Piazza strapiena, a Torino per San Giovanni quasi in 50mila aspettano i fuochi


In piazza quasi 50mila persone per la festa di San Giovanni a Torino. La capienza massima è stata raggiunta verso le 23, quasi in contemporanea con l’inizio dei fuochi artificiali. Prima, tanta musica e divertimento per famiglie, giovani e non solo.

Alle 19 c’è stato il Vertical Stage Block Party, con la musica dai balconi. E quindi il via allo spettacolo pirotecnico. Nel tardo pomeriggio, qualche difficoltà dovute allo sciopero dei bus Gtt dalle 18 alle 22 (ma la metro funzionava regolarmente).

La giornata del 24 – anticipata ieri dal corteo storico per le vie del centro e dal Farò benaugurante – è iniziata come tradizione in Duomo con la messa del Cardinal Repole.

Folla e musica, Davide Urso lancia la festa per San Giovanni in piazza Vittorio


Corteo dalla Vanchiglia verso il centro, anche con Askatasuna

In Vanchiglia inizia a muoversi il corteo. Da piazza Santa Giulia almeno 500 persone si incamminano per via Balbo, in direzione del Po. A prendere la parola è una militante di Askatasuna: “Siamo i ragazzi di Vanchiglia” è lo slogan. Girano subito a destra su via Vanchiglia, stavolta verso il centro.

In piazza anche Lo Russo


In piazza anche il sindaco Lo Russo.

Inizia la musica in piazza Santa Giulia

In piazza Santa Giulia inizia la musica, con un centinaio di persone che si radunano davanti al palco improvvisato sul cassone del camion. “Torino ha due anime: quella di San Giovanni in centro e quella di Vanchiglia che lotta” dice il cantante del primo gruppo che si esibisce.

La piazza è gremita

La piazza è gremita. C’è chi custodisce il suo posto stando seduto a terra pronto a vedere i fuochi e chi invece si diverte a ballare sotto i palchi, tra musica, interventi e luci gialle e blu.

Sui balconi il comico D’Urso, il rapper Ensi

Insieme al comico torinese Davide D’Urso sul balcone spunta Ensi, il rapper di Alpignano. Dal balcone sopra la Drogheria, e D’Urso fa freestyle sui quartieri: «Il primo? Barriera di Milano». Porta Palazzo? «Chi viene al Balon si sente a casa sua, non perché gli piace ma perché c’è roba sua». Lucento? «Aggiungi un posto a tavola che c’e un cugino in più, arriva da Cosenza e ha il pacco da giù». Carmagnola? «Sempre più ingegneri e meno agricoltori». Nichelino: «È pieno di maranza, arrivi con la macchina ritorni in ambulanza».

La parade da piazza Santa Giulia

Intanto, in piazza Santa Giulia si prepara a partire la San Giovanni parade, organizzata dal Network antagonista torinese, il Collettivo universitario autonomo e il Kollettivo studentesco autonomo. Con sei artisti annunciati, che si esibiranno sul cassone del camion in testa, il corteo si muoverà verso i Giardini reali “per continuare la serata”, scrivono gli antagonisti sui social.

Le critiche dei baristi: “Sbagliato far togliere i dehors”

Vincenzo Fazzolari e Carlo Di Pace, titolari del Bar Flora di piazza Vittorio, esprimono perplessità sulle regole applicate in occasione della festa di San Giovanni. «Ci adattiamo al regolamento e rispettiamo le disposizioni previste, ma a nostro avviso si tratta di una scelta sbagliata far togliere i dehors» spiegano i due esercenti. Secondo quanto riferiscono, fino al 2017 durante alcuni eventi era ancora possibile mantenere i dehors nella piazza, mentre dal 2018, in occasione di manifestazioni molto partecipate come San Giovanni, è stato richiesto di rimuoverli. «Non è il primo anno che ci viene consentito di restare aperti, ma la sola vendita d’asporto non garantisce risultati economici che ci si aspetta in una delle giornate potenzialmente più redditizie dell’estate», sottolineano. I titolari ricordano come, in passato, la ricorrenza di San Giovanni rappresentasse una delle giornate più più preziose per le attività della zona. «Una volta era il giorno di massima rendita per il nostro lavoro» concludono.

Le bibite arrivano ovunque grazie a un frigo portatile

Tra i locali c’è chi sfrutta l’occasione per fare qualcosa di diverso. Come il Just, che con un frigo portatile distribuisce birre dall’altra parte della piazza. Niente vetro e lattine, come da regolamento, ma bottiglie di plastica ghiacciate.

C’è chi si gode la festa dal balcone di casa


Qualcuno si gode la festa comodamente dal balcone di casa. Alcuni residenti hanno invitato gli amici per ballare dal balconi.

In piazza si aspettano i dj

“È la prima volta che vengo – dice la trentunenne Ilaria Torlai – Mi sono interessata perché ho visto che ci sono vari dj. Aspetto più che altro Walshy Fire dei Major Lazer. Poi ero curiosa sia dell’allestimento che dell’organizzazione. Il fatto che la musica venga messa dai balconi è molto interessante. Sembra una festa sicura”.

