soldati, nobili e condottieri al servizio della Corona spagnola



Soldati di ventura, fanti, nobili, capitani, ingegneri militari e signori feudali. Fu consistente e articolata la presenza dei calabresi nella Guerra delle Fiandre, il lungo conflitto combattuto tra il 1568 e il 1648 che portò una parte dei Paesi Bassi a liberarsi dal dominio della Corona spagnola. Quelle vicende storiche sono state approfondite durante il nuovo incontro “I Calabresi e la guerra delle Fiandre”, predisposto dal Circolo culturale “L’Agorà”, con la presenza del presidente del sodalizio organizzatore Gianni Aiello. Nel corso della conversazione sono stati presentati alcuni studi, frutto di articolate ricerche sul coinvolgimento di numerosi uomini provenienti dalla Calabria nei diversi fronti della guerra. Un patrimonio storico e culturale poco conosciuto, ma legato alle vicende militari, politiche e commerciali che interessarono l’Europa tra il XVI e il XVII secolo.

La Guerra delle Fiandre, conosciuta anche come Rivolta olandese o Guerra degli ottant’anni, fu il conflitto attraverso il quale le 17 province dei Paesi Bassi si ribellarono al dominio di Filippo II di Spagna. Tra le principali cause della guerra figuravano la diffusione della Riforma, la politica di centralizzazione imposta dalla monarchia spagnola, la fiscalità e la difesa dei diritti e dei privilegi della nobiltà e delle città. Dopo le fasi iniziali del conflitto, Filippo II, in qualità di sovrano dei Paesi Bassi, schierò i propri eserciti e riuscì a riprendere il controllo della maggior parte dei territori occupati dagli indipendentisti. Nei dieci anni successivi, tuttavia, la Repubblica dei Paesi Bassi compì nuove conquiste a nord e a est, ottenendo nel 1596 il riconoscimento diplomatico da parte della Francia e dell’Inghilterra.

In quel contesto cominciò a emergere anche l’impero coloniale olandese, inizialmente attraverso gli attacchi condotti contro i territori d’oltremare del Portogallo. Di fronte a una situazione di sostanziale stallo, le due parti concordarono nel 1609 una tregua della durata di dodici anni. Alla sua scadenza, nel 1621, i combattimenti ripresero inserendosi nella più ampia Guerra dei Trent’anni. La conclusione arrivò nel 1648 con la Pace di Münster, trattato compreso nella Pace di Westfalia. La Spagna conservò il controllo dei Paesi Bassi meridionali, corrispondenti agli attuali Belgio e Lussemburgo, ma riconobbe la Repubblica olandese come Stato indipendente.

Soldati calabresi nei tercios spagnoli

I calabresi che presero parte alla Guerra delle Fiandre tra il XVI e il XVII secolo furono principalmente soldati di ventura, membri dell’aristocrazia meridionale e fanti arruolati nei potenti tercios spagnoli di stanza nel Regno di Napoli. Il loro coinvolgimento era legato soprattutto a due ragioni: la fedeltà alla Corona spagnola e la ricerca di gloria, prestigio e avanzamento sociale, in un’epoca nella quale il mestiere delle armi era particolarmente ambito dai cadetti delle famiglie nobili. I tercios rappresentavano le principali unità dell’esercito spagnolo. Furono creati durante il regno di Carlo V per la difesa dei territori spagnoli di Napoli, Sicilia e Lombardia ed erano considerati reparti d’élite rivoluzionari per l’epoca, storicamente riconosciuti come il primo esercito professionale dell’età moderna.

La loro forza derivava dalla capacità di combinare, all’interno di formazioni quadrate e compatte, la potenza di fuoco di archibugi e moschetti con la protezione garantita dai picchieri. Per oltre un secolo costituirono la spina dorsale dell’esercito asburgico, dominando i campi di battaglia europei dalla Battaglia di Pavia del 1525 fino al declino segnato dalla Battaglia di Rocroi del 1643. I soldati calabresi ricoprirono un ruolo di primo piano all’interno dei Tercios Viejos, i temuti reparti di fanteria della Corona spagnola. I fanti provenienti dalla Calabria, indicati nelle cronache dell’epoca come “bellicosi”, venivano inquadrati stabilmente nei tercios insieme ai soldati siciliani.

Gli arruolamenti a Reggio, Cosenza e Catanzaro

Il reclutamento nel Tercio Viejo de Sicilia avveniva nell’intero territorio del Regno. Un consistente numero di fanti e volontari calabresi veniva arruolato nelle province di Reggio, Cosenza e Catanzaro. Non esiste, tuttavia, un elenco nominativo completo dei militari calabresi entrati nei tercios spagnoli. Gli archivi storici militari, tra i quali l’Archivo General de Simancas in Spagna, conservano infatti registri di arruolamento suddivisi per singole compagnie e non in base alla regione di provenienza.

Si tratta delle Listas de soldados de infantería espagñola y sus pagas, documenti nei quali venivano annotati il nome, l’età e la descrizione fisica dei soldati. I fanti arruolati in Calabria venivano inizialmente imbarcati nei porti tirrenici, come Reggio Calabria, Pizzo e Paola, oppure negli scali della costa ionica. Da qui venivano trasportati via mare fino a Genova, per poi proseguire verso i diversi fronti militari europei.

Il Cammino Spagnolo dalla Lombardia fino a Bruxelles

Reclutati in tutta la regione, i fanti calabresi servirono l’Impero sia in Italia sia lungo le complesse direttrici del leggendario Cammino Spagnolo, conosciuto anche come Camino de los Tercios Españoles. Si trattava di una via logistica terrestre che partiva dal Ducato di Milano, raggiungibile via mare anche dai porti calabresi e siciliani, e attraversava le Alpi. Dopo il passaggio attraverso il Ducato di Savoia, il percorso proseguiva nella Franca Contea, in Lorena, in Lussemburgo, nel Vescovado di Liegi e nelle Fiandre, fino a raggiungere Bruxelles.

