Sarzana, inaugurate Casa e Ospedale di comunità. Cavagnaro: “San Bartolomeo è importante e lo sarà anche dopo il via del Felettino”


Inaugurazione istituzionale stamani a Sarzana per la Casa della comunità – Hub e l’Ospedale di comunità collocate nel complesso del San Bartolomeo, nonché della nuova area dedicata alla terapia fisica e riabilitativa e dell’area dialisi reduce da un aumento di posti letto; sono state inoltre presentate la macchina per la risonanza magnetica e il mammografo. Struttura sanitaria di ricovero a bassa intensità clinica, l’Ospedale di comunità è nato nell’ambito del Pnrr, con un finanziamento di 2 milioni e 265mila euro, è attivo da metà maggio e si sviluppa nello stabile all’esterno dell’ospedale, area che in parte venne utilizzata durante il periodo Covid come hub vaccinale. Ricavata al pianoterra dell’ospedale, la Casa della comunità si pone quale punto di riferimento sanitario e sociosanitario del Distretto 19 Val di Magra per la presa in carico integrata del cittadino. Attiva da fine marzo, è stata realizzata con un investimento complessivo di 2 milioni e 250mila euro, di cui un milione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr); la struttura oggi è stata ufficialmente intitolata alla dott.ssa Rossella Petacchi, stimata cardiologa prematuramente scomparsa nel 2024. “Casa e Ospedale di comunità completano l’offerta della medicina territoriale in Asl 5 e rappresentano l’ultimo tassello del Piano nazionale di ripresa e resilienza, Missione 6 Salute, grazie al quale abbiamo aperto nella nostra Asl cinque Case e due Ospedali di comunità. Non solo: i fondi stanziati dal Pnrr ci hanno consentito anche di poter ampliare l’area dedicata alla dialisi, di creare una nuova sede per la terapia fisica e riabilitativa e di acquisire la rtisonanza magnetica e il mammografo, che rappresentano un bel bagaglio tecnologico, importantissimo anche per abbattere le liste d’attesa”, le parole di Paolo Cavagnaro, coordinatore dell’Area sociosanitaria locale 5, che ha aperto l’appuntamento di stamani. “Quello di Sarzana è un ospedale importante per la nostra Asl e oggi riveste un’importanza ancora maggiore perché ci sta dando una mano per sopperire ad alcune carenze del Sant’Andrea, in attesa del nuovo Felettino; e successivamente avrà ancora una grande importanza, sia come attività ospedaliera, sia come attività riabilitativa”, ha aggiunto Cavagnaro. “Le attività delle Case di comunità, della Centrale operativa territoriale e degli Ospedali di comunità sono da tempo partite e adesso bisogna farle andare avanti – ha proseguito il direttore -. Il Pnrr, per quanto riguarda le Asl, finanziava interventi strutturali e tecnologici ma non il personale, quindi abbiamo fatto anche un grande sforzo per le assunzioni”.

