BRUXELLES (Public Policy Europe) – Spagna, Italia, Paesi Bassi, Francia e Lituania chiedono alla Commissione europea di agire con più decisione contro le pratiche anti-concorrenziali messe in atto dalla Cina. La richiesta arriva nella settimana in cui il Collegio dei commissari ha in programma – venerdì 29 maggio – una discussione strategica proprio sulla Cina.
In un non paper firmato dai cinque Paesi, di cui Public Policy Europe ha preso visione, si evidenzia come il sistema commerciale multilaterale sia minacciato da una serie di attori e dall’aumento delle pratiche commerciali sleali. Il documento non cita mai la Cina, ma sembra chiaramente indirizzato contro Pechino. “Alcuni dei principali partner commerciali dell’Unione europea stanno violando questo quadro multilaterale imponendo nuove barriere commerciali o contribuendo a un eccesso di capacità industriale sistemico e strutturale”, si legge. In generale, l’Ue “dovrebbe ripristinare le condizioni di parità di trattamento, sul proprio mercato e con i propri partner, per consentire al commercio di prosperare e alla concorrenza di svolgere appieno il proprio ruolo all’interno di un quadro giuridico sicuro”. Secondo i Paesi firmatari, i limiti degli attuali strumenti di difesa commerciale includono: lunghi ritardi prima che l’industria possa beneficiare di una misura di protezione; ambiti di applicazione dei prodotti ristretti che ostacolano la capacità dell’Ue di reagire a perturbazioni a livello settoriale; la facilità con cui le misure possono essere eluse. “Nel rafforzare il proprio arsenale di strumenti di difesa commerciale, l’Ue dovrebbe collaborare strettamente con partner che condividono gli stessi principi, compresi i partner degli accordi di libero scambio”, evidenzia i cinque Stati membri.
Il non paper propone azioni a breve, medio e lungo termine. Nel breve termine, la Commissione dovrebbe destinare maggiori risorse alle unità e ai gruppi incaricati dell’attuazione degli strumenti di difesa commerciale. Il principio “primo arrivato, primo servito” dovrebbe essere abbandonato, a favore di una maggiore definizione delle priorità dei casi e dei settori, anche attraverso una prospettiva di sicurezza economica. Inoltre, l’Unione dovrebbe valutare con maggiore frequenza l’opportunità di avviare inchieste di salvaguardia in caso di perturbazioni commerciali a livello settoriale. Gli Stati membri dovrebbero agevolare il lavoro della Commissione condividendo informazioni sulla rispettiva valutazione delle sovraccapacità globali, sul loro impatto sulle industrie dell’Ue e sui settori particolarmente esposti e di importanza prioritaria per l’autonomia strategica, la resilienza industriale e le catene di approvvigionamento dell’Ue. “Le misure di salvaguardia possono anche essere utilizzate a complemento dei dazi antidumping e compensativi esistenti o delle inchieste antidumping e antisovvenzioni”, si legge nel documento.
Inoltre, le misure antidumping e compensative a monte possono essere integrate da misure di salvaguardia a valle per garantire la sopravvivenza dell’intera catena del valore europea interessata. Le misure di salvaguardia provvisorie potrebbero anche essere utilizzate per un massimo di 200 giorni in casi urgenti che non possono attendere fino a quando la Commissione non sia pronta ad attuare misure antidumping o compensative provvisorie. “Se sostituita da tali misure, l’inchiesta di salvaguardia verrebbe chiusa senza l’adozione di misure definitive, mentre l’inchiesta antidumping o antisovvenzioni proseguirebbe verso la fase delle misure definitive”, propongono i cinque Stati membri. Infine, l’Unione dovrebbe essere più proattiva e valutare la possibilità di contestare in modo più sistematico qualsiasi misura chiaramente incompatibile con gli accordi o le norme pertinenti dinanzi all’Organo di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione mondiale del commercio.
Nel medio termine, l’Ue dovrebbe – contemplare alcuni adeguamenti mirati al proprio quadro giuridico in materia di difesa commerciale”. In via prioritaria, i cinque Stati membri chiedono di migliorare lo strumento anti-elusione. “Per quanto riguarda l’assemblaggio, le soglie del 25% di valore aggiunto e del 60% di componenti originari del paese oggetto della misura di difesa commerciale iniziale sono troppo facilmente eludibili”, si legge nel non paper. Secondo il documento, la soglia del 60% di parti originarie del paese soggetto alla misura di difesa commerciale potrebbe essere abbassata al 50%; il minimo del 25% di valore aggiunto prodotto in uno stabilimento potrebbe essere aumentato fino al 40%, al fine di garantire una produzione reale e significativa. “Tali soglie dovrebbero, in ogni caso, essere applicate solo alle operazioni di assemblaggio, e non ad altre operazioni di finitura superficiale”, sostiene il documento. La Commissione europea dovrebbe anche considerare con maggiore agilità l’ambito di applicazione delle indagini antidumping e antisovvenzioni, in modo da coprire – quando necessario – prodotti simili, come consentito dalla misura di salvaguardia.
Nel lungo periodo, l’Ue dovrebbe valutare come affrontare meglio l’attività transnazionale delle imprese provenienti da paesi colpiti da significative distorsioni, che sono soggette a misure di difesa commerciale nel Paese di origine. L’Ue potrebbe inoltre valutare la compatibilità con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio di un miglioramento dello strumento antisovvenzioni, consentendo alla Commissione di applicare dazi compensativi a livello di singola impresa, anziché a livello combinato di paese e di prodotto.
Infine, l’Ue dovrebbe avviare una riflessione più ampia su come affrontare le situazioni in cui si riscontri una significativa distorsione del mercato in un settore specifico che nessuno strumento di difesa commerciale esistente potrebbe prevenire, riparare o porre rimedio al pregiudizio. “Un nuovo strumento potrebbe, ad esempio, assumere la forma di uno strumento di resilienza, attivato quando le fonti di approvvigionamento europee sono concentrate oltre una soglia specifica”, si legge nel documento, che conclude: “Pur avvalendosi delle eccezioni relative alla sicurezza nazionale, l’Unione potrebbe attuare misure quali dazi aggiuntivi o contingenti tariffari, al fine di proteggere i produttori europei”. (Public Policy Europe) NAF
(foto cc Palazzo Chigi)
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