Grottaferrata – Intervista a Paola Franzoso: “Per il futuro? Campo largo, dialogo e discontinuità nel metodo”


“Raccontare ciò che ha portato alla conclusione anticipata dell’amministrazione a guida Di Bernardo a Grottaferrata, a cinque mesi di distanza dai fatti accaduti, vuol dire farlo con lucidità, in parte con distacco: stato d’animo che non avevo al tempo degli eventi. In più, aggiungo la consapevolezza del senso di responsabilità di chi, come me milita da sempre nel Partito Democratico e mette al primo posto il Partito che rappresenta. Il PD che ha cercato fino all’ultimo, di mantenere unita la maggioranza, affrontando una crisi politica iniziata quasi nove mesi prima, attraverso un impegno costante, volto esclusivamente a garantire stabilità e continuità amministrativa nell’interesse della città”.

Così Paola Franzoso, ex vicesindaca del Comune di Grottaferrata, esponente del Partito Democratico, già capogruppo e consigliera comunale, oggi rompe un lungo silenzio e ripercorre una delle fasi più difficili della recente vita amministrativa della cittadina che hanno portato alla prematura fine del mandato  dell’ex sindaco Mirko Di Bernardo, sfiduciato lo scorso 28 febbraio.

Perché solo ora, dottoressa Franzoso, ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti?
“Perché ritengo fosse necessario lasciare che prevalessero la riflessione e la lucidità. Nei mesi successivi alla conclusione anticipata dell’Amministrazione, ho preferito non alimentare il dibattito politico. Parlare a caldo avrebbe rischiato di trasformare una vicenda amministrativa complessa in una contrapposizione personale. Nei mesi precedenti all’atto formale di sfiducia al sindaco, il PD ha tentato in ogni modo di ricomporre le divergenze che si erano venute a creare. Il nostro obiettivo era evitare una frattura, che inesorabilmente invece si è aperta. Ho svolto il mio ruolo di vicesindaca cercando costantemente il dialogo e la mediazione, convinta che fosse possibile recuperare uno spirito realmente collegiale.

Purtroppo, con il passare del tempo, è diventato sempre più difficile esercitare pienamente le funzioni affidatemi. Molte decisioni venivano assunte senza il necessario confronto con gli assessori competenti e questo ha inevitabilmente indebolito il lavoro della Giunta. Ho avuto poi bisogno di qualche mese per elaborare questa esperienza anche insieme al Partito che soprattutto a livello locale, aveva in più di un’occasione, cercato di favorire un riequilibrio dei rapporti all’interno della maggioranza. Oggi credo sia arrivato il momento di parlare con serenità e rispetto dei fatti e dei cittadini”.

Lei ha detto di essersi sentita progressivamente estromessa dalle sue deleghe. Perché?

“Potrei usare le parole “non coinvolta” ma il risultato non cambia e sì, è una sensazione che è cresciuta nel tempo. Non riguardava soltanto me, del resto. Progressivamente si è affermato un modello decisionale sempre più accentratore, che lasciava poco spazio al confronto preventivo con gli assessori. Le deleghe formalmente rimanevano, ma spesso le scelte più significative seguivano percorsi diversi. È una modalità che ha reso difficile svolgere pienamente il ruolo istituzionale affidato dal sindaco. Ed infatti, anche oggi noto una certa tendenza a personalizzare risultati che dovrebbero essere invece il frutto del lavoro di un’intera Amministrazione, degli uffici comunali e dei tecnici. È una lettura che non condivido, perché le Istituzioni non appartengono mai a una sola persona”.

Ci può sintetizzare i passaggi fondamentali della crisi e quando si sono manifestati i primi segnali di difficoltà?

“La crisi, iniziata nell’estate del 2025 è riconducibile prevalentemente al metodo con cui venivano assunte le decisioni, che seguiva il modello cui ho accennato. Gli assessori chiedevano semplicemente maggiore condivisione nelle scelte, un confronto costante e la possibilità di contribuire realmente all’indirizzo politico dell’amministrazione. Con il passare dei mesi questo confronto è venuto progressivamente meno e la gestione si è fatta sempre più concentrata nelle mani del sindaco. Anche quando si organizzavano momenti di approfondimento o di confronto interno, ci si rendeva conto che le decisioni fondamentali erano spesso già maturate altrove. Questo ha inevitabilmente alimentato un clima di crescente difficoltà e tensione”.

