«Non voglio solo cantare e ballare, voglio costruire un mondo artistico»


C’è un momento, nella carriera di un artista K-pop, in cui il palco smette di essere soltanto una prova di precisione e diventa una dichiarazione d’identità. Per Rocky, ex membro degli ASTRO e oggi artista solista, quel momento coincide con una parola: espansione.

Espansione come movimento geografico, perché la sua prima esibizione in Europa segna un passaggio simbolico nel rapporto con i fan internazionali. Espansione come linguaggio artistico, perché Rocky non si racconta più soltanto come cantante e performer, ma come autore, produttore e creatore capace di pensare la musica, la coreografia, la regia e il messaggio come parti di un’unica visione. Espansione, soprattutto, come consapevolezza: quella di chi ha attraversato anni di disciplina, palchi, attese e ripartenze, e oggi vuole assumersi una responsabilità più profonda su tutto ciò che porta il suo nome.

La sua carriera è sempre stata legata a una presenza scenica potentissima, a una tecnica riconoscibile, a un modo di stare sul palco che unisce controllo e intensità. Ma nel 2026 Rocky sembra voler spostare il baricentro più avanti: non basta eseguire perfettamente una coreografia, dice. Quello che conta è riuscire a trasmettere l’emozione e l’energia di quel preciso momento al pubblico.

Il rapporto con i fan resta il cuore del suo racconto. Sono loro, spiega, la sua fonte di ispirazione più grande, la forza che lo riporta sul palco anche nei periodi più faticosi, il motivo per cui ogni scelta creativa diventa una forma di comunicazione. In un’industria globale come quella del K-pop, Rocky legge anche un cambiamento più ampio: dieci anni fa il pubblico internazionale guardava soprattutto alla musica e alla performance; oggi cerca di capire la lingua, il cibo, i drama, la moda, la beauty culture, la quotidianità coreana e perfino le emozioni culturali che stanno dietro a una canzone.

È qui che il suo percorso personale si intreccia con quello dell’Hallyu contemporanea. Rocky non vuole essere solo un artista da guardare, ma un artista da attraversare: nei suoi brani, nelle sue performance, nella costruzione di un immaginario che tenga insieme energia, sincerità e crescita. Per chi lo scoprirà per la prima volta a Gardaland, il brano da cui partire è Find Me, una canzone che per lui racchiude il ritorno sul palco come solista e la gratitudine verso i fan.

Tra parchi divertimento, ricordi d’infanzia e nuove città ancora da raggiungere, Rocky guarda all’Europa non come a una tappa qualsiasi, ma come a un nuovo spazio emotivo. «Se ci sono fan che mi aspettano, voglio assolutamente andarci», racconta. E forse è proprio questa la chiave della sua fase attuale: non una carriera arrivata a destinazione, ma un viaggio che continua ad allargarsi.

Panorama ha parlato con lui in un incontro esclusivo a Gardaland.

Rocky: «Non voglio solo cantare e ballare, voglio costruire un mondo artistico»

Questa sarà la tua prima performance in Europa. Cosa ti emoziona di più del poter finalmente incontrare di persona i fan europei?

«Il solo fatto di esibirmi in Europa per la primissima volta ha per me un significato incredibilmente profondo. Ciò che attendo di più è incontrare personalmente i fan che hanno aspettato la mia musica e le mie performance da così lontano. Anche se sono sempre stato profondamente grato per il sostegno ricevuto online, credo che ci sia un livello di emozione completamente diverso quando si incrociano gli sguardi e si condivide energia nello stesso identico spazio fisico. Poiché questa è la mia prima performance europea, sarà senza dubbio un momento che resterà con me a lungo, e voglio creare bei ricordi anche per i fan».

L’Italia è diventata uno dei mercati K-pop più appassionati d’Europa. Qual è finora la tua impressione dei fan italiani?

«Ho sempre avuto l’impressione che i fan italiani siano incredibilmente appassionati e straordinariamente sinceri nel modo in cui esprimono i loro sentimenti. Anche prima di incontrarli di persona, potevo già percepire un’enorme quantità di energia dal sostegno che mi mandavano attraverso i social media e i messaggi. Al di là del loro amore per il K-pop, ho potuto sentire davvero una sincerità calorosa nel modo in cui fanno il tifo per un artista. Non vedo davvero l’ora di vivere in prima persona quell’energia incredibile sul palco di Gardaland questa volta».

Sei conosciuto per la tua incredibile presenza scenica e per le tue capacità nella danza. Prima di una grande performance, qual è la cosa che fai sempre nel backstage?

«Prima di salire sul palco, mi assicuro sempre di riscaldarmi a fondo e di prendermi del tempo per concentrarmi ascoltando la musica. Poiché la condizione fisica è assolutamente vitale per una performance, cerco di gestire la tensione attraverso lo stretching e gli esercizi di respirazione. Poi, subito prima di salire sul palco, mi prendo un momento per ricordare a me stesso quale energia voglio trasmettere ai fan quel giorno. Credo che, più che eseguire semplicemente la coreografia in modo impeccabile, ciò che conta davvero sia che l’emozione e l’energia di quello specifico momento arrivino pienamente al pubblico».

