L’aumento delle temperature pesa direttamente sulla bolletta e sulla rete elettrica. Più caldo significa più ore di condizionamento, più prelievi dalla rete, più pressione sui picchi di domanda estivi.
Uno Studio pubblicato su Environmental Research: Energy (IOP Publishing, giugno 2026) da Lucia Piazza e Francesco Pietro Colelli, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’EIEE-CMCC, affronta il tema del ruolo del fotovoltaico residenziale non come sola leva di decarbonizzazione, ma anche come strumento di adattamento al caldo. La ricerca incrocia i consumi elettrici domestici rilevati da ARERA, i dati sugli impianti del GSE, le serie storiche meteo ERA5 e le proiezioni climatiche CMIP6, arrivando a proiezioni territorialmente dettagliate, fino alla scala comunale, di quanta elettricità servirà per raffrescare le case e di quanta parte di quell’incremento possa assorbire il fotovoltaico domestico .
Quanto pesa il caldo sui consumi elettrici delle abitazioni
Il punto di partenza è la domanda di raffrescamento. Secondo lo studio, a causa del surriscaldamento, i consumi elettrici residenziali per il comfort termico cresceranno di 2-3 TWh l’anno, circa il 5% in più rispetto ai consumi residenziali del 2023. A pesare sono soprattutto le giornate di picco estivo, in cui la domanda di condizionamento si somma sull’intero territorio e mette in tensione il sistema elettrico.
Per misurare l’effetto, i ricercatori adottano le semi-elasticità stimate in un precedente lavoro (Piazza et al., 2025), che descrivono come variano i prelievi dalla rete al variare della temperatura, con e senza impianto fotovoltaico. Le proiezioni sulle temperature future si basano sullo scenario emissivo intermedio SSP2-4.5 e su un insieme di modelli climatici, così da considerare le diverse traiettorie possibili del riscaldamento.
I numeri al 2030 e al 2050
In assenza di una diffusione accelerata del fotovoltaico, la domanda elettrica per il comfort termico è destinata ad aumentare di circa 1,6 TWh entro il 2030 e di 2,8 TWh entro il 2050 per effetto del solo clima. Significa un incremento del 26% al 2030 e del 44% al 2050 rispetto al consumo storico per il raffrescamento.
con la crescita delle installazioni di fotovoltaico domestico, l’aumento netto si ridimensiona a 1,3 TWh al 2030 e a 1,5 TWh al 2050.
La tabella seguente riassume i tre orizzonti temporali.
| Decennio | Domanda per comfort termico (clima futuro, FV attuale) | Domanda con FV in crescita | Riduzione attribuibile al FV aggiuntivo |
|---|---|---|---|
| 2030 | 7,6 TWh (+26%) | 7,3 TWh (+18%) | −0,5 TWh |
| 2040 | 8,3 TWh (+37%) | 7,5 TWh (+24%) | −0,8 TWh |
| 2050 | 8,8 TWh (+44%) | 7,5 TWh (+25%) | −1,2 TWh |
Le percentuali indicano la variazione rispetto alla domanda storica per comfort termico (6,0 TWh). Consumo residenziale totale 2023: 69 TWh. Fonte: Piazza e Colelli, 2026.
A scala di sistema, lo studio stima un aumento complessivo dei prelievi dalla rete dell’ordine di 6-8 TWh, con un’incertezza che si amplia avvicinandosi al 2050 a seconda del modello climatico: dai circa 5,9 TWh delle proiezioni più moderate fino a 8,5 TWh in quelle più severe. Il contributo del fotovoltaico aggiuntivo al 2050 oscilla tra −0,9 e −1,4 TWh.
Il fotovoltaico come leva di adattamento (e il divario territoriale)
Il valore del solare per l’adattamento sta nella sovrapposizione tra produzione e fabbisogno: l’irraggiamento estivo coincide con le ore di maggiore richiesta di condizionamento. Per una famiglia con impianto, questo si traduce in una riduzione media dei prelievi giornalieri dalla rete dell’85%, che sale all’88% in primavera ed estate e tocca il 68% nelle giornate di caldo estremo, sopra i 30 °C, proprio quando i condizionatori lavorano a pieno regime. Su scala estiva, nello scenario di alta adozione, la riduzione netta del consumo di rete per il raffrescamento si attesta tra il 15% e il 18%.
