costi reali e come iniziare


L’ultimo report di Startup Geeks traccia l’identikit del nuovo startupper: un giovane trentenne desideroso di diventare autonomo e di crescere, innanzitutto come persona. Ma quanto costa aprire una startup in Italia? Il costo varia in funzione dell’attività imprenditoriale che si desidera avviare, dalle scelte che si compiono nella fase iniziale, dall’area geografica. Ma c’è una cosa che accomuna tutte le iniziative: senza un progetto in grado di essere sostenibile nel tempo, le start up nascono ma poi falliscono.

Ecco come calcolare le spese, gli errori da non commettere e i preziosi consigli di Manuel Urzì, COO & head of growth di Startup Geeks, per partire col piede giusto.

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Chi può aprire una start up e cosa bisogna fare

“Si tende a immaginare la nascita di una startup come una sequenza di adempimenti amministrativi, ma in realtà il percorso parte molto prima della costituzione della società”, spiega Manuel Urzì a Partitaiva.it.

“Il primo passaggio – ci dice – è capire se il problema che vogliamo risolvere esiste davvero e se vale la pena costruire una soluzione. Solo dopo aver raccolto feedback dal mercato ha senso sviluppare un MVP, cioè una prima versione del prodotto, da testare con utenti reali. Il test deve produrre una risposta leggibile: il cliente torna? Paga? Consiglia il prodotto? Accetta di cambiare il proprio comportamento? Senza una metrica definita prima dell’esperimento, si rischia di interpretare qualsiasi risultato come positivo”.

Manuel Urzì

A detta dell’esperto, solo se arrivano le prime validazioni si potrà lavorare sul modello di business, sui canali di acquisizione dei clienti e sulla sostenibilità economica del progetto. “Solo a quel punto – continua – diventano centrali la costituzione della società, gli accordi tra i soci e, successivamente, l’eventuale ricerca di investitori”.

Non a caso oggi in Italia sono registrate oltre 12.000 startup innovative. “È un dato che racconta un ecosistema dinamico, ma anche una sfida: il vero tema non è quante startup nascano, bensì quante riescano a superare la fase iniziale, trovare il proprio mercato e trasformarsi in imprese solide”. Secondo Urzì, infatti, l’errore più comune è invertire questo percorso, cercando investitori prima ancora di aver validato il prodotto: “In realtà, il mercato rappresenta sempre la prima forma di investimento e la prima prova della bontà di un progetto”.

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Cos’è una startup

Ma cos’è una startup? A differenza delle imprese tradizionali, le startup si basano su un modello scalabile e unico e nascono con l’obiettivo di inseguire l’innovazione. Proprio per questo motivo sono anche note come startup innovative.

È bene ricordare che rientrano nella definizione di startup innovative le imprese aventi residenza in Italia (o altro Paese facente parte dello spazio economico europeo, ma con sede produttiva o filiale in Italia) costituite da non più di cinque anni, con fatturato annuo inferiore ai cinque milioni di euro, non risultanti da fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda, non quotate, che non distribuiscono utili e con oggetto sociale orientato a sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti o servizi ad alto valore tecnologico.

SRL, SRLS, SPA o società cooperativa

L’apertura di una startup prevede costi molto simili all’apertura di società di capitale, come le SRL e le SRLS tradizionali. Queste, infatti, si possono costituire sia sotto forma di società a responsabilità limitata, o SRL, sia sotto forma di società a responsabilità limitata semplificata, nota come SRLS. Inoltre è possibile costituire anche come SPA o società cooperativa.

Una volta sviluppata l’idea di business, prima di tutto bisogna scegliere la forma di società da costituire, tenendo presente che uno dei requisiti principali per l’avvio di una startup è che questa sia costituita con la forma giuridica di società di capitali. Le principali differenze tra SRL e SRLS riguardano:

  • lo statuto;
  • i costi per l’avvio della startup;
  • il capitale sociale minimo e massimo;
  • limitazioni per i soci;
  • i conferimenti;
  • le imposte.

