti nella famiglia dei soldati”. E il grido conclusivo, quello che ha chiuso la cerimonia e ne ha sintetizzato il significato più profondo: “Viva l’Esercito e viva l’Italia!”.

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 Giovanni Rinaldi

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