I temporali che “spuntano dal nulla” sui Castelli Romani: ecco cosa sta accadendo in questi pomeriggi


Da qualche giorno il copione si ripete quasi identico. Mattinate serene e calde, temperature che superano abbondantemente i 30 gradi, lambendo i 40, afa crescente e poi, nel cuore del pomeriggio, la comparsa improvvisa di imponenti celle temporalesche tra i Colli Albani, i Monti Prenestini e i Lepini.

Osservando i radar meteorologici, come quello registrato nel pomeriggio di questo martedì 23 giugno, emerge un dettaglio interessante: i temporali che interessano Velletri e buona parte dei Castelli Romani non sono associati a una classica perturbazione in arrivo dal Mar Tirreno. Al contrario, i nuclei più intensi tendono a svilupparsi direttamente sull’entroterra, per poi evolvere e spostarsi verso le aree circostanti.

Una differenza sostanziale rispetto ai tradizionali fronti perturbati che, soprattutto durante l’autunno e l’inverno, giungono dal mare trasportati dalle correnti occidentali.

Non una perturbazione, ma convezione atmosferica

Il fenomeno osservato in questi giorni è legato principalmente alla cosiddetta convezione termica, un processo che si intensifica durante le ondate di calore e che gli appassionati di meteorologia conoscono molto bene.

L’irraggiamento solare, infatti, riscalda il terreno per molte ore consecutive. L’aria a contatto con il suolo diventa progressivamente più calda e meno densa rispetto agli strati sovrastanti e tende quindi a salire rapidamente verso quote più elevate.

Quando l’atmosfera presenta sufficienti condizioni di instabilità, queste correnti ascensionali possono svilupparsi fino a diversi chilometri di altezza, dando origine ai cumulonembi, le grandi nubi temporalesche capaci di produrre rovesci intensi, fulmini, raffiche di vento e, talvolta, grandinate.

Il ruolo decisivo dei rilievi

Nel caso dei Castelli Romani entra però in gioco un ulteriore elemento: l’orografia. I Colli Albani, il Monte Artemisio Artemisio, i Prenestini e i Lepini rappresentano veri e propri inneschi naturali per la convezione. L’aria calda viene infatti ulteriormente sollevata lungo i versanti montuosi, favorendo la formazione delle prime torri nuvolose.

È per questo motivo che, nelle giornate più instabili, le prime celle temporalesche vengono spesso osservate proprio a ridosso delle aree collinari e montuose dell’entroterra laziale.

Perché sembrano nascere dal nulla?

In realtà non nascono affatto dal nulla. I cumulonembi possono svilupparsi molto rapidamente, soprattutto quando l’atmosfera accumula elevate quantità di energia potenziale convettiva (CAPE). In presenza di forte riscaldamento e adeguata umidità nei bassi strati, una nube apparentemente innocua può trasformarsi nel giro di 20-30 minuti in una struttura temporalesca imponente.

È proprio questa rapidità di sviluppo che spesso dà l’impressione di assistere alla nascita improvvisa di un temporale.

Il “carburante” dei temporali: il grande caldo

La risposta parte dalle temperature elevate che stanno interessando (anche) il Lazio. Quando il sole scalda intensamente il terreno per molte ore consecutive, l’aria a contatto con il suolo diventa sempre più calda e leggera. Come un pallone aerostatico, tende a salire rapidamente verso quote più elevate dell’atmosfera.

Più il terreno si scalda, maggiore è l’energia disponibile. È per questo che i temporali estivi si sviluppano soprattutto nel pomeriggio, quando il riscaldamento solare ha raggiunto il suo massimo.

Perché nascono sulle montagne?

I rilievi rappresentano il luogo ideale per l’innesco dei temporali. Quando l’aria calda e umida incontra le montagne viene infatti costretta a salire ulteriormente. Durante l’ascesa si raffredda, il vapore acqueo condensa e iniziano a formarsi le prime nubi. È il motivo per cui spesso i primi “batuffoli” bianchi compaiono sulle cime dell’Appennino o sui rilievi dei Colli Albani.

Da lì il processo può accelerare rapidamente.

La nascita dei cumulonembi

Se l’atmosfera è sufficientemente instabile, le nuvole continuano a crescere in altezza fino a trasformarsi nei giganteschi cumulonembi, le vere fabbriche dei temporali. Sono quelle spettacolari torri nuvolose che possono raggiungere anche i 10-12 chilometri di altezza e che spesso assumono la caratteristica forma a incudine.

All’interno di queste enormi nubi si sviluppano fortissime correnti ascensionali e discensionali che generano: fulmini; tuoni; raffiche di vento; piogge intense; grandinate.

Un fenomeno tipico delle ondate di caldo

Paradossalmente, la presenza di temporali pomeridiani non contraddice affatto l’ondata di calore in corso. Anzi, ne rappresenta spesso una conseguenza diretta.

Più energia viene accumulata negli strati bassi dell’atmosfera durante la giornata, maggiore è il potenziale per la formazione di fenomeni convettivi localmente intensi nelle ore successive.

Ecco perché in questi giorni, nonostante temperature anche superiori ai 35-36 gradi, i Castelli Romani continuano ad assistere alla formazione di celle temporalesche pomeridiane che prendono vita tra le montagne dell’entroterra e, talvolta, raggiungono anche i centri abitati con rovesci improvvisi e spettacolari attività elettriche (lampi, tuoni, grandine).

In altre parole, il caldo che stiamo vivendo non è il contrario del temporale: in molti casi ne è proprio il principale carburante.

Perché non arrivano dal mare?

Quando siamo in presenza di una perturbazione organizzata, associata a un fronte freddo o a una depressione, le nubi arrivano generalmente dal Tirreno e avanzano compatte verso l’interno.

I temporali che stiamo osservando in questi giorni sono invece fenomeni differenti.

Si chiamano comunemente temporali di calore o temporali convettivi e nascono direttamente sul territorio grazie all’energia accumulata dal sole durante la giornata.

In pratica il “motore” non è una perturbazione proveniente dall’oceano, ma il forte surriscaldamento del suolo.

Un fenomeno destinato a ripetersi

Le previsioni indicano che il caldo continuerà a farsi sentire anche nei prossimi giorni, con temperature che potrebbero lambire i 40 gradi centigradi.

In queste condizioni è probabile che il copione si ripeta: mattinate soleggiate e molto calde, seguite nel pomeriggio dalla formazione di nubi imponenti sulle aree montuose e dalla possibilità di rovesci e temporali localizzati.

Fenomeni spesso brevi ma intensi, capaci di scaricare in pochi minuti grandi quantità di pioggia e di generare spettacolari giochi di luce e nuvole visibili da gran parte dei Castelli Romani.

Un promemoria di quanto l’atmosfera sia una macchina complessa e affascinante: basta il sole di giugno, un po’ di umidità e la presenza di rilievi montuosi per trasformare una tranquilla giornata estiva in uno spettacolo naturale fatto di lampi, tuoni e nubi gigantesche che sembrano nascere dal nulla.




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 Daniel Lestini

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