Adulti, giovani e famiglie in piazza per la festa

In piazza tra giovani, adulti e famiglie con bambini, c’è anche chi dice di essere arrivato per caso. “Abbiamo visto tante persone e le abbiamo seguite – dicono Sue e Phil Newell, marito e moglie inglesi del Suffolk di 55 e 56 anni, mentre aspettano che la piazza si popoli -. È la nostra seconda volta a Torino, siamo qui per una settimana. Vogliamo vedere la festa e staremo fino alla fine”. Poi, ci sono gli habitué. “San Giovanni è la mia festa preferita” afferma Giorgia Ludovico, di 26 anni, mentre si prepara a ballare con occhiali da sole e ventaglio. “Mi piacciono tantissimo i fuochi – riprende -. È l’unica occasione dell’anno in cui sono così belli. Non conosco i dj, ma non importa, io vengo ogni anno”.

I disagi per lo sciopero

Intanto lo sciopero dei trasporti inizia a creare delle difficoltà. «È un’oretta che aspetto un autobus ma non passa, ho paura di non arrivare in tempo e che non mi facciamo più entrare, sto pensando di prendere un taxi» ammette preoccupata Carlotta Reviglio che per qualche giorno è tornata a Torino da Amsterdam, dove vive, per festeggiare con le sue amiche.

Famiglie in piazza: c’è pure chi fa un pic nic


Superate da poco le 20 in piazza Vittorio c’è chi mangia, chi sorseggia della birra, chi muove i primi passi sotto cassa. E poi c’è una famiglia: sette figli e la mamma.
«È il nostro primo San Giovanni a Torino. Non sapevamo ci fosse. Viviamo in Vanchiglia abbiamo sentito la musica. Dopo che abbiamo capito la situazione abbiamo pensato che potesse essere carino fare un pic nic urbano e ballare tutti assieme» racconta Liliana che a tredici anni festeggia con la mamma e i fratelli.

Non solo locali, anche i gazebo per la festa a Torino


Non ci sono solo le porte aperte dei locali. C’è chi ha scommesso su questa serata arrivando da fuori Torino. Come Luca Biglione, titolare dell’Excalibur bar di Revello, che tra un burger e l’altro confida: «Essere qui è una scommessa. Mi è piaciuta l’idea e ci ho investito. Ho speso 2.500 euro per la location, non potevo portare il mio truck e così ho allestito questo piccolo gazebo. A me piace la musica, e questa sera è uno spettacolo di musica. Spero anche di cibo e bibite. Peccato sia solo il primo anno che lo fanno».

“No alla violenza antagonista, ma Torino ascolti i messaggi di rabbia”

«Quest’anno ho sofferto molto di fronte alle polemiche sulla violenza dei movimenti giovanili antagonisti. Non è mai stata in dubbio la condanna dei gesti di violenza, ma le polemiche ci hanno a volte distratti rispetto ai messaggi di disagio che potevamo intercettare fra i giovani arrabbiati e al grido che sale da una grande massa di giovani pacifici». Lo ha detto sempre il cardinal Repole nella sua omelia di San Giovanni. Commuovendosi, ricorda anche chi rimane indietro: «Accanto ai giovani che hanno la fortuna di studiare, ce ne sono anche tanti che stanno perdendo il treno e non fanno nulla, non lavorano e non vanno a scuola, bivaccano nelle periferie». Il monito risuona forte: «Anche questi nostri figli dobbiamo affrettarci a ritrovare». Di nuovo torna a citare dati: «Tra gli adolescenti torinesi, negli ultimi quattro anni i tentativi di suicidio sono aumentati del 249%» afferma Repole, ricordando anche l’aumento nel ricorso alle sedute di neuropsichiatria al Regina Margherita e l’uso «fuori controllo» di paracetamolo tra gli adolescenti. Spiega infine che essere adulti davanti ai giovani non può ridursi a respingere i sentimenti: «Se ci limitiamo a reprimere senza spiegare o a lasciar fare, voltandoci dall’altra parte, non stiamo volendo bene davvero ai nostri figli».

“Senza giovani in prima fila Torino non ha futuro”

Il cardinal Repole: “Senza giovani in prima fila Torino non ha futuro”


Il cardinale: “Più fiducia e incarichi di responsabilità ai giovani”

«Credo che oggi di fronte alla rapidità dei cambiamenti del mondo, che affannano le vecchie generazioni, sia diventato davvero urgente dare voce e dare incarichi di responsabilità ai giovani». Le parole dell’arcivescovo di Torino, Roberto Repole, riempiono le navate del duomo. L’omelia della messa solenne di San Giovanni il monsignore la dedica alle nuove generazioni. Il messaggio è chiaro: «I giovani non devono rimanere in panchina», spiega Repole, avvalendosi di una metafora calcistica e tracciando un parallelismo con il patrono di Torino, che definisce un «faro» nella capacità di indicare una direzione al prossimo e al cedere il passo a chi viene dopo di lui. Azioni necessarie, secondo il cardinale, per responsabilizzare le nuove generazioni nel lavoro e nella società, senza lasciarle indietro. «Domandiamoci: stiamo mettendo i giovani in prima fila?». Prosegue: «È il caso di affrontare questa domanda a viso aperto perché, se ci limitiamo al peso dei numeri, i giovani sono ormai pochi rispetto alla massa degli adulti e degli anziani: rischiano di non avere voce, rischiano di non essere mai visti e considerati a sufficienza e di lasciare così il vecchio mondo a ripetere i ragionamenti di sempre».


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