Giugno rovente anche per le banche italiane, il risiko bancario nazionale e internazionale non trova una sistemazione definitiva e rimane carico di incertezze. Ma non si arresta, anzi, si intuisce l’attrito degli ingranaggi, anche se poi in concreto le novità sono poche.
Risiko MPS, l’offerta di Intesa ancora non conviene
Ancora una volta a un rapido sguardo dei corsi, anche in questa giornata odierna in cui di nuovo le banche veicolano il nervosismo dei mercati con vendite diffuse che ammontano al giro di boa all’1,1% per il FTSE MIB e all’1,31% per il Ftse Italia Banche, in pratica l’offerta di Intesa (-1,49% a € 5,94 euro) è a sconto per i titoli di Banca MPS (-1,28% a 10,812 euro): con 16 azioni propri e 10 euro per ogni 10 titoli della banca senese ai corsi attuali valuta Banca MPS 10,504 euro contro i 10,81 euro del marcato, uno sconto importante del 2,84% che sulla carta dissuaderebbe l’investitore che non credesse nei piani industriali di Intesa.
L’obiettivo di Carlo Messina, CEO di Intesa Sanpaolo, appare sempre più chiaramente quello di rimettere in piedi le eccellenze di Mediobanca (-1,07% a € 25,91) nell’asset management, nel private banking, nel corporate banking e in tutte le varie eccellenze specializzate di Piazzetta Cuccia, dentro il proprio perimetro, dando origine a una nuova Intesa Sanpaolo molto più solida proprio in quei rami collaterali alla tradizionale attività di banca commerciale. Se infatti tradizionalmente con Intesa Vita, la banca è stata la prima grande d’Italia con un’attività assicurativa di peso già inserita nel proprio perimetro, sugli altri fronti, pur considerando l’eccellenza nell’asset management di Banca Fideuram, ci sono ambiti in cui un’espansione e un ammodernamento delle attività sono ancora possibili.
Da un altro punto di vista sembra un piano partorito per disfare radicalmente lo scenario costruito dall’attuale ad Luigi Lovaglio (con i suoi sostenitori) per la creazione di un terzo polo incentrato su MPS.
Al punto che poi tutto si risolverebbe nell’unione delle 625-635 filiali di MPS in perimetri dove l’Antitrust non consentirebbe sovrapposizioni con le sedi di Intesa con gli asset di Bper, partecipata bancaria di rango della nuova sodale di Intesa Unipol.
In pratica filiali MPS più filiali Bper per creare una nuova Banca Monte dei Paschi di Siena: il vecchio brand senese ri-fagociterebbe Bper che ha già ingoiato la Popolare di Sondrio da poco, nascerebbe un nuovo terzo polo bancario privo della finanza specializzata ceduta a Intesa, ma anche capace di generare valore per il suo socio di riferimento Unipol. La compagnia assicurativa di via Stalingrado è un puntello fondamentale ai piani di Messina che ha stretto la mano dell’ad Carlo Cimbri per riforgiare di nuovo e da capo gran parte dei nuovi assetti del mondo finanziario italiano appena usciti dalle ultime operazioni straordinarie, come appunto la conquista di Mediobanca da parte di MPS.
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MPS, Unipol prepara l’aumento per comprare da Intesa le filiali in eccesso
Da via Stalingrado passa l’ultima grande novità: l’annuncio di ieri sera della convocazione di un’assemblea straordinaria della compagnia Unipol Assicurazioni per il prossimo 30 luglio 2026. Il comunicato è circostanziato in tutti gli aspetti chiave di questo passaggio fondamentale dalla compagnia azionari. In fondo si chiede ai soci di sottoscrivere un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, il 14,56% della capitalizzazione attuale di Unipol (-0,99% a € 23,93).
Risorse che serviranno per comprare il perimetro di MPS che Intesa scorporerà in caso di successo dell’offerta: circa 630 filiali quindi, con una raccolta diretta di 55 miliardi, impieghi per 42 mld, Asset ponderati per il rischio (RWA) per 20 mld, 2 milioni di clienti e il marchio di MPS che quindi rinascerebbe con tutto il perimetro di BPER che in un secondo momento li comprerebbe (in caso di via libera dei soci).
