I milanesi che si credono Mamdani, e i programmi elettorali con la costruzione dal basso


Ho deciso di passare un’estate militante monitorando i candidati sindaco di Milano, veri o presunti che siano. Per ora posso concentrarmi solo sullo psicodramma delle primarie del centrosinistra, che del centrodestra non ho ancora capito chi vogliono candidare. Teniamo presente che siamo in un momento storico in cui a Milano il residente è disposto a votare pure Satana, basta che sia presentabile, ma capisco la difficoltà di trovare uno presentabile.

Partiamo dal video del candidato Tommaso Goisis. La scorsa settimana mi è apparso questo video di Goisis sopra una tavoletta di legno, tavoletta che basculava sopra una specie di cilindro, e lui non era lì a chiedere un’offerta a un semaforo, né in mano teneva palline da giocoliere, ma un cartello con su scritto «Mi candido a sindaco di Milano, chiedimi quello che vuoi».

Dell’ossessione per la giocoleria e della vita vissuta dal trenta-quarantenne milanese nel ricordo dei pomeriggi passati al Parco Sempione col diablo parleremo un’altra volta perché, incomprensibilmente, nei commenti gli fanno domande serie.

Sempre dai commenti, mi pare di capire che l’elettore tipo di Goisis sia il ciclista. Vado quindi sul sito del candidato per leggere il programma, e il programma è questo: «Qui è dove uno si aspetta di trovare pagine e pagine di programma dettagliato. E invece non c’è ancora nulla, perché prima di metterle qui vogliamo che anche tu possa contribuire». Provo subito una certa affinità perché anche io faccio i box domande quando non ho voglia di lavorare. Rimango comunque turbata dal concetto di skate senza ruote e dall’approccio tale per cui il programma glielo devo scrivere io, quindi per ora il candidato Goisis teniamolo lì.

Passiamo al ragazzo prodigio Lorenzo Pacini. Fatemi dire che seguo Pacini da anni, e io come Cassandra sono rimasta inascoltata quando dicevo che avrebbe fatto carriera, esattamente come quando nel 2024 un giornalista di un importante quotidiano mi disse: «Ma sarà mica rilevante questa Francesca Albanese, non ne parlerà mai nessuno», e infatti eccoci qua.

In questi anni abbiamo potuto apprezzare Pacini discutere di geopolitica e socialismo con il titolare di un kebab, Pacini che si asciuga le lacrime con le banconote mentre chiede una preghiera per il balneare che non trova personale, Pacini «Palestina libera e settimana corta: vogliamo tutto», Pacini «Non Una di Meno 8 marzo tutto l’anno», Pacini «super aggiornamenti super importanti» sui parchetti di Zona 1, Pacini contro i Suv, Pacini contro la destra.

L’assessore del Municipio 1 è anche l’autore di quello che secondo me è il più grande video di Instagram di sempre: lui che accende un cero alla Madonna facendo finta di piangere mentre commenta delle frasi di Leonardo Maria Del Vecchio sulla colpa di nascere ricchi.

Lorenzo Pacini, nato il 21 a primavera come Alda Merini, dai più definito come il novello Mamdani, è in realtà Zendaya, visto che è in pieno method acting da anni. Ha sempre in mano un’anguria, ha passato l’ultimo mese a fare campagna elettorale con le anguriate di quartiere, in uno dei suoi ultimi video dice «Abbiamo mangiato le angurie, e adesso?». Adesso non lo so, ma ho il presentimento che l’anguria tornerà.

Sotto al video in cui lancia la sua candidatura ci sono persone che gli dicono che cambieranno residenza solo per votarlo, e lui a una risponde: «Un vero messaggio d’amore e rivoluzione». Non sono del tutto convinta che questa sia una pratica da incoraggiare, mi sembrava di stare nei gruppi Facebook di Paese reale in cui le signore chiedono se conviene spostare la residenza per il calcolo dell’Isee e cosa succede se risulta che il figlio di tre anni vive da solo.

Vado quindi sul suo sito, sito che, come sfondo, ha l’immagine di una scatola pitturata come un’anguria. Tra le altre fotografie troviamo: Pacini ai comizi dove sul tavolo possiamo intravedere un’anguria, Pacini che tiene in mano due metà di un’anguria, e Pacini al mercato di viale Papiniano con in mano indovinate cosa? Esatto, un’anguria. Vado quindi a leggere il programma: «Non crediamo nelle campagne elettorali calate dall’alto. Vogliamo che il futuro di questa città debba essere scritto da chi la vive ogni giorno: per questo il programma elettorale lo costruiamo insieme, un’idea e un tema alla volta».

