Quella di Francesco non può essere considerata solo «un caso di cronaca». Il presidente di Consumatori Italiani Più Forti, Biagio Camicia, interviene sulla vicenda della casa occupata a Ladispoli denunciata da Fuori dal Coro, il programma televisivo in onda su Rete 4 condotto da Mario Giordano.
Per Camicia, quella vissuta da Francesco e dalla sua famiglia è «il simbolo di un problema che riguarda tanti cittadini italiani, persone che hanno lavorato una vita per acquistare un immobile, che hanno investito i propri risparmi, che magari hanno ereditato la casa dai genitori e che si ritrovano, da un giorno all’altro, impossibilitate a disporre legittimamente di ciò che appartiene loro».
«Quando un proprietario viene privato della propria casa, non perde soltanto la disponibilità di quattro mura. Può perdere sicurezza economica, serenità familiare, reddito e fiducia nelle istituzioni. E quando una situazione di occupazione si trascina per anni, il danno diventa ancora più grave», prosegue ancora Camicia.
Una vicenda che per il presidente di Consumatori Italiani Più Forti deve riportare «al centro del dibattito pubblico un principio fondamentale: il diritto all’abitazione e il diritto di proprietà devono essere tutelati entrambi. Non sono diritti che devono combattersi, ma diritti che lo Stato ha il dovere di garantire».
«La casa – dice Camicia – è un bene essenziale, ma non può diventare legittimamente il bene di qualcuno a danno di un altro cittadino. Il disagio sociale, la povertà e l’emergenza abitativa meritano risposte serie da parte delle istituzioni, non possono essere scaricati sulle spalle di un singolo proprietario».
Una battaglia che l’associazione porta avanti dal 2021 «attraverso manifestazioni di piazza, per difendere la proprietà privata e richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà dei proprietari immobiliari».
IL REGISTRO DEGLI INQUILINI MOROSI
«In quel contesto abbiamo promosso anche l’iniziativa del Registro degli inquilini morosi, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla necessità di maggiore trasparenza e di strumenti preventivi nel mercato delle locazioni», spiega Camicia.
«Il nostro messaggio era chiaro allora ed è attuale oggi: non si può chiedere ai cittadini di investire nel mercato immobiliare, mettere a disposizione le proprie abitazioni e poi lasciarli senza risposte efficaci quando subiscono gravi inadempienze o vengono privati della disponibilità del loro bene. Difendere i proprietari non significa essere contro gli inquilini. Al contrario, significa difendere anche quelle famiglie che pagano regolarmente il canone e che rischiano di essere penalizzate da un mercato nel quale la paura della morosità e delle procedure troppo lunghe può spingere molti proprietari a non affittare più le proprie abitazioni o a richiedere garanzie sempre più onerose. Noi vogliamo tutelare chi rispetta le regole, da entrambe le parti del contratto».
LE PROPOSTE DELL’ASSOCIAZIONE PER CAMBIARE LE COSE
E l’associazione, per cambiare veramente le cose, chiede «al Governo e al Parlamento di lavorare a un piano concreto articolato in sei punti:
Procedure più rapide per restituire gli immobili occupati abusivamente.
Le denunce devono essere seguite da accertamenti tempestivi e da procedure efficaci per la restituzione dell’immobile al legittimo proprietario, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge. I cittadini non possono essere costretti ad attendere anni per ottenere una tutela effettiva.
Un fondo di indennizzo per i proprietari danneggiati.
Chiediamo di valutare un fondo pubblico, con criteri rigorosi e verificabili, destinato a sostenere i proprietari che subiscono danni documentati a causa di occupazioni abusive e prolungate, soprattutto quando si tratta dell’unica abitazione o di immobili dai quali dipende il reddito familiare.
Chi subisce un danno ingiusto deve poter contare su strumenti concreti per affrontare le conseguenze economiche, ferma restando la possibilità di rivalersi sui responsabili nei casi previsti dalla legge.
Un sistema trasparente per prevenire la morosità nelle locazioni.
Proponiamo di valutare un sistema nazionale di informazioni sulle morosità accertate, accessibile secondo regole precise, con verifiche documentali, tutela della privacy, diritto di rettifica e cancellazione dei dati quando dovuta.