Eppure lei ha cercato fino all’ultimo di evitare la rottura?

“Assolutamente sì. Non abbiamo mai lavorato per indebolire quell’esperienza amministrativa; al contrario, abbiamo cercato fino all’ultimo di preservarla. Il Partito Democratico ha investito molto nella ricerca di una soluzione politica, coinvolgendo anche i livelli sovracomunali. Più volte ci è stato chiesto di proseguire nel dialogo e noi lo abbiamo fatto con convinzione ed impegno. Ma, purtroppo, quando il confronto viene sostituito da decisioni personali, diventa sempre più difficile mantenere coesa una squadra”.

Uno dei momenti più delicati riguardò anche la proposta della cosiddetta stabilizzazione del Dirigente Tecnico?

“Fu certamente uno dei temi che accentuarono le tensioni. Ritenevo allora come oggi, che una decisione di quella portata dovesse essere assunta soltanto dopo un confronto condiviso, soprattutto in una fase nella quale il clima politico era già particolarmente delicato. Non era tanto il merito della persona a essere in discussione, quanto il metodo con cui si intendeva procedere. In questo senso il Partito Democratico, dopo una discussione interna, ha fatto la propria scelta che chiudeva la questione”.

Secondo lei la crisi si poteva evitare?

Credo di sì, soprattutto se si fossero rispettati gli impegni assunti. Con maggiore disponibilità all’ascolto e con una più autentica valorizzazione del ruolo della Giunta probabilmente quella esperienza avrebbe potuto proseguire. Il PD ha cercato fino all’ultimo di mantenere unita la maggioranza; non abbiamo mai inseguito lo scontro. Quando però il rapporto fiduciario tra il sindaco e una parte significativa della sua squadra era venuto meno, non è stato possibile proseguire l’esperienza amministrativa.”

Oggi l’ex Sindaco sostiene di aver realizzato gran parte del programma amministrativo e afferma che la conclusione anticipata del mandato abbia impedito l’approvazione del nuovo Piano Regolatore.

“Non condivido questa ricostruzione e non tornano i numeri. A meno che non si considerino paritetiche tutte le attività di programma, non credo si sia arrivati all’85% dell’attuazione del programma. Il Piano urbanistico, la realizzazione dell’Isola Ecologica, solo per fare gli esempi più eclatanti, non sono paragonabili ad un regolamento o a una manutenzione stradale. Quanto al Piano Regolatore, ricondurre il mancato completamento esclusivamente alla conclusione anticipata della consiliatura, significa offrire una rappresentazione infondata di un percorso articolato e complesso, che aveva visto il primo cittadino rallentare vistosamente negli ultimi mesi su questo tema.

Che giudizio dà oggi dell’esperienza amministrativa e come guarda al futuro?

“Rimane il rammarico per un’occasione che avrebbe potuto dare molto di più alla città e la
sensazione di sconfitta. Da questa esperienza traggo però anche un insegnamento importante: amministrare significa condividere, ascoltare e valorizzare competenze diverse. Una squadra funziona quando ogni componente viene messo nelle condizioni di contribuire veramente al progetto condiviso ed agli obiettivi prefissati. Un Sindaco oggi, oltre alle proprie competenze, deve possedere requisiti personali che gli consentano di saper guidare la propria squadra con capacità relazionali, di mediazione e di sintesi: caratteristiche fondamentali ed imprenscindibili per evitare chiusure anticipate delle amministrazioni.

Il Partito Democratico, come da indicazioni del Nazionale, sta lavorando alla costruzione di un progetto ampio, un “campo largo”, aperto al dialogo con le altre forze politiche e civiche che condividono una stessa idea di città. A noi interessa la discontinuità nel metodo che deve basarsi per davvero sulla condivisione con i cittadini che devono sentirsi ascoltati. Quanto a me, continuerò a mettere a disposizione il mio impegno con lo stesso spirito di sempre: serietà, trasparenza, senso delle istituzioni e attenzione ai bisogni della comunità. Credo che la buona politica debba misurarsi sulla capacità di costruire, non di dividere”.




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 Claudia Proietti

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