Il corrispettivo ipotizzato per questo perimetro è stato posto a massimi 3,5 miliardi, quindi l’aumento di Unipol da 2,5 miliardi ne coprirà gran parte.
Per questo è stato blindato.
Unipol non solo ha indicato da subito l’impegno delle maggiori cooperative azioniste rappresentanti il 49% circa del capitale a sottoscrivere il pro-quota dell’aumento, ma ha anche ottenuto un pre-underwriter agreement da JP Morgan. In pratica è l’impegno della banca americana, probabilmente con altri investitori che saranno coinvolti nella formazione di un consorzio di garanzia che sottoscriverebbe l’eventuale inoptato dell’aumento di capitale della compagnia. Blindato appunto.
A quel punto la palla passerà a Bper (-1,25% a € 13,398) che ai corsi di oggi vale quasi 29 miliardi di euro quindi ben più dei 17,2 miliardi di Unipol che però è il suo socio di riferimento con il 20% circa del capitale e ha avuto un peso non indifferente nelle sue strategie più recenti, a partire dalla conquista e dell’integrazione della Banca Popolare di Sondrio.
Asset non secondario, ma neanche unico pilastro di questa complessa narrativa, è Generali (-0,23% a € 42,77). Sui record ormai vale oltre 65,6 miliardi di euro, comunque molto meno degli oltre 103 miliardi di capitalizzazione di Intesa a bocce ferme e meno ancora se si aggiungessero i 13,6 miliardi di MPS e quindi i 21,58 miliardi di Mediobanca.
Sapendo che l’attenzione sarebbe subito andata al Leone di Trieste che negli ultimi decenni per il 13% circa del suo capitale in mano a Mediobanca le ha fornito una leva formidabile di business e al contempo si è così difesa tramite questa partecipazione dalle pressioni esterne, Carlo Messina, l’attento ad di Intesa, ha evidenziato che la banca ha accumulato anche una partecipazione del 3,01% sulla compagnia assicurativa: è solo un investimento azionari cui si aggiunge un derivato di copertura sulle stesse quote, ma chissà domani…
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Risiko MPS, Banco BPM resta indietro e spuntano altri dossier del comparto bancario
I lavori proseguono insomma e oggi passano da Unipol, ma nel frattempo il resto del panorama non è immutevole. Credit Agricole è salito fin sotto la soglia del 30% del Banco BPM (-1,83% a € 15,03) che sembra rimasto profondamente spiazzato dall’offerta di Intesa per una Banca MPS su cui aveva annunciato una proposta di fusione tra pari e un negoziato per un merger. A distanza di settimane il piano non si è concretizzato e con Banco BPM che vale circa 23,19 mld contro i 13,62 mld di Banca MPS sarebbe più che necessario. Su questi valori MPS vale troppo di meno del Banco, mentre se si sommassero i 21,58 mld di Mediobanca si arriverebbe a 35 miliardi che invece sarebbero una capitalizzazione troppo superiore ai 23 miliardi di BPM: insomma merger of equals in che senso?
Intanto diverse partite meno virtuose si realizzano a Milano con Banca CF+ su Banca Sistema, la crisi di Banca Progetto, quella di Banca BFF e ora persino Banca Ifis. C’è tanto da aprire nuovi carteggi che in altre fasi andrebbero all’apertura della cronaca finanziaria.
Senza considerare Unicredit (-1,13% a € 77,31 euro): oltre le migliori previsioni ha raggiunto con i derivati fisici su Commerzbank un 42,5% del capitale che è più probabile che diventi controllo di fatto in assemblea, che non il contrario (copyright dell’ad Andrea Orcel). L’8 luglio si dovrebbe conoscere l’esito definitivo della proroga dell’offerta per i ritardatari, ma già così il quadro si compone e in pratica impone un negoziato al governo tedesco. Ma questo è già un altro dossier…
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