Articolo tratto dal blog di Banca Generali
Il primo semestre del 2026 sta per chiudersi com’era iniziato, con Borse vicine ai massimi storici e il tech americano sempre sotto i riflettori, tra entusiasmo per le prospettive dei titoli legati all’AI e timori sulle valutazioni elevate.
Ma la navigazione sui mercati è stata tutt’altro che tranquilla, per l’impatto inatteso del conflitto in Medio Oriente. La guerra in Iran, iniziata a fine febbraio e rapidamente trasformatasi in una crisi regionale, ha impattato i mercati tra marzo e aprile. L’azionario si è progressivamente ripreso, mentre l’impatto su materie prime e obbligazioni, attraverso il canale delle pressioni inflattive, è stato più profondo e persistente.
Da questi primi sei mesi del 2026, vissuti pericolosamente dai mercati tra alti e bassi, chi è emerso vincitore? E chi ha faticato di più a recuperare?
Azionario: Usa meglio dell’Europa, ma spicca Milano
Nonostante la volatilità causata dal conflitto in Medio Oriente, sia i mercati sviluppati sia quelli emergenti hanno registrato una performance positiva (dati alla chiusura del 22/06).
In particolare, gli Stati Uniti hanno fatto meglio dell’Europa, registrando una performance del 12% in euro per l’S&P 500, rispetto al +8% messo a segno dallo STOXX Europe 600. Il mercato americano è stato trainato in particolare dal settore tecnologico, con il Nasdaq che ha segnato un +23% in euro.
L’andamento dei principali indici azionari nel semestre
A trainare la performance dell’S&P 500 sono stati il settore tecnologico (+24% in euro), l’energetico (+23%), gli industriali (+20%) e i materials (+16%). Sono rimasti invece indietro, anche negli Stati Uniti, i consumi discrezionali e l’healthcare. Tra i titoli, Sandisk Corporation, società tecnologica specializzata nella produzione di memorie, registra oltre il +880% in euro da inizio anno. Seguono Western Digital (+337%) e Micron Technology (+336%). Le peggiori performance sono state invece registrate da Intuit (-60%), Costar Group (-55%) e Boston Scientific (-52%).
Nel Vecchio Continente, tra i singoli Paesi, è da segnalare la performance dell’Italia. A Milano, il FTSE MIB (+16% circa) è stato la Borsa migliore tra le grandi, superando i 52.000 punti. A seguire l’indice spagnolo Ibex (+13% circa). A sottoperformare è stato invece il mercato tedesco DAX, positivo ma solo del 2,5%.
A livello settoriale, a brillare in Europa sono stati la tecnologia (+26%), il settore energetico (+24%), le risorse di base (+23%), le telecomunicazioni (+17%) e le banche (+14%). A sottoperformare sono stati automotive (-16%), consumi discrezionali (-8%) e media (-8%). Performance negativa anche per il comparto dell’healthcare (-3%). Tra i migliori titoli dell’Euro STOXX 600 spicca il tech, con la società austriaca AT&S (+642%), la francese Soitec (+458%), Aixtron (+250%) e le italiane Technoprobe (+212%) e STM Micro (+210%).
Tra i peggiori titoli spicca CSG, società industriale olandese attiva nel settore della difesa, che da inizio anno perde oltre il 40%. Male anche Nemetschek (-42%), Stellantis (-40%) e la biotech company danese Zealand Pharma (-39%).
Stoxx Europe 600: i migliori e peggiori settori nella prima metà del 2026
L’Italia brilla con finanziari, energia e AI
Come detto, in un contesto geopolitico incerto, il mercato azionario italiano si è distinto come uno dei migliori performer tra i principali listini europei.
“Non è un risultato casuale, ma una performance che riflette una serie di fattori che rendono Piazza Affari particolarmente ben posizionata per composizione settoriale e investibilità grazie al periodo di stabilità politica”, spiega Alberto Villa, Responsabile Equity Research di Intermonte.
In primis, sottolinea Villa, la composizione settoriale del listino, con un peso significativo del comparto finanziario (~39% della capitalizzazione del FTSE MIB), ha sostenuto la performance del mercato italiano.
“Le banche italiane hanno beneficiato di una traiettoria favorevole di margine di interesse e di commissioni, livelli patrimoniali solidi, elevata copertura sui crediti deteriorati e politiche sui dividendi generose, continuando anche a beneficiare dal processo di consolidamento in atto che mantiene alta l’attenzione degli investitori”, sottolinea l’esperto di Intermonte.
Il secondo fattore è stato la performance del segmento energetico, direttamente avvantaggiato dalla fiammata dei prezzi petroliferi, che ha portato a revisioni al rialzo delle stime di utile e a portafogli ordini in espansione per le società del settore.