Guardando oggi al tuo percorso, qual è secondo te la più grande differenza tra il Rocky che ha debuttato e il Rocky che vediamo nel 2026?

«Nei primi giorni dopo il mio debutto, avevo un desiderio fortissimo di mostrare un’immagine perfetta sul palco. Allora la mia attenzione era rivolta esclusivamente a fare del mio meglio assoluto all’interno del ruolo che mi era stato dato e a cercare costantemente di migliorare. Ora, nel 2026, credo di guardare alla musica e al palco con una prospettiva molto più ampia. Non penso più soltanto alla performance in sé; mi ritrovo a riflettere direttamente e profondamente sulla musica, sul concept, sulla regia e sul messaggio, dando più pensiero a che tipo di artista voglio essere ricordato. La differenza più grande, direi, è il senso di responsabilità. Oggi voglio assumermi una responsabilità molto più profonda per tutto ciò che viene presentato sotto il mio nome».

Come artista, cosa ti ispira di più in questo periodo: la musica, i film, i libri, i viaggi o la vita quotidiana?

«Ultimamente sento che la mia più grande ispirazione viene dai fan. Il sostegno che mi mandano, l’energia che sento sul palco e il modo in cui mi aspettano diventano tutti un’immensa fonte di forza quando faccio musica e preparo le performance. Naturalmente traggo molta ispirazione anche dalla musica, dai film, dai viaggi e dalla vita quotidiana. Tuttavia, finisco sempre per pensare a come quelle ispirazioni possano essere infine trasmesse come emozioni ai miei fan. È per questo che credo che la più grande ispirazione per me, in questo momento, sia proprio l’istante in cui mi connetto con loro».

Hai lavorato come cantante, performer, autore e creator. Quale lato di te sei più entusiasta di sviluppare in futuro?

«Andando avanti, voglio sviluppare ulteriormente la mia identità sia come artista sia come produttore. Oltre a essere qualcuno che canta e balla, voglio diventare un artista capace di progettare ed esprimere personalmente l’interezza della musica e del palco. In particolare, voglio creare un’esperienza di concerto in cui la musica che realizzo, la performance e la regia del palco si colleghino tutte in modo fluido come un’unica storia coerente. Piuttosto che mostrare i diversi lati di me stesso in modo isolato, voglio continuare a crescere affinché possano unirsi tutti e completare un colore artistico distinto».

Molti fan ammirano la tua disciplina e la tua etica del lavoro. Qual è il miglior consiglio che tu abbia mai ricevuto durante la tua carriera?

«Il consiglio più memorabile che ho ricevuto è: “Chi resiste fino alla fine è colui che, alla fine, riesce a mostrare il proprio valore”. Anche se il talento è senza dubbio importante, credo che la forza di continuare a presentarsi con costanza e perseverare nel tempo sia ciò che conta davvero. Nel corso della mia carriera ci sono stati momenti straordinari, ma anche inevitabili momenti difficili. Ho capito che scegliere di non arrendersi in quei periodi duri, continuare a prepararsi e tornare sul palco è ciò che alla fine rende un artista più resiliente. È per questo che cerco sempre di camminare sulla mia strada senza farmi scuotere facilmente».

Il K-pop è diventato un fenomeno davvero globale. Cosa pensi che i fan internazionali capiscano oggi della Corea che forse dieci anni fa non capivano?

«Mentre circa dieci anni fa il K-pop era conosciuto principalmente per la musica e le performance, oggi la comprensione globale della cultura coreana nel suo insieme sembra essersi ampliata in modo significativo. Sempre più persone mostrano un interesse profondo non solo per la musica, ma anche per la lingua coreana, il cibo, i drama, la moda, la beauty, e lo stile di vita quotidiano. In particolare, è davvero impressionante vedere che i fan non si limitano a consumare K-pop, ma cercano attivamente di capire le emozioni sottostanti e i background culturali che ci sono dietro. Sembra che i sentimenti e i modi di espressione propriamente coreani vengano ormai accolti in modo molto più naturale. Grazie a questi cambiamenti, credo che per me, come artista, siano cresciute enormemente le possibilità di trasmettere una gamma più ampia e più diversificata di storie».

Se qualcuno scoprisse Rocky per la prima volta a Gardaland, quale canzone consiglieresti come introduzione perfetta alla tua musica?

«A chi mi scopre per la primissima volta consiglierei vivamente la mia canzone Find Me. Questo brano racchiude davvero le mie emozioni più sincere mentre mi preparavo a tornare sul palco come artista solista, insieme alla mia massima sincerità verso i fan. Credo che sia una canzone che permette di sentire non soltanto la pura energia della performance, ma anche il tipo esatto di emozioni e storie che desidero riversare nella mia musica. Attraverso Find Me, spero che gli ascoltatori possano conoscere ROCKY come artista a un livello molto più profondo».

