La cintura di sicurezza deve essere indossata anche durante la gravidanza, dal primo all’ultimo trimestre, sia dalla conducente sia dalla passeggera. La gestazione non concede alcuna deroga. L’esonero è ammesso soltanto quando il ginecologo curante certifica che l’impiego della cintura comporta rischi per la donna o per il feto. Si tratta di un’eccezione valutata caso per caso.
Cosa stabilisce l’articolo 172 del Codice della Strada
L’articolo 172 del Codice della Strada prescrive a conducenti e passeggeri l’utilizzo delle cinture installate sul veicolo “in qualsiasi situazione di marcia”. L’obbligo vale sui sedili anteriori e posteriori, in città come in autostrada. Non cambiano le regole per i tragitti brevi, per gli spostamenti a bassa velocità o per le donne che si trovano nelle prime settimane di gravidanza.
Il comma 8 esonera solo “le donne in stato di gravidanza sulla base della certificazione rilasciata dal ginecologo curante che comprovi condizioni di rischio particolari conseguenti all’uso delle cinture di sicurezza”. La norma non indica un elenco di patologie che danno diritto all’esenzione. Spetta al ginecologo stabilire se la condizione clinica della paziente sia incompatibile con l’uso del dispositivo.
Il certificato previsto dall’articolo 172 solleva dall’obbligo di allacciare la cintura, ma non dichiara la donna idonea a guidare. Capogiri, contrazioni, difficoltà motorie, nausea intensa, disturbi visivi, rischio di parto prematuro o altre complicazioni possono rendere sconsigliabile mettersi al volante, anche quando esista un’esenzione.
Se il dispositivo non può essere usato per ragioni cliniche, la soluzione più prudente può consistere nel rinunciare alla guida e viaggiare, quando autorizzato dal medico, come passeggera. Anche in questa posizione l’eventuale esonero deve però risultare dalla certificazione.
Quali sanzioni per chi non allaccia la cintura
In assenza di un certificato valido, la donna in gravidanza viene trattata come qualsiasi altro occupante del veicolo. Il mancato uso della cintura comporta una sanzione tra 83 e 332 euro. Quando la violazione è commessa dalla conducente sono sottratti cinque punti dalla patente.
Se la trasgressione riguarda una passeggera maggiorenne, la multa viene contestata direttamente a lei, senza decurtazione di punti. La sottrazione del punteggio si applica infatti alle infrazioni commesse alla guida. Due violazioni nell’arco di due anni possono portare, per la conducente, alla sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.
C’è poi una seconda fattispecie: chi utilizza la cintura alterandone oppure ostacolandone il normale funzionamento rischia una sanzione da 41 a 167 euro. La disposizione può entrare in gioco anche quando un accessorio aftermarket modifica in modo improprio la geometria del sistema, crea gioco nella cinghia o interferisce con l’arrotolatore. Sul piano risarcitorio, il mancato uso può pesare anche dopo l’incidente. Una riduzione del risarcimento può essere riconosciuta quando viene dimostrato che l’assenza della cintura ha contribuito alla produzione o all’aggravamento delle lesioni.
Perché la cintura protegge anche il feto
Durante un impatto il corpo continua a muoversi alla velocità mantenuta dall’auto prima della collisione. Senza un sistema di ritenuta, la gestante può urtare il volante, il cruscotto o il sedile anteriore; nelle dinamiche più violente può essere proiettata fuori dall’abitacolo.
La cintura distribuisce invece una parte delle forze sulle strutture ossee più resistenti, soprattutto bacino, gabbia toracica e spalla. Per ottenere questo effetto, le due fasce devono restare lontane dalla zona centrale dell’addome. Uno studio basato sui dati relativi a nascite, decessi fetali e incidenti nello Utah ha rilevato che le gestanti senza cintura coinvolte in un sinistro presentavano un rischio di morte fetale 2,8 volte superiore rispetto alle donne trattenute. Le donne che avevano usato la cintura non mostravano invece, nel campione esaminato, un aumento rilevante degli esiti avversi rispetto alle gestanti non coinvolte in incidenti.
