confronto in Regione Piemonte su gestione e contenimento – Targatocn.it



Mercoledì 17 giugno presso il Palazzo della Regione Piemonte le associazioni degli allevatori – ARAP, Adialpi e il Comitato Salvaguardia Allevatori VCO – che rappresentano oltre 6.000 allevatori su tutto il territorio piemontese, hanno incontrato l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni.

Il tema centrale dell’incontro è stato la richiesta di attuare interventi mirati a garantire una gestione sostenibile della presenza del lupo, al fine di tutelare il comparto allevatoriale piemontese e salvaguardare l’attività delle aziende zootecniche operanti sul territorio.

Sono più di 1.000 le famiglie di margari e pastori che praticano l’alpeggio su un territorio, quello del Piemonte, che conta più di 300.000 ettari di superficie destinata al pascolo, sui quali insistono circa 165.000 bovini e 100.000 ovi-caprini. 

“L’attività della transumanza – spiegano le associazioni -, riconosciuta dall’Unesco quale Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, non solo mantiene viva l’economia agricola nelle aree rurali e montane, ma si rivela fondamentale per la conservazione di razze bovine e ovi-caprine in via d’estinzione, nonché per la cura del territorio e la salvaguardia di centinaia di specie vegetali grazie all’azione biologica del pascolo.

Tuttavia, questa straordinaria risorsa è oggi seriamente minacciata dal costante incremento delle predazioni da lupo. I dati evidenziano una crescita esponenziale: i capi predati nel solo Piemonte sono passati dai 260 del 2015 agli oltre 1.500 del 2023. Ad oggi non esistono soluzioni di contenimento pienamente efficaci: i sistemi di prevenzione adottati si sono dimostrati fallimentari e il pascolo estensivo – che la stessa Regione Piemonte promuove e incentiva tramite i bandi del PSR – ne risulta pesantemente penalizzato.

Le stime ufficiali indicano la presenza di circa 3.500 lupi in Italia, un dato fortemente sottostimato. Nel solo Piemonte si ipotizza la presenza di oltre 1.200 esemplari : un numero impressionante, specie se confrontato con i circa 1.000 censiti nell’intera Francia.

Alla luce di tale scenario, le associazioni degli allevatori hanno richiesto congiuntamente l’avvio di un piano straordinario di contenimento numerico della specie. Un primo e fondamentale passo in questa direzione è rappresentato dal recente declassamento dello status del lupo da “strettamente protetto” a “protetto”, deliberato dal Comitato Permanente della Convenzione di Berna.

A tal proposito, la nota ufficiale dell’ISPRA del 12 giugno scorso, inserendosi nel solco dei chiarimenti successivi al declassamento europeo, ha confermato che le Regioni e le Province Autonome dispongono ora di una maggiore autonomia decisionale nella gestione degli esemplari problematici. Tra i punti chiave, l’ISPRA ha ribadito il via libera all’utilizzo di strumenti di dissuasione. Inoltre, grazie alla nuova cornice normativa, le Regioni possono procedere con azioni di gestione diretta – inclusi gli abbattimenti controllati – senza dover richiedere deroghe preventive al Ministero dell’Ambiente. L’ISPRA ha infine stimato una soglia di rimozione del lupo pari al 3-5% della popolazione totale, il che equivarrebbe all’abbattimento di oltre 160 esemplari su scala nazionale”.

Guardando al contesto internazionale, interventi analoghi sono già strutturati ed efficaci:

 – In Francia è operativo un piano di contenimento che prevede l’abbattimento annuale di circa il 20% della popolazione del predatore, mantenendo stabile il numero complessivo a circa 1.000 esemplari, arrestando finalmente la costante crescita di predazioni; 

 – In Austria si procede all’abbattimento dei lupi che arrecano danni alle aziende, che manifestano eccessiva confidenza avvicinandosi a pastori e mandrie, o che vengono ritenuti pericolosi;

Riassumendo, si è richiesto di agire con due tipologie di intervento:

1. L’avvio di un piano di contenimento volto a ridurre in modo mirato la densità del predatore sul nostro territorio, prevedendo la rimozione sistematica di tutti i lupi pericolosi che attaccano ripetutamente il bestiame e minacciano la sicurezza delle aree antropizzate.

2. La dotazione agli allevatori di sistemi di dissuasione diretta e la contestuale autorizzazione da parte della Regione, introducendo la possibilità di autodifesa in caso di attacchi da parte di allevatori dotati di licenza di caccia.

L’Assessore Bongioanni, consapevole delle difficoltà con cui margari e pastori sono chiamati a confrontarsi quotidianamente, ha illustrato il piano che la Regione intende attuare. Il percorso prevede una fase preliminare di monitoraggio della durata di quattro mesi, affidata al Centro Grandi Carnivori, con il compito di individuare gli esemplari che rispondano ai seguenti criteri:

1. lupi confidenti che frequentano abitualmente i centri abitati;

2. lupi responsabili di attacchi al bestiame nonostante la presenza delle misure di prevenzione e difesa previste dalla Regione.

Al termine dell’attività di monitoraggio verranno valutati i risultati ottenuti e, qualora ne ricorrano le condizioni, si procederà all’abbattimento selettivo degli esemplari ritenuti pericolosi, per un numero massimo di 23 capi.

“Dal nostro punto di vista – concludono – permangono numerosi dubbi, sia sull’efficacia di un provvedimento che si propone di ridurre la numerosità in misura così limitata, sia, soprattutto, sulle modalità con cui verranno individuati, vigilati e accertati i capi da ridurre. Il problema rischia quindi di rimanere irrisolto, lasciando le aziende esposte alle stesse criticità, senza alcuna prospettiva di soluzione almeno fino al termine della stagione di monticazione.

Si invitano pertanto tutte le aziende che hanno subito attacchi e predazioni a segnalare e denunciare tempestivamente i casi alle autorità competenti.

Al termine dell’incontro, nel ringraziare l’Assessore per la disponibilità dimostrata, Adialpi ha inoltre richiamato l’attenzione sulla situazione di siccità in atto, che rischia di provocare ingenti danni ai pascoli. È stata pertanto evidenziata la concreta possibilità di una stagione particolarmente complessa da portare a termine e, qualora le condizioni dovessero aggravarsi, è stata richiesta l’attivazione delle procedure necessarie al riconoscimento delle cause di forza maggiore”.




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