Stai visitando uno dei parchi divertimento più famosi d’Italia. Ci sono parchi divertimento o luoghi della tua infanzia a cui sei legato da ricordi speciali?

«Ho ricordi vividi di quando da bambino andavo nei parchi divertimento: ero pieno di entusiasmo e traboccante di energia per tutto il giorno. Anche se mi piaceva salire sulle attrazioni, ciò che amavo ancora di più era l’atmosfera speciale, magica, che lo spazio stesso offriva. In questo senso, Gardaland è un luogo per cui sono incredibilmente emozionato. Poiché non è solo una sede di concerto convenzionale, ma uno spazio in cui tantissime persone si riuniscono per creare ricordi felici, potermi esibire al suo interno mi sembra ancora più straordinario. Spero davvero che questa prossima performance diventi un momento che resti nel cuore dei miei fan per moltissimo tempo, proprio come un prezioso ricordo d’infanzia legato a un parco divertimento».

Esibirsi sul palco richiede molta energia. Cosa ti dà energia quando la vita diventa piena di impegni o stressante?

«Senza dubbio, la mia più grande fonte di energia è il sostegno dei fan. Anche quando sono impegnato ed esausto, il semplice ricordare le parole che mi mandano o i momenti che abbiamo condiviso durante una performance ricarica immediatamente il mio spirito. Allo stesso tempo, è fondamentale anche prendermi del tempo per mettere in ordine i pensieri ascoltando musica o muovendo il corpo da solo. In realtà, spesso mi ritrovo a recuperare energia proprio attraverso l’atto di ballare o creare musica. In definitiva, continuare a fare ciò che amo davvero sembra essere il modo più importante in cui mi ricarico».

C’è una città nel mondo in cui sogni di esibirti un giorno e che non hai ancora visitato?

«Ci sono ancora tantissime città che non ho avuto l’occasione di visitare, quindi è davvero difficile sceglierne solo una. Mi piacerebbe esibirmi in varie città in Europa e connettermi personalmente con i fan in ancora più Paesi. Qualunque sia la città, finché ci sono fan che mi aspettano, voglio assolutamente andarci. Esibirsi in una nuova città è per me un’opportunità preziosa per vivere in prima persona la cultura unica del posto e l’energia incredibile dei fan locali».

I social media permettono agli artisti di comunicare ogni giorno con i fan. Qual è qualcosa che i fan sanno di te online, e qual è qualcosa che ancora non sanno?

«Sento che i miei fan sanno molto bene quanto io sia davvero sincero quando si tratta del palco e del mio lavoro. Poiché attraverso i social media condivido gradualmente scorci della preparazione delle performance, della produzione musicale e della vita quotidiana, penso che colgano davvero quel lato di me. Tuttavia, credo che ci siano ancora molti lati di me che i fan devono ancora scoprire pienamente. Quando sono da solo, in realtà penso molto e tendo a riflettere a lungo anche sui dettagli più piccoli. Il lato luminoso ed energico sono sicuramente io, ma anche il tempo che passo a contemplare e prepararmi in silenzio è una parte cruciale di ciò che sono. Andando avanti, mi piacerebbe mostrare gradualmente anche questi lati più naturali e non filtrati di me stesso».

Guardando al futuro, che tipo di artista vorresti che le persone descrivessero Rocky tra dieci anni?

«Anche tra dieci anni voglio essere ricordato come “un artista che non ha mai perso il proprio colore unico”. Anche se il mio stile musicale o la mia presenza scenica potranno evolversi nel tempo, spero che il fatto che io sia completamente sincero verso il palco rimanga assolutamente invariato. Voglio anche restare un artista che non smette mai di crescere. Piuttosto che rimanere fermo in un solo punto, voglio continuare ad affrontare nuove sfide ed essere un artista che costruisce e accumula tempo prezioso insieme ai fan. Soprattutto, voglio essere ricordato come qualcuno che trasmette alle persone energia positiva e sincerità autentica».

Infine, se potessi descrivere il capitolo attuale della tua vita con una sola parola, quale sarebbe e perché?

«Se dovessi esprimere il mio capitolo attuale con una sola parola, vorrei dire “Espansione”. Come artista solista, sto creando personalmente la mia musica e il mio palco, e sento sinceramente che il mio mondo si sta allargando mentre incontro fan in nuovi Paesi. Inoltre, anche le mie capacità come artista, produttore e creator si stanno gradualmente espandendo. Piuttosto che considerarla una fase conclusa, la vedo come un viaggio continuo di ampliamento e crescita. È per questo che credo che la parola che si adatti meglio a me in questo momento sia “Espansione”».


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 Marianna Baroli

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