Come indossare la cintura durante la gravidanza
La configurazione consigliata è quella a tre punti, composta dalla fascia addominale e dalla cinghia diagonale. La fascia inferiore deve passare sotto la pancia, aderire alle anche e poggiare sulle ossa del bacino. Non va sistemata sopra l’addome e né lasciata risalire durante il viaggio. La parte diagonale deve attraversare il centro della spalla, proseguire tra i seni e scendere lateralmente rispetto alla pancia. Una posizione troppo vicina al collo può essere corretta usando, se presente, la regolazione in altezza dell’ancoraggio.
La cintura diagonale non va collocata dietro la schiena o sotto il braccio. In entrambe le configurazioni il torace perde protezione mentre le forze dell’urto si concentrano su aree corporee meno adatte a sopportarle. Anche la sola fascia addominale, se l’auto dispone di una cintura a tre punti, non è una soluzione corretta. Le due sezioni lavorano insieme e impediscono che il busto ruoti in avanti. Cappotti pesanti e indumenti molto imbottiti possono peggiorare l’aderenza. Quando le condizioni lo consentono, conviene aprire o togliere lo strato più voluminoso e fare passare le cinghie più vicino al corpo.
Con l’avanzare della gravidanza cambia la distanza tra il corpo e i comandi. Di conseguenza la posizione di guida richiede qualche adattamento. Il sedile può essere arretrato quanto basta per aumentare lo spazio tra addome e volante, senza perdere il pieno controllo dei pedali. Le gambe devono mantenere una leggera flessione anche quando freno o frizione sono premuti fino in fondo.
Le braccia non vanno completamente distese. Una posizione lontana riduce la precisione dello sterzo, affatica le spalle e può portare la conducente a inclinarsi in avanti, annullando parte della distanza guadagnata. Se il volante dispone di regolazione in altezza e profondità, il centro dovrebbe essere orientato verso il torace anziché verso l’addome. Il pancione non deve toccare la corona durante le manovre.
Lo schienale va mantenuto abbastanza verticale da sostenere la schiena e tenere la fascia diagonale a contatto con la spalla. Una forte inclinazione aumenta il rischio di scivolare sotto la cintura durante l’urto. Quando non si riescono più a raggiungere comodamente pedali e volante, lasciare la guida a un’altra persona offre una maggiore protezione. Per la passeggera anteriore è consigliabile arretrare il sedile senza reclinarlo troppo. Sul divano posteriore la cintura resta obbligatoria e deve essere sistemata nello stesso modo.
Viaggi lunghi e gravidanza: quali precauzioni
La cintura va tenuta allacciata per l’intera durata del viaggio. Aprirla per cercare sollievo, anche per pochi minuti, espone la donna proprio quando una frenata improvvisa potrebbe verificarsi. Durante gli spostamenti prolungati conviene programmare soste regolari, scendere dall’auto, camminare e muovere le gambe. Idratazione, ventilazione dell’abitacolo e condivisione della guida riducono affaticamento e disagio. Stanchezza, sonnolenza e capogiri non vanno ignorati. Se compare uno di questi disturbi, la conducente deve fermarsi in sicurezza e lasciare eventualmente il volante a un’altra persona.
Dopo una collisione la valutazione sanitaria non andrebbe esclusa soltanto perché la donna non avverte dolore. Alcune complicazioni ostetriche, compreso il distacco di placenta, possono non manifestarsi subito con sintomi evidenti.
Dolore addominale, perdite di sangue o liquido, contrazioni, mal di schiena insolito, vertigini e riduzione dei movimenti fetali richiedono un contatto urgente con il 112, il pronto soccorso o il reparto ostetrico. La decisione sul monitoraggio spetta ai sanitari in base all’epoca gestazionale e alla dinamica dell’urto.
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