In queste ore convulse e storiche per il futuro del calcio a Reggio Calabria, basta farsi un giro per la città per assistere a uno spettacolo grottesco. Li vedi, li guardi, li senti scatenarsi sui social network, pontificare nei bar e discutere animatamente nelle piazze della città. Il bersaglio delle loro critiche, paradossalmente, è l’imminente arrivo di Claudio Lotito come nuovo presidente della Reggina. Una trattativa concreta, ormai giunta alle battute finali, che vedrà il suo compimento martedì 23 giugno a Roma, dove è attesa la firma ufficiale del passaggio di consegne con Antonino Ballarino. Un accordo che sarà poi illustrato ufficialmente nei giorni successivi con una conferenza stampa in riva allo Stretto, alla presenza dello stesso Lotito, del Sindaco Francesco Cannizzaro e di Ballarino. Eppure, di fronte a una svolta di questa portata, una piccola minoranza della città ha deciso di alzare le barricate del dissenso.
Siamo davanti a una porzione infinitesimale della tifoseria, una frangia minuscola che, sotto sotto, sembra quasi rimpiangere la gestione precedente. Vedere queste persone criticare una figura dal peso specifico di Lotito fa riflettere profondamente sulle miserie culturali di un certo ambiente. Sono esattamente gli stessi allocchi, perché così li avevamo giustamente definiti su Stretto Web negli ultimi anni, che per tre lunghissime stagioni si sono fatti andare bene qualsiasi cosa. Per trentasei mesi hanno subito in silenzio e digerito le decisioni di Ballarino, di Minniti, di Praticò e di Bonanno, accettando passivamente che il nome e la storia della Reggina venissero infangati. Ed erano gli stessi che ancora prima consideravano Felice Saladini “un genio della finanza“, e davano per scontata l’impossibile “riammissione” nella serie B per cui l’allora proprietà amaranto non aveva pagato l’iscrizione.
L’improvviso risveglio degli esperti dopo anni di silenzio complice
Il dato che lascia sbalorditi è la rapidità con cui questi soggetti hanno cambiato pelle. Per anni ci hanno ripetuto, come un mantra privo di dignità, che la Reggina andava seguita a prescindere, sostenuta a prescindere dalla società e da chiunque sedesse sulla poltrona presidenziale. Con questa scusa retorica hanno tenuto il sacco a Ballarino e a tutte le sue porcherie gestionali, giustificando le peggiori vergogne e i più indicibili imbarazzi che la storia amaranto ricordi. Hanno tollerato che una piazza con alle spalle recenti nove anni di Serie A fallisse per tre anni consecutivi l’obiettivo della promozione in Serie C, collezionando umiliazioni immense su qualunque campo polveroso dei dilettanti.
Oggi, per il quarto anno consecutivo, la Reggina si ritrova ancora confinata nel purgatorio della Serie D a causa di quella mediocrità. Ma quegli stessi allocchi che prima si facevano prendere in giro sistematicamente, accettando ogni singola bugia, oggi si scoprono improvvisamente intelligenti. Di colpo si sono trasformati in fini analisti societari, in esperti di economia sportiva, pronti a fare le pulci a uno dei presidenti più vincenti e influenti del calcio italiano moderno.
Il complottismo politico e il reale profilo di Claudio Lotito
La tesi complottista cavalcata in queste ore da questa minoranza rumorosa tocca vette di assoluto ridicolo. Secondo i nuovi dotti della tifoseria, Lotito arriverebbe a Reggio Calabria esclusivamente per meri interessi politici, attratto dalla prospettiva di una candidatura blindata per Forza Italia alle elezioni politiche dell’autunno 2027. Sarà per loro una brutta, bruttissima sorpresa quando vedranno che Lotito non sarà affatto candidato nel collegio di Reggio Calabria. Per l’ennesima volta, scopriranno che non ci avevano capito nulla.