Parola dunque a Carlo Martini, direttore del Distretto sociosanitario 19 Val di Magra, che ha evidenziato come Cdc e Odc “rappresentino un punto di incontro tra attività ospedaliere e territoriali”. Martini ha altresì riferito che la Casa “non è ancora completamente finita: c’è una parte che sarà portata a termine a breve”; da Martini poi una carrellata su varie collaborazioni tra i reparti dell’ospedale e il Distretto sociosanitario 19. E’ quindi intervenuto Matteo Trezzi, dirigente di Nefrologia, responsabile del Centro dialisi del San Bartolomeo, il quale ha fatto il punto sulle nuove aree per la dialisi, dove sono stati realizzati dieci posti letto in più, di cui due dedicati ai pazienti che necessitano di trattamento in isolamento, portando la dotazione complessiva a trenta posti. Testimone poi all’assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò. “Questa è una giornata importante per la sanità spezzina. Con l’inaugurazione di Casa e Ospedale di comunità di Sarzana rafforziamo la rete della sanità territoriale, offrendo ai cittadini due punti di riferimento fondamentali. A questo si affianca un significativo percorso di ammodernamento strutturale e tecnologico: il potenziamento dell’area dialisi, la nuova sede dedicata alla terapia fisica e riabilitativa e l’installazione della nuova risonanza magnetica e del mammografo rappresentano investimenti strategici che migliorano la qualità dell’assistenza e ampliano l’offerta sanitaria per dare risposte sempre più efficaci e capillari al territorio”, ha detto l’esponente della giunta Bucci. “Chi afferma che le Case di comunità sono scatole vuote lo dice pur sapendo di aver stanziato fondi europei non destinati, appunto, al personale, ma a costruire strutture – cosa che abbiamo fatto noi. Ci hanno dato l’onere di occuparci di tutta la parte delle risorse umane e l’abbiamo fatto: dentro le Cdc ci sono medici, infermieri, oss, infermieri di famiglia e comunità, e c’è la grande novità dei medici di Medicina generale”, ha aggiunto Nicolò, il quale, guardando alla sanità ligure in generale, ha affermato che “le cose della sanità ligure che vanno bene sono tante, la percentuale di quelle che vanno meno bene è piccola; ma giustamente è la più rumorosa, e dobbiamo darle risposta”.

Inaugurazione Casa e Ospedale comunità Sarzana

Parola poi alla sindaca di Sarzana, Cristina Ponzanelli, intervenuta affiancata da primi cittadini e assessori rappresentanti gli altri Comuni della vallata. “Oggi è un bel giorno per Sarzana e tutta la Val di Magra. E non si tratta soltanto di inaugurare delle strutture, perché abbiamo davanti una sfida veramente grande: un cambio epocale di approccio nella sanità e una valorizzazione della sanità di prossimità e dell’integrazione sociosanitaria”, ha detto. “Importantissimi i cantieri, gli investimenti, le strutture, ma non bastano: a fare la differenza è il personale, le cui richieste chiedo che continuino a essere ascoltate”, ha aggiunto. “Questo ospedale oggi torna anche al centro del sistema sanitario provinciale: lo dico perché a volte le speculazioni politiche avevano portato a raccontare che avrebbe chiuso, che sarebbe stato privatizzato – ha proseguito -. No, il disegno è quello di un ospedale pubblico, con il suo Pronto soccorso, volto a dare risposte ai bisogni della media-bassa complessità. Ed ora lo scopo verso cui tutti dobbiamo remare è fare in modo che la medicina territoriale e l’integrazione sociosanitaria siano sempre più forti. Se ognuno di noi saprà mettere nel percorso che abbiamo davanti gli stessi amore, passione e interesse per le persone che la dott.ssa Petacchi ha saputo mettere nella sua vita, allora non avremo soltanto aperto una Casa e un Ospedale di comunità ma anche regalato un futuro migliore a questa terra”. “E’ stato un privilegio lavorare trent’anni con la dott.ssa Petacchi, persona veramente unica – ha detto Daniele Bertoli, alla guida della Cardiologia riabilitativa del SanBa -. Sono molto contento per l’intitolazione: i termini casa e comunità si legano molto bene a Rossella: questo ospedale e il sistema sanitario in generale erano veramente la sua casa; e lei era un medico che lavorava dentro la comunità: conosceva le persone e i loro probemi, non solo sanitari”. Ha infine portato il suo contributo Pietro Fausto Repetto, presidente dell’associazione Amici del rene, che ha parlato dell’attività del sodalizio e ha consegnato targhe omaggio a Daniela, Monia e Gianna, infermiere che da anni affiancano l’associazione in occasione della Giornata mondiale del rene.

Inaugurazione Casa e Ospedale comunità Sarzana

Agli interventi ha fatto seguito il toccante momento della scopertura della targa per la dott.ssa Petacchi nella Casa della comunità, con benedizione impartita da don Pietro Cattaneo, parroco di Santa Caterina. A seguire l’assessore Nicolò è stato condotto in un sopralluogo per prendere visione delle novità presentate nel corso della mattinata.

