Le vicende delle ultime ore, comunque evolvano, lasciano chiaramente capire fino a che punto le bolle possano essere un grande boomerang per le industrie e i Paesi che ne sono più coinvolti a livello di filiere. L’onda lunga di vendite in borsa è partita dall’America lunedì. Poi il panic selling sui titoli tecnologici si è trasferito martedì al Korean Exchange, la borsa di Seul, con forti vendite di fondi esteri che hanno provocato un calo dell’indice Kospi del 10% circa. È stato un vero e proprio terremoto improvviso. C’è da sperare che si sia trattato solo di una scossa di assestamento (come mostrerebbe il parziale recupero di mercoledì) dopo due mesi di crescita forsennata dell’export di circuiti elettronici integrati da parte della Corea del Sud, a seguito della bolla dell’IA. Mesi caratterizzati anche da una impennata in borsa dei titoli di Samsung Electronics e SL Hynix, i due leader del segmento dei chip di memoria fondamentali per lo sviluppo di vasta scala dell’IA, che martedì hanno perso entrambi oltre il 12% sul listino di Seul. Va ricordato anche che Nvidia ha firmato recentemente un importante accordo con SK Telecom per lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche nel Paese, tra cui una gigantesca IA factory.
Dunque, la febbre dell’IA in Corea è altissima. Ma è dagli Usa che è partita. D’altronde, le ultime grandi bolle, da quella della new economy di fine anni ’90 a quella immobiliare e dei mutui subprime di inizio secolo, fino alle successive ondate delle tecnologie dei social e delle tlc, sono venute sempre dagli Stati Uniti.
Tutte a loro tempo hanno sollevato grandi speranze, in patria e fuori, spingendo i mercati. Alcune però, in particolare le prime due, avevano basi poco solide, si sono gonfiate a dismisura e quando sono scoppiate hanno fatto tanti morti e feriti, non solo negli Usa ma anche nel resto del mondo. Ora c’è da augurarsi che l’IA, una tecnologia in mano a poche mani plurimiliardarie, con un mercato poco regolamentato e con molte opacità e incognite, abbia maggiori elementi di solidità e un finale a lieto fine rispetto alle precedenti bolle più sfortunate.
Quel che però è certo è che i Paesi più specializzati e quasi “monoprodotto” impegnati nella filiera dell’IA sono esposti a grandi rischi in casi di insuccesso o di cambiamenti delle aspettative dovuti ai costi elevati dell’IA stessa e delle infrastrutture necessarie per il suo sviluppo. Basti pensare che negli ultimi 2-3 mesi le esportazioni di Corea del Sud e Taiwan, spinte dalle vendite fuori dal normale di semiconduttori, hanno superato perfino quelle di Italia e Giappone. E che le bilance commerciali di tali due Paesi dipendono in modo sempre più drammatico da uno o da due soli prodotti legati all’elettronica. Inoltre, anche altri Paesi asiatici sono sempre più coinvolti nei flussi transfrontalieri di tali tecnologie, incluse quelle dei computer e degli smartphone: la Cina stessa, Hong Kong (come transito), Singapore e il Vietnam. Il modello di questi Paesi asiatici, Cina a parte, è un modello di sviluppo iper concentrato a livello di imprese e settori, diametralmente opposto a quello del Made in Italy, che fonda invece il suo successo su una grandissima diversificazione delle imprese esportatrici e dei prodotti esportati. Lo stesso Giappone ha una industria molto concentrata, con grandi imprese e grandi settori, completamente diversa da quella italiana.
La graduatoria
Se si considerano le bilance commerciali, esclusa l’energia, dei Paesi del G20, di Taiwan e del Vietnam illustrate nella tabella a fianco, si può osservare che solo dieci Paesi del G20, più Taiwan e Vietnam, nel 2025 hanno registrato degli attivi con l’estero. La graduatoria fino al settimo posto, occupato dall’Italia, coincide grosso modo con quella dei più grandi surplus commerciali non energetici del mondo (esclusi gli scambi artificiosi di Olanda e Irlanda, legati a transiti o a espedienti fiscali). Da notare che il Vietnam è al terzo posto, Taiwan al quarto, la Corea del Sud è quinta, mentre una tradizionale potenza manifatturiera come il Giappone è ormai soltanto in sesta posizione.
Possiamo tuttavia osservare che, se escludessimo il primo prodotto per surplus a livello HS a quattro cifre, Taiwan, senza i computer, già scenderebbe subito al sesto posto, il Giappone, senza auto, scenderebbe al settimo e l’Italia, senza farmaci confezionati, salirebbe invece al quinto posto. La Corea del Sud, senza circuiti elettronici integrati, salirebbe al quarto posto ma il suo attivo si ridimensionerebbe notevolmente e diventerebbe solo di poco superiore a quello italiano. Se poi escludessimo il primo e il secondo prodotto, la Corea del Sud, senza anche l’auto, scenderebbe al quinto posto, superata dall’Italia senza anche la gioielleria, che salirebbe in terza posizione davanti pure al Vietnam, senza telefonia e computer. Taiwan, senza anche i chip, precipiterebbe all’undicesimo posto e finirebbe perfino in deficit.
Il passo
L’ultimo passo è immaginare i dodici Paesi analizzati senza i loro tre primi prodotti in surplus. L’Italia, senza farmaci confezionati, gioielleria e vini, resterebbe comunque l’unica nazione, assieme ai due giganti Cina e Germania, con un attivo con l’estero esclusa l’energia significativo, pari a 59 miliardi di dollari, oltre tre volte più grande di quello del Vietnam e quattro volte più grande di quello della Corea del Sud, con Taiwan in deficit. Questa analisi dimostra in modo inequivocabile come le principali economie asiatiche, ad eccezione della Cina, abbiano dei surplus con l’estero, esclusa l’energia, dipendenti da pochi prodotti, prevalentemente elettronica e auto. L’Italia, viceversa, ha un surplus commerciale al netto dell’energia molto diversificato, che, anche senza i primi tre prodotti per importanza, resta molto elevato. Questa notevole diversificazione riduce i rischi per il Made in Italy e non lo espone a eventuali crisi settoriali specifiche o a bolle, come quella dell’IA, che in queste ultime ore ha tenuto in ansia i produttori sudcoreani di semiconduttori e di memorie, nonché tutte le borse mondiali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link