La presenza calabrese non riguardò soltanto i soldati semplici. Nelle diverse fasi della Guerra delle Fiandre si registra anche la partecipazione di alti ufficiali e signori feudali, posti alla guida di compagnie di fanti e archibugieri. Questi reparti furono impiegati per mantenere il controllo asburgico sui Paesi Bassi e parteciparono ad alcuni degli assedi più duri dell’epoca, tra i quali quelli di Ostenda, Harleen, Breda, Alkmaar e Groningen.

La nobiltà calabrese alla guida di archibugieri e picchieri

Molti cadetti e membri della nobiltà feudale meridionale, appartenenti a famiglie come i Carafa, i Ruffo e i Caracciolo, prestarono servizio come ufficiali e capitani, investendo i propri capitali nell’arruolamento di compagnie di archibugieri e picchieri. Il coinvolgimento calabrese non interessò, quindi, soltanto i soldati di ventura, ma anche ingegneri militari, aristocratici e diversi signori feudali che, pur non essendo nati o residenti sul territorio regionale, erano titolari di baronie e possedimenti in Calabria. Tra questi viene ricordato Giovan Francesco Serra, che nel 1622 ottenne in Calabria Citra il feudo di Cassano con il casale di Francavilla, territori oggi compresi nella provincia di Cosenza. Serra intraprese una brillante carriera militare durante la Guerra dei Trent’anni.

Il legame tra la famiglia Carafa e la Guerra delle Fiandre riguarda soprattutto la partecipazione di alcuni suoi componenti come ufficiali negli eserciti della Corona spagnola tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Alcuni esponenti dei Carafa di Calabria, tra i quali i conti di Ruvo e i duchi d’Andria, combatterono personalmente nelle Fiandre dopo essersi arruolati nell’esercito spagnolo. I membri della dinastia ricoprirono incarichi di rilievo negli eserciti della Corona spagnola e asburgica, prestando servizio come alti ufficiali, generali o diplomatici per una monarchia impegnata nella Guerra degli ottant’anni nei Paesi Bassi e negli altri fronti europei.

La figura di maggiore rilievo legata al conflitto nei Paesi Bassi è quella di Carlo Carafa, componente del ramo calabrese della famiglia, che combatté con grande valore nella Guerra delle Fiandre. All’età di 23 anni si arruolò come capitano di fanteria al servizio di Filippo II di Spagna. Nel 1587 venne chiamato, con il grado di capitano di fanteria, a combattere al servizio del sovrano spagnolo nella guerra contro i luterani nelle Fiandre. Ferito diverse volte, diede prova di valore e fu esempio di carità nei confronti di ufficiali e soldati.

Camillo Costanzo dall’assedio di Ostenda alla missione gesuita

Tra i calabresi coinvolti nel conflitto figura anche il gesuita Camillo Costanzo, nato a Bovalino nel novembre del 1571. Dopo aver conseguito la laurea in diritto civile presso l’Università di Napoli, Costanzo si arruolò come soldato tra le milizie del generale Ambrogio Spinola, partecipando all’assedio di Ostenda nelle Fiandre. Un altro protagonista fu il nobile e condottiero Carlo Spinelli dei duchi di Castrovillari, che combatté nella Guerra delle Fiandre al seguito di Alessandro Farnese e partecipò all’assedio e alla successiva espugnazione della città fiamminga di Breda. Nel 1587 giunse nei territori dei Paesi Bassi un tercio di militari napoletani guidati da Carlo Spinelli. Gli uomini furono descritti da Vázquez come “muy bizarros y con muchas galas” e vennero inviati come guarnigione nelle città di Grave, Venlo, Diest e Roermond.

Anche la famiglia dei Caracciolo, compresi i Caracciolo Rossi, si distinse nel corso della Guerra delle Fiandre. La nobile e potente casata napoletana fornì alcuni dei più importanti comandanti militari al servizio della Corona spagnola. Tra questi figura Carlo Andrea Caracciolo, marchese di Torrecuso, che si distinse sia come governatore sia come comandante militare. Anche i membri dei rami dei Carafa stabiliti in Calabria, come i Carafa di Roccella e di Castelvetere, servirono la Corona spagnola prendendo parte alla Guerra delle Fiandre. Per molti nobili meridionali la carriera nell’esercito delle Fiandre rappresentava un’occasione per accrescere il proprio prestigio, accumulare onori e ottenere favori e pensioni dal re di Spagna.

I Ruffo, l’arte fiamminga e i commerci con i Paesi Bassi

Secondo le fonti ufficiali, non risulta invece un coinvolgimento diretto della famiglia Ruffo nella Guerra delle Fiandre. Sono però documentati i rapporti tra la casata aristocratica e i Paesi Bassi nel campo del collezionismo artistico e del commercio marittimo. Per l’acquisto di tele appartenenti all’arte fiamminga, i Ruffo si avvalevano di mercanti e agenti attivi in quei territori. Sul piano commerciale, le sete grezze e i prodotti agricoli calabresi e siciliani gestiti dalla famiglia e da altri mercanti erano inseriti nelle vaste rotte che collegavano il Sud Italia ai porti di Amsterdam e del Mare del Nord.

Questi sono alcuni degli elementi emersi nel corso dell’analisi curata da Gianni Aiello, testimonianza di un ricco patrimonio storico e culturale che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto e ricordato. La conversazione dedicata a “I Calabresi e la guerra delle Fiandre” sarà disponibile sulle diverse piattaforme social presenti in rete a partire da lunedì 27 luglio.




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 Consolato Cicciù

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