Ho un’amica che è come un pranzo di Natale in famiglia: non abbiamo niente da dirci. Ma niente. Non un interesse in comune, una battuta che l’altra sia in grado di capire, niente di niente. C’è, come nelle festività familiari, un antico affetto, ma le conversazioni sono uno strazio.
Lei, che è ricca di soldi ereditati, non ha mai dovuto rendersi interessante, e quindi non sa niente di ciò che succede nel mondo, non capisce un riferimento che sia uno, e pensa solo a come dimagrire. L’ultima volta che ci siamo viste, speravo di poter finalmente fare conversazione: parliamo dell’Ozempic, diamine. E infatti lei era espertissima, microdosaggi e altre specialità. Finché non mi ha detto: ma perché, è in vendita in Italia?
La conversazione è proseguita con me che dicevo ma come cazzo è possibile che non sai neanche le cose che ti interessano, e lei che rispondeva che tutto quel che sapeva dell’Ozempic l’aveva appreso dai forum sulle Kardashian. La conversazione è proseguita con me che le domandavo di cosa diavolo parlassero lei e un suo amico che m’aveva nominato poco prima, e lei che rispondeva: di case. Cioè come avrebbe risposto Tom Wolfe, solo che lei non sa chi sia Tom Wolfe, o magari lo sa pure ma sarebbe meglio non lo sapesse (ogni volta che una ricca cerca di fare la lettrice forte, a me viene in mente Giovanna Ralli che in “C’eravamo tanto amati” dice a Gassman: «Si vede che non hai letto il “Siddharta”»).
La mia amica, oltre che il pranzo di Natale in famiglia, è il mio paese reale. Colei che mi ricorda che no, il mondo non è fatto di conversatori brillanti. Quel paese reale che, non fosse per lei, vedrei solo tra giugno e luglio. Quando, ogni anno, va in onda “Temptation Island”, servizio pubblico per noialtri che altrimenti per i bisticci tra cognate dovremmo accontentarci dello Strega.
Ho pensato tantissimo alla mia amica mercoledì sera, mentre guardavo un tentatore (gli scapoli assoldati per far bisticciare le coppie) che parlava con una fidanzata (le accoppiate che vanno lì perché l’esibizionismo è più forte del senso del ridicolo, più forte della monogamia, più forte di tutto).
Lui chiedeva quando fosse nata, lei diceva a ottobre, lui desumeva che lei fosse del segno zodiacale della Bilancia, e già così per me poteva bastare: c’è un paese reale più paese reale di quello che parla di segni zodiacali? Ma poi lei correggeva, Scorpione, lui era chiaramente impreparato ma gli s’illuminava lo sguardo come a chi ha l’intuizione risolutiva: punge.
È acciocché sapessimo come sintetizzare le partecipanti di “Temptation Island” che Franca Valeri ci ha lasciato la definizione «quelle donne che in testa hanno dei sentimenti al posto dei pensieri», e in effetti loro (ambosessi: quelli di “Temptation Island” sono uomini con l’addominale da guardare allo specchio, quindi donne) sono così, da Soraya cui nessuno dirà che si chiama come la principessa triste perché nel paese reale hanno la memoria dei moscerini della frutta, a Sabrina che con foulard leopardato in testa e bikini coordinato dice che Giovanni non le piace a letto e allora lei finge.
E Giovanni, cui la spietata produzione fa vedere il filmato della fidanzata che bella serena racconta a tizie che conosce da un’ora, in una stanza piena di telecamere, indossando un microfono, i di lui limiti di amatore, Giovanni sintetizza tutto il nostro secolo sfogandosi anche lui con gente che conosce da un’ora: «Una donna mi può dire tutto ma non che non sono bravo a letto: non mi posso rimproverare nulla». E se non ti rimproveri da solo, Giova’.
Quando Sabrina esita perché ha un sussulto di realtà in cui si rende conto che se smignotteggia con gli scapoli poi ci sono delle telecamere che la riprendono e una produzione che fa vedere il tutto al povero cornuto, Soraya la incoraggia a «fare il tuo percòrzo, devi vivertela fino in fondo».
La semantica di “Temptation Island”, ma anche quella del secolo in cui va in onda, ma proprio quella del paese reale non solo televisivo, sta tutta tra «percòrzo» e la variazione riflessiva di «vivere», che osservo da un decennio senza averne ancora capito del tutto l’impatto. È un pieno di gente che si accende la telecamera del telefono in faccia e incoraggia sé stessa a «viversi» qualcuno, qualcosa.
Il paese reale è fatto di Sara, che per dire quant’è infantile Gabriele, 25 anni, racconta che la valigia per andare lì gliel’ha fatta la mamma, e lui si gira verso gli altri e chiede ma perché, che c’è di strano se tua madre ti fa la valigia. Il paese reale è fatto di Soraya, che lamenta che Cristian non abbia mai soldi per portarla fuori e poi si sia comprato la maschera dell’Uomo Ragno, «ti pare che a ventott’anni ti compri la maschera dell’Uomo Ragno», ma poi quando deve rimproverargli che lui non la porti in discoteca ma voglia portarla alla sagra del carciofo dice che lei alle sagre ci andrà quando avrà quarant’anni, e «quarant’anni» viene pronunciato come il ceto medio complessato pronuncia «sessismo» o «scorie nucleari» o «berlusconismo».
Il paese reale è fatto di Francesca, che per sicurezza ha mandato a memoria i 493 nomi di tutte quelle che Danilo segue su Instagram, così se ne aggiunge una sa subito chi è, se ne cancella una può chiedere come mai, e pensa che meraviglia le conversazioni tra Francesca e Danilo, forse rivaluto i forum sulle Kardashian.
Il paese reale ha i sentimenti al posto dei pensieri, e gli schermi al posto delle conversazioni, e mentre guardo Alessandra piangere per Rosario scuotendo la mandibola su cui ha tatuata una scritta che non riesco a leggere, e mentre guardo Diamante, che ha un nome da donna ma è un uomo, che ha un dente ogni quarto d’ora e sta con Bernadette da quando lei aveva quattordici anni, mentre guardo gente adulta che convive dagli anni di scuola come fossimo in un film di Pietro Germi, mentre cerco su Google la residenza dei due, Orta di Atella, ventisettemila abitanti in provincia di Caserta, mi sembra che tra questi qui e la turpe vicenda del furgone di Biscegliela turpe vicenda del furgone di Bisceglie passino sette secoli, ma sul furgone di Bisceglie si litiga oralmente invece che spiandosi i messaggi, si litiga con le modalità del mondo di prima, epperò per le ragioni del mondo di dopo, quello in cui è inaccettabile che si spettegoli perché ci s’illude tutti d’essere baluardi etici, e quindi non riesco a decidere, tra il furgone di Bisceglie e i tatuaggi di Canale 5, chi sia il passato e chi il futuro, e cosa resti del presente.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Guia Soncini
Source link


