Che cos’è la Pax Silica che Italia e Usa siglano oggi


Dopo le tensioni diplomatiche tra Giorgia Meloni e Donald Trump, il dossier torna sul binario originario. Italia e Stati Uniti firmano oggi a Brindisi la dichiarazione di adesione italiana alla Pax Silica, l’iniziativa americana nata per costruire una rete di partner affidabili lungo le catene globali di approvvigionamento delle tecnologie strategiche: semiconduttori, intelligenza artificiale e minerali critici.

La firma, affidata all’ambasciatore italiano Armando Varricchio, inviato speciale del ministro degli Esteri Antonio Tajani per l’innovazione e le nuove tecnologie, e all’ambasciatore statunitense in Italia Tilman Fertitta, chiude una vicenda rimasta sospesa nelle ultime settimane e segnata anche dalle tensioni tra Roma e Washington.

L’Italia aveva annunciato la volontà di aderire già nei mesi scorsi, ma il passaggio formale era stato rinviato. A giugno, in occasione del vertice della Pax Silica organizzato dal Dipartimento di Stato americano, Roma aveva partecipato con Varricchio nel ruolo di osservatore, mentre l’adesione italiana veniva definita nei dettagli. La firma inizialmente prevista durante il forum Usa-Italia di Miami era poi saltata anche a causa dello scontro politico tra il governo italiano e l’amministrazione Trump.

Una pausa diplomatica che non ha però modificato la sostanza della scelta italiana. «Essere alleati vuol dire avere un rapporto franco ma anche corretto e che non accetta gesti e iniziative unilaterali», aveva spiegato Varricchio, sottolineando allo stesso tempo che Washington continuava a considerare l’Italia un partner importante nell’iniziativa.

La Pax Silica nasce infatti da una constatazione condivisa tra Stati Uniti e alleati: nessun Paese controlla da solo tutti gli anelli necessari alla nuova economia digitale. La produzione dei chip più avanzati, le materie prime indispensabili per le tecnologie emergenti e le infrastrutture necessarie per sviluppare l’intelligenza artificiale dipendono da filiere globali sempre più esposte ai rischi geopolitici.

La competizione tecnologica, del resto, non riguarda soltanto chi sviluppa i modelli di intelligenza artificiale più avanzati, ma anche chi controlla i nodi meno visibili che li rendono possibili. Dai macchinari per produrre semiconduttori alle infrastrutture fisiche necessarie per alimentare l’economia dell’AI, la partita si gioca lungo una catena industriale complessa in cui l’Europa conserva ancora alcuni asset strategici. Come raccontato su Linkiesta, dietro la corsa all’intelligenza artificiale esiste una vera e propria infrastruttura nascosta fatta di energia, reti, componentistica e capacità industriali senza le quali i grandi modelli non potrebbero funzionare.

Il riferimento implicito della Pax Silica è soprattutto la Cina, che negli ultimi anni ha rafforzato la propria posizione in numerosi segmenti delle catene tecnologiche, dai minerali critici alla produzione industriale. L’obiettivo dell’alleanza non è creare un blocco completamente separato, ma ridurre le vulnerabilità strategiche e diversificare le fonti di approvvigionamento attraverso una maggiore cooperazione tra governi e aziende private.

È anche per questo che Washington ha interesse a coinvolgere partner europei. Gli Stati Uniti mantengono il primato nella progettazione dei chip più avanzati e nelle grandi aziende tecnologiche, ma non controllano ogni fase della filiera. L’Europa, pur lontana dalla leadership americana nel software e dai volumi produttivi asiatici, resta un elemento indispensabile in diversi segmenti industriali. La questione, emersa anche nei mesi scorsi, è che il continente deve ancora trasformare questo peso tecnologico e manifatturiero in una vera leva geopolitica.

La dichiarazione punta proprio a questo: favorire un ecosistema nel quale istituzioni pubbliche e settore privato possano coordinarsi su investimenti, ricerca e sviluppo industriale. Un approccio che riflette la crescente competizione tra Stati Uniti e Cina, dove il controllo delle infrastrutture digitali e delle materie prime strategiche è diventato una componente della sicurezza nazionale.

«Con l’adesione alla Pax Silica l’Italia conferma la volontà politica di collaborare con gli Stati Uniti e altri partner per favorire lo sviluppo delle tecnologie e dei processi produttivi», ha dichiarato Tajani, definendo l’iniziativa uno strumento con un «forte impatto positivo per le nostre imprese» e per «rafforzare la sicurezza e l’unità dell’Occidente».

La scelta di Brindisi come luogo della firma non è casuale. La città pugliese è uno dei poli italiani più interessati ai temi dell’energia, della logistica e delle nuove tecnologie, e la cerimonia vedrà la partecipazione delle istituzioni locali e della Regione Puglia.

L’Italia entra così in un gruppo che comprende già numerosi partner occidentali e asiatici. La Commissione europea ha aderito alla dichiarazione per le competenze di propria pertinenza, mentre tra i Paesi coinvolti figurano, tra gli altri, Regno Unito, India, Australia, Corea del Sud, Giappone e Germania.

Per Roma, la partecipazione alla Pax Silica rappresenta anche un tentativo di inserirsi in una partita in cui il valore strategico non dipenderà soltanto da chi produce i chip più avanzati o sviluppa i modelli di AI più potenti, ma da chi riuscirà a controllare i passaggi critici di una filiera sempre più contesa.

L’Italia non è un produttore dominante di semiconduttori, ma possiede competenze industriali rilevanti in settori collegati: dalla manifattura avanzata alla robotica, fino ai comparti della difesa e dell’aerospazio. La sfida sarà ora trasformare una dichiarazione politica in opportunità industriali concrete.

La Pax Silica nasce con un obiettivo ambizioso: costruire una rete di Paesi capaci di condividere capacità tecnologiche e industriali senza dipendere eccessivamente da singoli fornitori. Per l’Italia, il passaggio di Brindisi è un segnale politico verso Washington, ma anche un banco di prova sulla capacità di tradurre le nuove alleanze tecnologiche in crescita per il proprio sistema produttivo.


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 Gabriele Carrer

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