La Casa della comunità Hub di Sarzana, attiva h24, si pone come punto di riferimento sanitario e sociosanitario del Distretto 19 Val di Magra, per la presa in carico integrata del cittadino. “In attuazione del DM 77/2022, è il luogo fisico dove medicina generale, specialistica ambulatoriale, assistenza infermieristica, servizi sociali e continuità assistenziale convergono in un’unica sede accessibile e riconoscibile dalla comunità – si legge in una nota di Asl 5 -. Il suo obiettivo strategico è garantire cure continuative ai pazienti cronici e fragili, prevenire ricoveri ospedalieri evitabili e rafforzare il rapporto di fiducia tra sistema sanitario e cittadini della Val di Magra”.
L’investimento complessivo è stato di 2.250.000,00 euro di cui un milione di euro su fondi Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e il resto finanziato con fondi ex art. 20.
Si inserisce al piano terra del presidio ospedaliero e per gran parte si sviluppa negli spazi una volta occupati dal Don Gnocchi e dai servizi di riabilitazione fisiatrica per una superficie di circa 1.400 m².
La Casa porta il nome della dott.ssa Rossella Petacchi, intitolazione nata da un’iniziativa spontanea dei professionisti del Distretto 19 quale gesto di riconoscimento verso una figura medica di riferimento per il territorio.
La struttura ospita: ambulatori specialistici e di medicina generale – quest’ultimo ad accesso libero, senza prenotazione, aperto dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20, – spazi per infermieri di comunità, continuità assistenziale e telemedicina, un Centro prelievi, la Cot (Centrale operativa territoriale) ed un Cup, sale d’attesa, spogliatoi, depositi sanitari e aree di supporto.
La struttura è, aperta dal lunedì al venerdì con orario dalle ore 8 alle 20.

L’Ospedale di comunità

L’Ospedale di comunità di Sarzana è una struttura sanitaria di ricovero a bassa intensità clinica, istituita in attuazione del decreto ministeriale 77/2022, che ridisegna l’assistenza sanitaria territoriale su scala nazionale. “La sua funzione è colmare il vuoto assistenziale tra il domicilio e l’ospedale per acuti: accoglie pazienti che non necessitano di ricovero ordinario ma che non possono essere adeguatamente gestiti a casa propria – prosegue Asl5 -. I ricoveri hanno durata massima di 30 giorni e riguardano pazienti stabilizzati in ospedale, cronici riacutizzati, affetti da patologie a bassa complessità clinica. L’approccio è multidisciplinare e orientato al recupero funzionale, con attenzione alla continuità delle cure e alla transizione verso il domicilio. L’Odc contribuisce concretamente a ridurre i ricoveri impropri, decongestionare i Pronto soccorso e garantire continuità delle cure in un contesto protetto e riabilitativo”.
Il progetto è nato nell’ambito del Pnrr, Missione 6, con un finanziamento di 2.265.000 euro.
La struttura è divenuta operativa nel corso del 2024-2025 con i primi 20 posti letto attivi. Tra settembre 2024 e marzo 2026, infatti, l’Odc ha ospitato il presidio di Levanto, temporaneamente trasferito presso il San Bartolomeo per consentire i lavori di ristrutturazione del polo rivierasco.
L’Odc occupa una superficie di circa 2.600 mq che in parte venne utilizzata durante il periodo Covid come hub vaccinale. Gli spazi sono stati progettati per garantire un ambiente protetto, confortevole e orientato alla riabilitazione. Ospita 20 posti letto attivi (a bassa intensità di cura), estendibili fino a 40. Ogni posto letto è dotato di accesso diretto al bagno e poltrona comfort. Presenti, inoltre, spazi comuni, una sala polifunzionale, una palestra riabilitativa, la sala da pranzo comune e gli studi medici.
All’interno anche il Punto unico di accesso con sala d’attesa da 76 posti (condivisa con Cdc e presidio ospedaliero).