Tuttavia, nonostante una forma possa apparire più conveniente rispetto all’altra, in realtà SRL e SRLS presentano diversi vantaggi e svantaggi. Infatti, se da una parte le SRLS richiedono costi di avvio inferiori, le SRL sono caratterizzate da una maggiore flessibilità.

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Chi finanzia una startup? Ecco perché il capitale non è il problema principale

Prima di iniziare a sostenere le prime spese, sono previsti alcuni passaggi fondamentali per la costituzione di una startup. Il primo passaggio è quello di preparare tutti i documenti necessari per avviare una startup, vale a dire:

  • atto costitutivo;
  • statuto.

Il secondo passaggio previsto dalla procedura di costituzione di una startup è quello dell’atto del notaio che, per chi vuole aprire una SRL innovativa online, può avvenire anche attraverso una videoconferenza. Nella procedura è prevista anche l’apertura della partita IVA, oltre alla creazione di una casella di posta elettronica certificata (PEC) dedicata alla società e alla richiesta della firma digitale per l’amministratore. Si procede, poi, con l’iscrizione al Registro delle imprese.

Il capitale minimo

Per quanto concerne il capitale minimo per una start up innovativa, la procedura prevede il versamento del capitale sociale, che per le SRL deve essere di almeno un euro ma che per le SRLS non può superare i 9.999 euro. Nel caso in cui il capitale fosse di almeno diecimila euro, è necessario versare almeno il 25% di tale valore. È possibile anche conferire beni o servizi o comunque qualsiasi bene suscettibile di valutazione economica.

“Il tema del capitale è importante – sottolinea Urzì – ma oggi non è l’unico, e forse non è nemmeno il principale. Molte startup faticano soprattutto a trovare i primi clienti, attrarre competenze, costruire relazioni con investitori qualificati e orientarsi all’interno di un ecosistema ancora molto frammentato”.

Negli ultimi anni l’Italia ha visto crescere il numero di startup innovative, ma il vero obiettivo dovrebbe essere aumentare quelle che riescono a superare i primi anni di vita e a trasformarsi in aziende solide. Per riuscirci, secondo Urzì, serve un ecosistema capace di accompagnare gli imprenditori nelle fasi iniziali, quando le decisioni pesano di più e gli errori possono compromettere il progetto.

“Per questo – spiega – negli ultimi mesi abbiamo iniziato a parlare sempre più di smart capital. In Italia operano poco più di 1.600 business angel, un numero ancora distante dai principali ecosistemi europei, e tra il 2018 e il 2022 solo il 10% dei round di investimento ha visto la partecipazione di business angel, circa il 40% in meno della media europea. Il punto, però, non è solo aumentare il numero degli investitori, ma far crescere una comunità di persone capaci di mettere a disposizione competenze, esperienza e relazioni insieme al capitale. È questo il tipo di investimento che fa davvero la differenza nelle fasi iniziali di una startup”.

Parallelamente servirebbe una maggiore integrazione tra università, imprese, investitori e istituzioni, oltre a una semplificazione degli strumenti di supporto già esistenti: “Le risorse non mancano – aggiunge – ma spesso sono difficili da individuare o arrivano quando le startup hanno già superato la fase più delicata”. Conoscere quale sarà la spesa da affrontare prima di costituire una startup resta quindi fondamentale sia per cercare finanziamenti, sia per capire quale sarà il capitale da investire in un primo momento.

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Come si inizia una start up: gli errori da non commettere

Quali consigli dare a un giovane che desiderasse aprire una startup? Urzì non ha dubbi: “Il primo consiglio che darei è di non partire dall’idea, ma dal problema. Molti aspiranti founder arrivano convinti di avere trovato l’intuizione giusta, quando in realtà la domanda più importante è un’altra: esiste davvero qualcuno disposto a pagare perché quel problema venga risolto? Oggi questo passaggio è ancora più importante perché l’intelligenza artificiale ha ridotto radicalmente il costo di costruire un prodotto ma non quello di scegliere il problema sbagliato. Anzi, il rischio è sviluppare molto velocemente una soluzione che nessuno desidera davvero”.