Il terzo elemento chiave è la performance straordinaria dei titoli legati all’IA e ai data center: “STMicroelectronics, Prysmian, Carel e Lu–Ve sono tra i titoli a beneficiare di un posizionamento su questi megatrend di lungo periodo”, continua Villa.
Al contrario, sono stati penalizzati i settori più esposti all’aumento dei costi energetici e delle materie prime e privi di un adeguato pricing power: alcuni comparti industriali, in particolare l’automotive europeo, già alle prese con la transizione elettrica e la pressione competitiva cinese, e parte del settore dei consumi discrezionali.
“Nel primo semestre, in generale, le mid cap hanno mostrato segnali di risveglio, sebbene con performance inferiori ai titoli a maggiore capitalizzazione, anche per la differente base settoriale più orientata su industriali, consumers e tecnologia. È proseguito, inoltre, un trend di delisting e di congelamento delle IPO, sebbene si intravvedano segnali di un’inversione di tendenza”, aggiunge l’analista.
“Sul piano valutativo, malgrado le performance positive, il mercato azionario italiano presenta multipli sostanzialmente in linea con le proprie medie storiche: circa 13,5 volte gli utili attesi per il 2026 e 12,5 volte gli utili attesi per il 2027, a fronte di stime che indicano una crescita degli utili a doppia cifra in entrambi gli anni. A ciò si aggiunge un rendimento da dividendo tra i più elevati d’Europa, che rende l’investimento azionario italiano una valida alternativa anche rispetto ai tassi di interesse obbligazionari”, sottolinea Villa.
Emergenti: Corea da record, Cina a due facce
A livello aggregato, i Paesi emergenti hanno fatto meglio dei mercati sviluppati: l’MSCI Emerging Markets ha registrato un ritorno positivo in euro del 32%, sostenuto in particolare dalla strabiliante performance della Corea (Kospi Index +104%) e di Taiwan (+68%).
Anche i Paesi dell’America Latina hanno fatto bene, con Brasile e Argentina rispettivamente a +15% e +9% in euro. Nel mercato cinese si è invece registrata una forte dispersione di rendimento tra le azioni H (-10%), quotate a Hong Kong, e quelle A (+16%), quotate a Shanghai e Shenzhen, queste ultime maggiormente orientate al mercato domestico.
Obbligazionario: la guerra porta turbolenza, soffre soprattutto il Treasury
Nella prima metà del 2026 i bond hanno attraversato una fase di turbolenza legata alle pressioni inflattive scatenate dal conflitto in Medio Oriente. La chiusura di Hormuz ha fatto impennare il prezzo del petrolio, facendo rialzare la testa all’inflazione sia in Europa sia negli Stati Uniti. Di conseguenza, le banche centrali hanno cambiato rotta: la Fed americana ha abbandonato l’orientamento verso i tagli dei tassi, mentre la Bce, più attenta al controllo dei prezzi, ha alzato il costo del denaro.
Di conseguenza, il rendimento del decennale tedesco è passato dal 2,86% di fine 2025 al 2,95% di fine giugno, con una fase di forte volatilità a seguito dell’inizio della guerra in Medio Oriente. Il tasso di finanziamento del BTP italiano a 10 anni è invece salito dal 3,55% al 3,65%.
Hanno fatto peggio i Treasury Usa, con il decennale americano passato, nel corso del primo semestre 2026, dal 4,17% al 4,50%.
Gli spread del credito societario hanno invece mostrato capacità di resistenza anche nel contesto di volatilità indotta dal conflitto nel Golfo. I rendimenti assoluti delle obbligazioni societarie rimangono sui massimi degli ultimi dieci anni e positivi anche al netto dell’inflazione.
Valute e materie prime: la rivincita del dollaro, vola l’energia e soffre l’oro
Gli ultimi mesi hanno visto il riaffermarsi del dollaro come asset sicuro di fronte alla volatilità indotta dai conflitti geopolitici. Il Dxy Dollar Index, che misura l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere di 16 valute, è salito di oltre il 3%. Il cambio euro/dollaro nel periodo è passato da 1,17 a 1,14, con un apprezzamento della moneta Usa contro l’euro di circa il 2,7%.
Tra le valute che hanno registrato le migliori performance nella prima metà del 2026 figurano anche il dollaro australiano (AUD) e il real brasiliano (BRL), trainati da un boom delle materie prime legato alla domanda per gli investimenti nell’infrastruttura per l’Intelligenza Artificiale.
Guardando alle principali materie prime, gas naturale e petrolio hanno registrato i maggiori rialzi nel primo semestre del 2026, rispettivamente del 48% in euro e del 32%. Il rame ha registrato un ritorno del +12% in euro, grazie alla domanda legata ai data center, mentre i metalli preziosi hanno registrato performance negative. In particolare, l’oro ha perso circa il 3%, dopo il boom e i record di fine 2025, mentre l’argento ha ceduto il 10% circa.
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