D’altronde, parliamo di un personaggio straordinario, una figura che non ha certamente bisogno di usare la Reggina come trampolino di lancio o di elemosinare uno scranno a Reggio Calabria per garantirsi la conferma come senatore della Repubblica. Quattro anni fa Lotito è stato eletto trionfalmente in un collegio del Molise, eppure non ci risulta che fosse proprietario del Campobasso o di un’altra squadra molisana. La verità è che davanti a un gigante del calcio italiano, i nani della tifoseria locale si scoprono ancora più piccoli, incapaci di comprendere dinamiche che superano i confini del loro limitato orticello.
I piccoli privilegi della mediocrità e la sindrome del rancore contro Lillo Foti
La spiegazione di questa ostilità preventiva verso il nuovo corso è purtroppo legata a piccoli tornaconti personali. Finché la Reggina è rimasta ostaggio di una guida mediocre che la teneva incatenata ai dilettanti, questa minoranza stringeva mani e sosteneva la proprietà. Forse lo facevano perché rassicurati da qualche biglietto omaggio in tribuna, o magari perché avevano l’amico nell’organigramma societario che concedeva loro una rassicurante intervistucola esclusiva da pubblicare su qualche blog per raccattare qualche briciolo di visibilità. Ora che le cose cambiano e la Reggina si appresta a tornare grande grazie a un top player della dirigenza sportiva, l’improvviso addio a quei piccoli privilegi genera rabbia e frustrazione.
Questo atteggiamento, d’altronde, non è una novità per Reggio Calabria. Chi ha memoria corta farebbe bene a ricordare che questa stessa minoranza criticava aspramente persino Lillo Foti ai tempi d’oro della Serie A. In molti ricorderanno lo slogan preferito dei disfattisti dell’epoca, i quali giuravano che non avrebbero più messo piede al Granillo finché ci fosse stato Foti alla guida della Reggina, nella seconda parte dei nove anni di serie A. Il risultato di quella cecità è sotto gli occhi di tutti. Dopo undici anni passati senza Foti, quegli stessi critici hanno iniziato a rimpiangerlo disperatamente, dopo aver collezionato più campionati di Serie D che stagioni tra i professionisti.
Una liberazione necessaria per il ritorno dei veri tifosi amaranto
Siamo di fronte a una componente della tifoseria minoritaria, ma indubbiamente vergognosa e imbarazzante per l’intera città. Il paradosso è che il loro progressivo allontanamento dall’ambiente amaranto non sarebbe una perdita, bensì la più grande delle fortune per il nuovo corso targato Lotito. Sarebbe davvero auspicabile che queste persone rimanessero coerentemente lontane dallo stadio e dalle vicende della squadra nei mesi a venire, evitando di salire sul carro dei vincitori quando la situazione volgerà al meglio, dopo che per tre anni pensavano che noi – tutori della Reggina e contestatori della mediocrità – saremmo saliti sul loro. E invece, così come avevamo scritto che con Ballarino non avremmo mai vinto un campionato, adesso non serve la sfera di cristallo per poter dire già da oggi che con Claudio Lotito la Reggina farà un sol boccone del prossimo torneo ottenendo subito la promozione in serie C.
La Reggina deve finalmente tornare nelle mani dei veri tifosi. Ci riferiamo a quella stragrande maggioranza intelligente che in questi ultimi tre anni ha scelto dolorosamente di rimanere distante, rifiutando di farsi complice dei soprusi, delle bugie e delle porcherie della vecchia gestione. Quella sì, pesantemente condizionata dalla politica che nella società uscente aveva inserito amici dirigenti, parenti, figli e nipoti nella squadra principale e nelle giovanili. Al neo Sindaco Cannizzaro, invece, per anni la tifoseria ha chiesto di trovare una soluzione. Ha chiesto una mano per uscire da questo pantano. E lui si è impegnato a risolvere tutto con annunci pubblici nel corso della campagna elettorale. Adesso sta mantenendo gli impegni assunti, non con una soluzione qualunque, ma con la migliore possibile. Ecco perchè oggi i tifosi che non hanno accettato il declino, dopo anni di buio pesto nei dilettanti, possono finalmente guardare avanti e vedere la luce in fondo al tunnel. La gloriosa Reggina sta tornando!
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Peppe Caridi
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