SENIGALLIA – Massimo Bello: «La città gli deve molto e ha il dovere di valorizzarne la memoria in modo concreto. Verificherò lo stato della pratica e, se necessario, la riattiverò con determinazione»
di Sabrina Marinelli
Massimo Bello, assessore alla Cultura, partiamo subito dalle novità più imminenti. Dal 3 al 17 luglio prenderà vita il Festival della fotografia. Ce lo presenta?
«Per la prima volta nella sua storia, Senigallia dedica un intero Festival alla fotografia mettendo al centro le associazioni cittadine, gli autori del territorio e una tradizione culturale che ha reso la città conosciuta ben oltre i confini nazionali. Si tratta di una manifestazione promossa dall’Assessorato alla Cultura e dalla Consulta della Fotografia, un organismo nato negli anni scorsi per mia ferma volontà quando ero presidente del Consiglio, proprio con l’obiettivo di creare una rete stabile tra le realtà fotografiche cittadine».
Un modo per celebrare Senigallia Città della Fotografia?
«Si, ma non si tratta soltanto di una rassegna di mostre o di una successione di eventi, bensì di un progetto culturale profondo. Vogliamo riaffermare il ruolo di Senigallia come autentica Città della Fotografia, un luogo che ha dato i natali a un maestro indiscusso come Mario Giacomelli e che nei decenni ha costruito una straordinaria tradizione artistiche e formativa. Il Festival nasce per custodire questo patrimonio unico, coinvolgendo attivamente chi ogni giorno opera sul territorio attraverso ricerca, divulgazione e promozione».
Restando sul tema, che ne sarà dell’intitolazione di Largo Giacomelli approvata dalla precedente Giunta?
«Senigallia deve molto a Mario Giacomelli e ha il dovere di valorizzarne la memoria in modo concreto. L’intitolazione di Largo Giacomelli è un atto simbolico importante, che merita assolutamente di essere portato a compimento: verificherò lo stato della pratica e, se necessario, la riattiverò con determinazione. Più in generale, come dimostra la nascita della Consulta e del nuovo Festival, la fotografia continuerà a essere un pilastro dell’identità culturale cittadina. Non solo come celebrazione del passato, ma come leva per il futuro».
Senigallia era stata candidata a Capitale della Cultura, poi c’era stato un passo indietro. È un’idea che intende riproporre?
«La cultura è una leva strategica per lo sviluppo della città. La candidatura a Capitale italiana della Cultura non è uno slogan, ma un percorso complesso, che richiede basi solide, progettualità e una visione condivisa. Il mio obiettivo attuale è lavorare per rafforzare il sistema culturale cittadino, costruire reti, valorizzare le eccellenze e, se ci saranno le condizioni concrete e mature, valutare seriamente una nuova candidatura entro la fine del mandato. Non si tratta di “se”, ma di “quando” e “come”, con responsabilità e ambizione».
Quali altre novità intende introdurre nell’offerta culturale complessiva?
«Lavorerò su tre direttrici principali: qualità, continuità e partecipazione. Qualità significa investire su programmazioni di alto livello e valorizzare al meglio i nostri contenitori culturali. Continuità vuol dire superare la logica degli eventi isolati e frammentati, costruendo un calendario strutturato che copra tutto l’anno. Partecipazione significa coinvolgere attivamente le associazioni, i giovani, gli operatori culturali e le istituzioni scolastiche. Inoltre, punteremo su innovazione e contaminazione tra linguaggi: cultura, turismo, digitale e creatività devono dialogare sempre di più».
Passiamo a un’altra sua importante delega, quella alle Politiche educative con cui è stata annunciata la nuova Giunta, poi diventate Istruzione, nella comunicazione data dal sindaco nel primo consiglio comunale. Come mai?
«Sono la stessa cosa. La locuzione “politiche educative” non sostituisce, ma amplia il concetto tradizionale di pubblica istruzione. Oggi, educare significa andare ben oltre le sole mura della scuola: significa costruire “comunità educanti”, capaci di coinvolgere le famiglie, le associazioni, il terzo settore e le istituzioni. Intendo lavorare su progettualità integrate che mettano al centro i giovani, contrastino le fragilità e promuovano opportunità reali di crescita. In un tempo complesso come quello attuale, la sfida educativa si vince solo facendo rete».
Sul fronte internazionale, il sindaco Olivetti le ha appena confermato le deleghe permanenti per rappresentare il Comune all’interno di Faic e Aiccre. Ci spiega in cosa consistono questi incarichi e a cosa servono per la nostra città?
«Ringrazio il sindaco Olivetti per la fiducia rinnovata. Questi incarichi, che ho già ricoperto nel precedente mandato come presidente del Consiglio, sono in perfetta coerenza con le mie attuali deleghe ai Gemellaggi e alle Politiche europee. Nel dettaglio, parteciperò ai lavori del Faic sia nell’Assemblea sia nel Consiglio direttivo, e continuerò a rappresentare il Comune nelle attività dell’Aiccre a livello regionale, nazionale e internazionale».
Vogliamo spiegare a chi non le conosce cosa sono?
«Certamente. Il Faic è il Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio che riunisce i comuni di quest’area per favorirne la cooperazione mentre l’Aiccre e l’associazione italiana per il Consiglio dei comuni e delle Regioni d’Europa nata per promuovere iniziative per un’Europa unita».
Nel concreto quali benefici ne trarrà la città?
«Essere presenti in questi contesti non è una semplice formalità, ma una grande opportunità. Significa essere protagonisti nelle dinamiche europee che coinvolgono gli enti locali, sviluppare partenariati strategici e accedere con maggiori possibilità ai programmi di finanziamento dell’Unione Europea. Creiamo occasioni concrete per partecipare a bandi nei settori della cultura, dell’ambiente, dello sviluppo economico e dell’innovazione amministrativa, condividendo buone pratiche con altre realtà locali. C’è poi un occhio attento alla Strategia Macroregionale Adriatico-Ionica, che favorisce la cooperazione con i Paesi dell’area balcanica. Le reti di città sono strumenti concreti per attrarre risorse e generare ricadute positive per il nostro tessuto economico, culturale e per la pubblica amministrazione».
Cosa prevedono, invece, invece i Gemellaggi?
«Considero anche questa una delega fortemente strategica. I gemellaggi devono uscire dalla dimensione puramente formale o di facciata e diventare occasioni reali di scambio culturale, educativo ed economico. Dobbiamo creare ponti soprattutto per i nostri giovani, per il tessuto economico locale e per le scuole, traducendo le relazioni internazionali in risultati e opportunità tangibili per il territorio».
Cosa si aspetta da questa esperienza in Giunta? È soddisfatto di come sono state definite le sue deleghe?
«Per me l’ingresso in Giunta rappresenta prima di tutto una grande responsabilità verso la città. Mi aspetto un lavoro intenso, concreto e condiviso, con l’unico obiettivo di dare risposte e visione a Senigallia. Le deleghe assegnatemi rispecchiano fedelmente il mio percorso e le mie competenze. Si tratta di una scelta maturata insieme al sindaco Olivetti in un confronto serio e costruttivo: non ci sono state decisioni calate dall’alto, ma il risultato di una sintesi politica e amministrativa orientata all’efficacia dell’azione di governo».
Guardando, invece, al futuro: si considera l’erede politico di Olivetti?
«Oggi sono totalmente concentrato nel dare il massimo nel ruolo che mi è stato affidato dal sindaco. Come diceva qualcuno, “il futuro appartiene a chi lo costruisce”».
Non lo esclude quindi?
«In politica, come nella vita, c’è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere: oggi è decisamente il tempo di lavorare».
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