L’area dedicata alla terapia fisica e riabilitativa

La Ssd Terapia fisica e Riabilitazione (diretta da Leonardo Incerti Vecchi) nella nuova sede dell’OdC di Sarzana si dedica al trattamento riabilitativo di utenti con patologie maggiori in fase di acuzie e post-acuzie, principalmente a seguito di interventi chirurgici ortopedici e/o eventi neurologici, eventualmente proseguendo in ambulatorio la terapia iniziata durante la degenza. “Per garantire una rapida presa in carico degli utenti è attivo nella struttura un servizio di accettazione diretta, con utilizzo di un’apposita agenda informatica dedicata – prosegue il comunicato di Asl -, che valuta il possesso dei requisiti clinici e fornisce un appuntamento per la visita fisiatrica, e la redazione di un Piano riabilitativo individuale, per il successivo trattamento, manuale e/o con l’utilizzo di dispositivi terapeutici elettro-medicali (laser/ultrasuono/magneto/elettro-terapia) da parte degli 11 fisioterapisti dedicati, nella nuova palestra e nei nuovi box. Parallelamente alla riabilitazione ambulatoriale la nuova sede ospita ora, integrandolo, anche il servizio riabilitativo domiciliare, accogliendone l‘ufficio accettazione e i 6 fisioterapisti, che operano nel territorio del Distretto Socio-Sanitario 19. La riabilitazione domiciliare è riservata a cittadini con bisogni riabilitativi per patologie invalidanti acute o croniche con documentata riacutizzazione, non deambulanti e non trasportabili in ambulatorio, che necessitino di un trattamento efficacemente realizzabile in ambiente domiciliare”.

La nuova area per la dialisi

La Struttura complessa di Nefrologia e Dialisi, diretta da Lucio Manenti, ha visto l’attivazione di una nuova sala presso il Centro dialisi di Sarzana, dotata di dieci posti letto, di cui due dedicati ai pazienti che necessitano di trattamento in isolamento, per un investimento di circa 90mila euro. Il presidio raggiunge così una dotazione complessiva di trenta posti dialisi. Nefrologia e Dialisi segue attualmente circa 175 pazienti in trattamento emodialitico cronico ed eroga ogni anno oltre 20.000 sedute di emodialisi. In funzionee anche un’attività di dialisi-vacanza, che negli ultimi anni ha consentito a numerosi pazienti provenienti da altre regioni italiane e dall’estero di soggiornare nel territorio spezzino senza interrompere il proprio programma terapeutico. Nel solo periodo estivo vengono effettuati oltre 500 trattamenti dialitici a favore di pazienti ospiti della provincia.

Le nuove apparecchiature per la radiodiagnostica

Risonanza magnetica e mammografo
La nuova risonanza magnetica installata al San Bartolomeo, presso la Sc di Radiodiagnostica, diretta da Piero Boraschi, “riunisce elevate performance cliniche ad unicità tecnologiche – si legge ancora -. In particolare esegue scansioni rapide che riducono i tempi di esecuzione dell’esame, ha un basso consumo energetico che diminuisce i costi di gestione, garantisce il massimo comfort al paziente e offre un’ampia gamma di sequenze e protocolli per ogni esigenza clinica”.
I lavori per l’installazione della macchina hanno comportato l’integrale ristrutturazione, edile ed impiantistica del sito, per un investimento complessivo di 660mila euro.
C’è poi il nuovo e tecnologicamente avanzato mammografo. Dotato di detettore digitale di ultima generazione, consente con una bassa Dose Rx tutte le metodiche d’indagine compresa la Tomosintesi, genera immagini digitali a campo pieno e permette l’esecuzione di esami con mezzo di contrasto (CEM – dual energy)..


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 Niccolò Re

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