La validazione del mercato

Secondo Urzì è un errore che si vede spesso anche in Startup Geeks. “Chi è alle prime armi tende a dedicare mesi allo sviluppo del prodotto, del logo o del business plan senza aver parlato con i potenziali clienti. La validazione arriva troppo tardi, quando si è già investito tempo, energie e denaro. Invece il confronto con il mercato dovrebbe essere il primo passo, non l’ultimo. La validazione serve proprio a cercare evidenze che possano smentire le nostre ipotesi”. In buona sostanza, è più utile chiedere come il problema viene risolto oggi, quanto costa e quando si è verificato l’ultima volta, invece di domandare se qualcuno userebbe il prodotto in futuro.”Il punto non è cambiare continuamente direzione – chiosa – ma trattare l’idea iniziale come un’ipotesi da verificare, non come un’identità da difendere”.

L’importanza relativa del capitale

Urzì torna poi sul tema dei capitali. Un altro errore frequente è pensare che fare startup significhi semplicemente raccogliere investimenti: “I capitali sono uno strumento, non il traguardo. Prima bisogna dimostrare di aver individuato un problema reale, costruito una soluzione credibile e iniziato a ottenere le prime evidenze dal mercato. I complimenti, i follower e le registrazioni gratuite non rappresentano necessariamente una validazione. Il segnale diventa più forte quando il cliente investe qualcosa: denaro, tempo, dati o la disponibilità a cambiare un’abitudine”, conclude.

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Quante start up falliscono e il ruolo giocato dal team

Dal report “La nuova imprenditorialità italiana 2026”, realizzato da Startup Geeks su oltre 800 aspiranti imprenditori, emerge che l’età media di chi vuole fare impresa è salita a 34 anni. “Non parliamo più soltanto di neolaureati – commenta l’esperto – ma di professionisti che decidono di mettere a frutto competenze già maturate”.

Il documento, inoltre, evidenzia come sia quasi raddoppiata la quota di persone che vuole cambiare completamente settore professionale, passata dal 5,65% al 10,10% in un solo anno. E un altro dato sfata un luogo comune: solo il 6,1% indica il guadagno come motivazione principale per avviare un’impresa, mentre crescono autonomia, realizzazione personale e qualità della vita come obiettivi prioritari.

L’importanza dei soci e del networking

Secondo Urzì c’è poi un aspetto di cui si parla ancora troppo poco: il team. “Una startup – spiega – raramente cresce grazie a una sola persona. Servono competenze complementari, fiducia reciproca e la capacità di affrontare insieme momenti di forte incertezza. Le migliori idee possono fallire se i soci non condividono obiettivi, responsabilità e aspettative. Molte startup non entrano in crisi perché i soci non vanno d’accordo, ma perché non hanno stabilito cosa accadrà quando non saranno d’accordo: chi decide, chi lavora a tempo pieno, quale rischio economico è disposto a sostenere ciascuno e cosa succede se una persona vuole uscire”.

Altro consiglio che Urzì darebbe a un aspirante startupper è quello di uscire dalla logica del “facciamo tutto da soli”. “Oggi – spiega – esistono incubatori, community, mentor e reti di imprenditori che permettono di confrontarsi con chi ha già affrontato gli stessi problemi. L’innovazione non cresce in isolamento: cresce quando competenze, esperienze e relazioni si incontrano. Anche l’intelligenza artificiale racconta bene il momento che stiamo vivendo”.

Dal report di Startup Geeks, non a caso, viene fuori che sei aspiranti founder su dieci ritengono che l’AI riduca significativamente i tempi necessari per validare un’idea e il 58% dichiara di essere diventato più produttivo grazie a questi strumenti. Allo stesso tempo, però, il 39% ritiene che nessuna tecnologia possa sostituire il valore di relazioni, confronto e accesso a un network qualificato. “È una conferma del fatto che fare impresa resta, prima di tutto, un percorso umano”, dice Urzì.

Quanto costa avviare una startup in Italia?

In tutto il mondo le spese da sostenere per aprire una startup sono le più varie, passando da poche decine di dollari e arrivando anche a sfiorare i 10.000 dollari: in alcuni Paesi costituire una startup costa meno di 90 euro.

