Su Instagram sta emergendo un nuovo filone di travel content: profili di creator e viaggiatori che scelgono di intraprendere viaggi estremi, verso destinazioni sotto avviso di sicurezza, aree a rischio o regioni interessate da tensioni geopolitiche, fino a Paesi governati da regimi autoritari. Su questi profili vengono pubblicati video che fungono da diari di viaggio, condivisi con la community per documentare esperienze che la maggior parte dei viaggiatori non farà mai.
Ian Andersen, conosciuto online come @ridewithian, è un content creator americano che sta attraversando il mondo in bicicletta nel tentativo di stabilire un record di resistenza su sette continenti. Ha già completato una traversata dell’Africa e ha viaggiato a lungo in diverse aree dell’Asia e del Medio Oriente, documentando anche la sua permanenza in Iran e Afghanistan. Sul suo profilo racconta le esperienze vissute on the road: dalle condizioni meteorologiche estreme ai metodi di manutenzione della bicicletta, fino alle tensioni geopolitiche dei Paesi che attraversa. Il 13 giugno 2025, mentre si trovava in Iran, una serie di attacchi aerei israeliani ha colpito diversi siti in tutto il Paese, alcuni dei quali a poco più di 95 km di distanza da lui.
Lo stesso giorno Andersen ha pubblicato su Instagram un video per aggiornare il suo pubblico: «Ho comunque intenzione di proseguire, come previsto. Dobbiamo passare per Teheran. Credo che stasera ci fermeremo prima di arrivare in città, per ridurre al minimo il tempo trascorso nella capitale, e poi domani riprenderemo l’itinerario. […] Non c’è modo di ripartire in aereo da qui, anche se volessi. C’è un po’ di ansia, ma andrà tutto bene. Quindi, restate sintonizzati». Andersen ha inoltre raccontato di essere stato interrogato e di aver subito perquisizioni personali da parte dei talebani durante il suo passaggio in Afghanistan.
Un altro esempio è quello di Courtney Allan, content creator canadese che ha attraversato in autostop e in solitaria il tragitto dalla Cina al Sudafrica. Durante il viaggio ha pensato più volte di abbandonare l’impresa: prima dopo essere stata investita da un autobus in Turchia, poi in seguito a ripetute molestie sessuali subite lungo il percorso. C’è poi la storia di Ria Xi, di Pechino, che nel 2023 non riusciva a trovare un senso alla monotonia del suo lavoro presso una startup tecnologica della Silicon Valley, finché non ha scoperto l’ultrarunning. Nel 2024 è diventata la prima persona a completare un nuovo percorso attraverso la penisola del Sinai, in Egitto, coprendo una distanza complessiva di circa 342 miglia, ovvero più di 550 km. Lo scorso maggio è partita per una corsa di 20.000 km da Vladivostok — ultima fermata della linea principale della Transiberiana — con l’obiettivo di arrivare fino al Portogallo. Spera di trovare sponsor e raccogliere fondi tramite crowdfunding per sostenere il resto del tragitto, che richiederà probabilmente altri sedici mesi.
C’è poi Mike Corey, conosciuto online come @fearlessandfar, che documenta i suoi viaggi in Paesi come Camerun, Somalia e Siria, arrivando a partecipare anche a rituali tribali estremi e pericolosi.Realizzare questo tipo di contenuti comporta serie implicazioni in termini di sicurezza personale. Si tratta spesso di viaggi lunghi, in solitaria e a basso budget, percorsi in bici o a piedi, attraverso Paesi per i quali il Dipartimento di Stato americano ha emesso avvisi di livello 4 “Do Not Travel”, il grado massimo di allerta previsto per le destinazioni in cui il rischio per la sicurezza delle persone è talmente elevato da sconsigliare qualsiasi spostamento. Una coppia britannica, Craig e Lindsay Foreman, stava effettuando un viaggio in moto intorno al mondo quando, nel gennaio 2025, le autorità iraniane li hanno accusati di spionaggio. Attualmente stanno scontando una condanna a dieci anni di reclusione nel carcere di Evin.
Già nel 2024 l’International Travel & Health Insurance Journal, una rivista mensile specializzata in assicurazioni di viaggio, assistenza sanitaria internazionale e gestione dei rischi globali, aveva stilato un elenco dei trend di viaggio più pericolosi in crescita sui social, capaci di macinare milioni di visualizzazioni soprattutto su TikTok. Al primo posto della lista figura proprio il #WarTourism. Con questo hashtag si indica un filone di contenuti che promuove la visita — spesso documentata in tempo reale — di zone di guerra, aree politicamente instabili o teatro di conflitti attivi e tensioni geopolitiche: luoghi che tradizionalmente rientrano tra le destinazioni sconsigliate da governi e assicurazioni di viaggio, ma che proprio per il loro carattere estremo e imprevedibile generano forte curiosità e engagement online. Il rischio diventa una risorsa narrativa, documentato attraverso reel, post, e storie su Instagram.
Il neuroscienziato sociale della New York University Jay Van Bavel ha spiegato al New York Times che gli aggiornamenti quotidiani pubblicati sui social possono portare spettatrici e spettatori a sentirsi coinvolti e a instaurare un legame psicologico con chi viaggia, «poiché si sentono intimamente partecipi degli alti e bassi del viaggio». Van Bavel sottolinea inoltre come questo tipo di contenuti risulti spesso più accessibile al pubblico rispetto a quello degli influencer che promuovono il “modello Kardashian”, fatto di stili di vita elitari inaccessibili ai più.
Molti creator dichiarano di cercare “viaggi che cambiano la vita”, che li mettano alla prova fuori dalla comfort zone e sfidino la narrazione mainstream sul pericolo in certi Paesi. Secondo la content creator Ria Xi, intervistata dal NY Times, questa tendenza dice qualcosa sulla “ricerca di senso” di questa generazione. «Credo che molte persone stiano cercando di capire fino a che punto possano spingersi, per definire la libertà e costruirsi una propria realtà», ha raccontato.
Sotto l’articolo del New York Times, diversi lettori hanno messo in discussione il senso di questi viaggi: c’è chi si chiede se, senza social media e funzioni di monetizzazione, questa generazione continuerebbe comunque a cercare un proprio senso della realtà compiendo imprese pericolose — o se non si tratti di una ricerca di attenzione mascherata da ricerca di senso, tipica di chi è cresciuto in una cultura online che asseconda il desiderio di essere al centro della scena.
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Emma Besseghini
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