La penetrazione del fotovoltaico residenziale, secondo le proiezioni adottate, passerebbe dal 6% del 2023 al 14-15% nel 2030, fino al 22-24% nel 2050. Una crescita significativa, ma distribuita in modo molto disomogeneo sul territorio. Ed è questo il punto più rilevante dal punto di vista delle politiche energetiche.
Un Paese a due velocità
Lo studio mette in evidenza una distribuzione dei benefici fortemente squilibrata. Le aree del Nord e le isole, dove i tassi di installazione sono più alti, ottengono i vantaggi maggiori dal solare. All’opposto, le grandi città del Centro-Sud guidano l’aumento della domanda di raffrescamento ma ne traggono benefici ridotti, proprio per la bassa penetrazione del fotovoltaico. Roma, Napoli, Palermo e Milano sono i centri che trainano la crescita dei consumi per condizionamento, mentre le riduzioni più consistenti in termini relativi si concentrano in regioni a domanda assoluta più contenuta, come Sardegna, Trentino e Friuli. La Sicilia rappresenta l’eccezione virtuosa, combinando alto fabbisogno e riduzioni rilevanti.
Gli autori parlano apertamente del rischio di un divario di equità nella transizione energetica: le aree dove il caldo cresce di più e la densità di popolazione è elevata sono spesso quelle che sfruttano meno il potenziale del solare. Napoli è il caso più emblematico.
Lo studio dichiara anche i propri limiti. Le stime si basano sui consumi di un solo comune, Brescia, vicino però alla media nazionale per clima e resa degli impianti, e considerano il solo fotovoltaico residenziale sotto i 20 kW: il contributo complessivo del solare potrebbe quindi essere maggiore. Non è incluso l’accumulo, che amplierebbe ulteriormente i benefici.
FAQ fotovoltaico e raffrescamento
Quanto aumenterà la domanda elettrica per il raffrescamento delle case in Italia?
Secondo lo studio dell’Università Ca’ Foscari, con l’aumento delle temperature la domanda elettrica residenziale per il comfort termico crescerà di 2-3 TWh l’anno, circa il 5% in più rispetto ai consumi del 2023. L’incremento legato al raffrescamento può arrivare al +26% entro il 2030 e al +44% entro il 2050 rispetto ai valori storici.
Il fotovoltaico domestico aiuta a contenere i consumi del condizionatore?
Sì. Per una famiglia con impianto, i prelievi dalla rete si riducono in media dell’85%, fino all’88% in primavera ed estate e al 68% nelle giornate di caldo estremo, quando i condizionatori lavorano di più. Su scala estiva, lo scenario di alta adozione stima una riduzione netta del consumo di rete per il raffrescamento tra il 15% e il 18%.
Perché il fotovoltaico è considerato uno strumento di adattamento al clima e non solo di decarbonizzazione?
Perché la produzione solare è massima nelle ore e nelle stagioni in cui aumenta la richiesta di condizionamento. Questa sovrapposizione consente di coprire i picchi di domanda con energia autoprodotta a costo marginale nullo, riducendo lo stress sulla rete e l’esposizione delle famiglie ai rincari. Per questo il solare unisce mitigazione delle emissioni e adattamento al caldo.
Quali aree dell’Italia beneficiano di più del fotovoltaico contro il caldo?
Le regioni del Nord e le isole, dove i tassi di installazione sono più alti, ottengono i benefici maggiori. Le grandi città del Centro-Sud come Roma, Napoli e Palermo, pur essendo più esposte al caldo, ne traggono vantaggi minori per la bassa penetrazione del solare, con il rischio di un divario di equità nella transizione energetica.
Quanto crescerà la diffusione del fotovoltaico residenziale in Italia entro il 2050?
Le proiezioni adottate dallo studio indicano un aumento della penetrazione del fotovoltaico residenziale dal 6% del 2023 al 14-15% entro il 2030, fino al 22-24% entro il 2050.
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Raffaella Capritti
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