Aprire una start up in Italia costa più che in altri Paesi del mondo: il nostro è il Paese europeo in cui costa di più avviare un’impresa, quasi dieci volte in più rispetto ad altri Stati come la Germania. Un dato che non ha comunque impedito a imprese innovative come Satispay o Casavo di raggiungere il successo. Nonostante il triste primato, poi, vi sono numerose agevolazioni dedicate proprio alle startup, sia per quanto concerne le tasse sia per i finanziamenti dell’attività, oltre ad alcuni costi da cui le startup innovative sono esentate.

Bisogna inoltre calcolare il fatto che anche all’interno dello stesso Paese ci sono costi differenti da affrontare in base alla zona in cui ci si trova. E in questo caso il Nord si dimostra ancora una volta più costoso rispetto al Meridione, soprattutto per quanto riguarda le spese medie per il notaio.

Imposta di registro

Uno dei primi costi che una startup dovrà sostenere è l’imposta di registro, anche nota come imposta sulla registrazione degli atti. Detta imposta, disciplinata dal Dpr n. 131/1986 (Testo Unico dell’imposta di registro), fornisce un’entrata fiscale allo Stato per il servizio offerto ai privati.

Infatti, serve a conservare traccia di particolari atti in modo da conferirgli certezza giuridica. L’imposta è pari a 200 euro ed è prevista sia per la costituzione di una SRL innovativa che di una SRLS innovativa.

Tassa di concessione governativa

La tassa di concessione governativa per vidimazione libri sociali è una tassa applicata dall’Agenzia delle Entrate per le società di capitali.

Questa corrisponde a 309,87 euro, a cui vanno aggiunti i 16 euro per la marca da bollo. Anche il pagamento di questa tassa è previsto per entrambe le forme di startup innovative, SRL e SRLS.

Diritti camerali

I diritti camerali sono tributi pagati allo Stato da parte di tutti i soggetti iscritti al Registro delle Imprese, da corrispondere annualmente alla Camera di commercio di riferimento.

Il diritto camerale ammonta a 130 euro durante la costituzione dell’impresa, ma l’importo può variare in base alla Camera di commercio. Infatti, si possono applicare maggiorazioni anche fino al 20%. Per quanto riguarda gli anni successivi, la spesa varia in base al volume d’affari della società.

Le startup innovative sono tuttavia esentate dal pagamento di questa spesa: hanno infatti diritto all’esenzione dal pagamento del diritto annuale per un periodo da due a cinque anni.

Costi notarili

Il costo del notaio per aprire una SRL innovativa può andare dai 1.000 ai 1.700 euro, in base al professionista, a cui va aggiunta anche l’IVA al 22%. L’onorario notarile varia anche in base alla provincia e alla città. Questo costo è previsto per l’apertura di una SRL innovativa, mentre le SRLS non hanno costi notarili.

Differenze sui costi tra SRL innovativa e SRLS

Avviare una startup prevede dei costi importanti, soprattutto in Italia. Tuttavia, sono presenti delle agevolazioni dedicate alle startup innovative come l’accesso gratuito e semplificato al Fondo di garanzia e finanziamenti agevolati.

Per riassumere, vediamo quanto costa aprire una startup in forma di SRL e di SRLS attraverso la tabella sottostante.

Tipo di spesa Startup innovativa SRL Startup innovativa SRLS
Imposta di registro 200 euro 200 euro
Tassa di concessione governativa 309,87 euro + 16 di bollo 309,87 euro + 16 di bollo
Spese notarili Da 1.000 a 1.700 euro + Iva 22% Non previste
Totale Da circa 1.750 a circa 2.600 euro Circa 525 euro

Importi relativi ai soli adempimenti costitutivi. Non sono compresi capitale sociale, PEC, firma digitale ed eventuali ritenute d’acconto.

È chiaro che le startup innovative SRLS sono portate ad affrontare costi molto più bassi rispetto alle startup costituite sotto forma di SRL. Tuttavia, i costi da sostenere dopo la costituzione sono pressoché identici.