Un eventuale registro non deve trasformarsi in una lista indiscriminata di persone in difficoltà: deve essere uno strumento proporzionato, legittimo e verificabile, capace di prevenire gli abusi senza discriminare chi ha attraversato una difficoltà economica temporanea.
Protezioni reali per gli inquilini che pagano regolarmente.
Chi paga l’affitto puntualmente e rispetta il contratto deve poter contare su stabilità, trasparenza e certezza dei propri diritti. Proponiamo incentivi fiscali per i proprietari che stipulano contratti regolari e duraturi, maggiori strumenti contro le richieste illegittime e un servizio di conciliazione rapido per risolvere le controversie prima che diventino conflitti giudiziari.
Un fondo di garanzia contro la morosità incolpevole.
Una famiglia può trovarsi in difficoltà per la perdita del lavoro, una malattia o una riduzione improvvisa del reddito. In questi casi bisogna intervenire tempestivamente con contributi mirati, garanzie pubbliche o accordi temporanei di rientro nel debito.
L’obiettivo deve essere evitare che una difficoltà economica temporanea si trasformi in un’emergenza abitativa, senza obbligare il proprietario a sostenere da solo il costo dell’assistenza sociale.
Un tavolo nazionale permanente sulla tutela della casa.
Chiediamo un confronto stabile tra Governo, associazioni dei proprietari, associazioni dei consumatori, rappresentanze degli inquilini, Comuni e operatori del settore. Servono dati pubblici sui tempi delle procedure, sull’efficacia degli interventi e sulle risorse destinate all’emergenza abitativa.
Solo con responsabilità condivise si può costruire una politica della casa che non lasci indietro nessuno».
L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI
«La vicenda di Francesco deve diventare un’occasione per verificare quali strumenti siano necessari affinché situazioni di questo genere non si protraggano per anni», prosegue ancora Camicia.
«Oggi esistono già norme specifiche contro determinate forme di occupazione arbitraria, introdotte con il decreto-legge n. 48 del 2025 e la successiva legge di conversione n. 80 del 2025. È necessario che le tutele previste siano applicate efficacemente e che si valuti come intervenire anche nei casi in cui le procedure ordinarie si rivelino troppo lente o inadeguate. Chiediamo alle istituzioni di ascoltare Francesco e tutti quei cittadini che, in silenzio, stanno affrontando situazioni analoghe. Chiediamo risposte, tempi certi e un’assunzione di responsabilità. La casa non deve diventare uno strumento di sopraffazione, né un privilegio riservato a chi può permettersi anni di battaglie legali».
«Come Consumatori Italiani Più Forti continueremo a sostenere il principio che la legalità deve valere per tutti: per il proprietario, per l’inquilino, per chi ha bisogno di assistenza e per chi rispetta ogni giorno i propri impegni. La nostra posizione è semplice: tutelare Francesco significa tutelare migliaia di cittadini. Difendere la proprietà privata significa anche difendere il diritto di affittare, di abitare e di vivere nella certezza delle regole. Non vogliamo contrapporre chi possiede una casa a chi cerca una casa. Vogliamo uno Stato capace di proteggere entrambi, premiando la correttezza, prevenendo gli abusi e intervenendo con decisione quando i diritti vengono violati».
«Perché una società giusta non costringe un proprietario a rinunciare alla propria casa e non abbandona una famiglia onesta davanti al rischio di perderla».
«Io dico una cosa molto semplice: il disagio sociale va affrontato dallo Stato, non scaricato sulle spalle di un cittadino che ha comprato una casa con i risparmi di una vita. Siamo al fianco di Francesco e di tutti i proprietari che chiedono soltanto di poter rientrare in possesso del proprio immobile. Ma siamo anche al fianco degli inquilini onesti, quelli che pagano regolarmente e meritano garanzie. La soluzione non è mettere gli uni contro gli altri: la soluzione è far rispettare le regole, garantire procedure efficaci e aiutare chi è davvero in difficoltà. La proprietà privata va tutelata e il diritto alla casa va garantito. Uno Stato serio deve essere capace di fare entrambe le cose», conclude Camicia.
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