All’improvviso vengo colta dal leggero sospetto che la “costruzione dal basso” sia una copertura.

Mi leggo un po’ di proposte della base paciniana. Carlo scrive che bisogna «convincere le persone che sono povere. Fare la lotta di classe», mentre Valeria propone «bar convenzionati per residenti (birra 5€)». Lorenzo vuole «rendere illegittima l’affissione di pubblicità e sponsorizzazioni di vario tipo che incentivano il consumo di carne e alimenti di origine animale», mentre Ilaria propone «la riduzione di carne» nelle mense scolastiche – Ilaria, già è tutto un polpette di legumi al curry, più di così non so, scelga la dieta in bianco o religiosa come fanno tutti. C’è poi Cosimo che invita a restaurare la legge di Zeus con una proposta visionaria: «Nel mio lavoro mi trovo spesso situazioni di anziani in difficoltà che vivono da soli in case da più di 100mq. Oltre ad essere pericoloso per le loro vite e dispendioso per l’intervento VVF e 118. La proposta prevede due soluzioni. Una più rivoluzionaria che prevede il pagamento di una tassa extra per gli Over 75 che non vogliono condividere la casa con giovani studenti. Il poter vivere da solo in 100mq a Milano dev’essere un lusso pagato con una piccola extra tassa. La soluzione più soft è invece creare incentivi economici per agevolare questo tipo di co-abitazione, che permeerebbe di abbassare i costi degli affitti, aiutare economicamente gli anziani e soprattutto evitare che stiano a casa da soli e che debbano essere soccorsi ogni volta che cascano o si sentono male».

A parte che il box proposte è un format straordinario, mi sembrano tutte cose più solide dello sfalcio ridotto, anche se tra i problemi di Milano quello di tassare gli anziani abbandonati che vivono in un ampio trilocale non è esattamente la prima cosa che mi viene in mente.

A questo punto passerei all’ossessione per Mamdani, che spesso mi pare essere la slopaganda trumpiana di quelli con la laurea. Il trenta-quarantenne champagne socialista di Milano –lo stesso che andava al Parco Sempione col diablo – è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i Mamdani, sono quelli che al liceo facevano gli squatter in giro con la casa di proprietà in Porta Romana, sono «i sabato in barca a vela lunedì al Leonkavallo», sono quelli con il feticcio per la Balera dell’Ortica, per i posti sinceri, per i viaggetti.

Un altro possibile candidato è Pierfrancesco Majorino, e lui Mamdani lo cita spesso. Majorino non ha ancora ufficialmente annunciato la sua candidatura perché non si sa se verranno fatte le primarie, ma intanto dice che non ci sta all’idea del candidato moderato per Milano. Scrive inoltre: «Leggo che mi si spiega che non potrei fare il sindaco di Milano per le mie posizioni contro Netanyahu», effettivamente nei bar di Milano non si parla d’altro.

Sui social di Majorino c’è molta grammatica Mamdani: ci sono i mitologici «super ricchi» («Il sindaco di New York Zohran Mamdani fa una cosa sconvolgente. Mantiene le promesse. Così ha annunciato una tassa destinata ai super ricchi che lasciano vuote grandi proprietà»), c’è l’arresto di Netanyahu nel caso passasse da Linate, («Il messaggio di Zohran Mamdani riguardante la volontà di far arrestare Benjamin Netanyahu, in occasione della sua partecipazione all’assemblea Onu di settembre, è sacrosanto. E ci ricorda da che parte stare»), fino ad arrivare al nanny state («A New York, Zohran Mamdani ha dato il via a una sperimentazione: centri ricreativi con servizi di babysitting aperti anche nel tardo pomeriggio e sera per dare ai genitori fino a quattro ore di tempo libero – ogni quanto?? – per commissioni o riposo. E voi che ne pensate?»).

Il mio video preferito di Majorino comunque rimane quello in cui si filma in corso Concordia parlandone come se fosse Corvetto. Non c’è ancora un programma per Milano, ma ho come un presentimento su chi dovrà scriverlo.

Per finire, c’è Mario Calabresi, che alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi si è detto intenzionato a fare la sua parte per Milano, non sciogliendo però del tutto le riserve su una sua eventuale candidatura a sindaco. So però una cosa: se prende i voti di tutti quelli che a Milano fanno un podcast, possono anche non fare le primarie e procedere per acclamazione.




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 Assia Neumann Dayan

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