A questi costi bisogna, poi, aggiungere la spesa legata all’apertura di una casella di posta elettronica certificata (PEC), che si aggira intorno ai cinque euro più Iva l’anno. Anche la firma digitale ha un costo che varia in base all’ente scelto per l’ottenimento: questo costo può andare da un minimo di 25 euro ma può anche superare i 100 euro.

Oltre ai costi legati alla burocrazia non bisogna dimenticare quelle spese legate all’attività vera e propria. Questi costi possono variare in base al modello di business e all’operatività scelta per la startup. Tuttavia, in genere i costi principali da sostenere sono:

  • affitto e utenze del locale;
  • licenze software e prodotti hardware;
  • attrezzature;
  • personale dipendente;
  • pubblicità.

Nel calcolo per capire quanto costa aprire una startup non bisogna dimenticarsi del capitale sociale. Nonostante questo possa essere di almeno un euro, in una visione più realistica e credibile l’importo da versare sarà molto più elevato, perché rappresenta una garanzia per i creditori. In più, se la società ha un capitale inferiore a 10.000 euro o un solo socio, il capitale va versato tutto anziché il 25%. Di conseguenza, per aprire una startup bisogna calcolare mediamente un costo di almeno 5.000 euro per le SRL, mentre potrà essere più basso nel caso delle SRLS.

Scelta del codice ATECO, fondamentale per finanziamenti e regime fiscale

Un altro aspetto da considerare è quello che riguarda la partita IVA: per ogni nuova attività bisogna aprire entro 30 giorni una partita IVA, individuando il codice ATECO corretto, per la gestione fiscale dell’impresa. Anche in caso di startup è necessario rivolgersi all’Agenzia delle Entrate, oppure a un consulente come un dottore commercialista, per l’aspetto fiscale.

La nuova classificazione ATECO 2025 ha portato con sé importanti novità nel mondo delle start up: i nuovi codici hanno tenuto conto di quella che è stata l’evoluzione dell’economia digitale e hanno permesso di classificare in maniera più specifica le start up innovative.

Se da un lato la scelta del codice ATECO dipende dalla natura stessa della start up e dall’attività a essa collegata, dall’altro questo passaggio merita di essere fatto con la massima attenzione, poiché al codice ATECO sono collegati sia specifici finanziamenti o agevolazioni, sia l’attribuzione di determinati regimi fiscali.

Sviluppo software e app

  • 62.10.00 – Attività di programmazione informatica (sviluppo software, app mobili, sistemi IA e ML, IoT)
  • 62.20.10 – Attività di consulenza informatica
  • 62.90.09 – Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informazione e dell’informatica

Web e piattaforme online

  • 63.10.10 – Fornitura di infrastrutture informatiche, hosting e attività connesse (cloud, blockchain)
  • 63.91.00 – Attività dei portali di ricerca sul web
  • 63.92.00 – Altre attività dei servizi di informazione

E-commerce e marketplace

  • 47.91.10 – Commercio elettronico diretto
  • 47.91.20 – Gestione di marketplace e piattaforme di intermediazione online
  • 47.91.30 – Commercio elettronico con modello dropshipping

Digital marketing e comunicazione

  • 73.11.02 – Agenzia di marketing digitale
  • 73.11.03 – Servizi SEO e SEM
  • 73.11.04 – Social media marketing e gestione community
  • 73.11.05 – Content marketing e content creation

Quanto costa aprire una startup: domande frequenti

Quanti soldi servono per avviare una startup?

Per avviare una startup si spendono dai 500 agli oltre 2.600 euro, come illustrato dalla tabella di sintesi dei costi. L’investimento iniziale per una SRL innovativa può superare anche i 10.000 euro per coprire tutte le spese. Avviando, invece, una SRLS si affrontano spese inferiori al momento della costituzione.

Come si apre una startup?

Il procedimento per l’avvio di una startup parte dalla creazione dello statuto e dell’atto costitutivo, seguito dall’apertura della partita IVA. Si procede con la firma di un notaio e con l’iscrizione al Registro delle imprese.

Costa meno aprire una SRL innovativa o una SRLS innovativa?

I costi legati alla burocrazia previsti per le startup costituite come SRL sono più elevati rispetto a quelli previsti per le startup nate come SRL semplificate.


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 Patrizia Penna

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