“Per una nuova sanità territoriale”, convegno Cisl Basilicata a Potenza: report e foto


Case di comunità, ospedali di comunità e centrali operative territoriali: sono questi i tre pilastri attorno ai quali si sta ridisegnando il volto della sanità regionale lucana, secondo il modello previsto dal Decreto Ministeriale 77 del 2022 e reso concreto grazie alle risorse del PNRR, ormai nella sua fase conclusiva. Se n’è discusso martedì 30 giugno nel convegno sul tema “Per una nuova sanità territoriale”, promosso dalla Cisl Basilicata in collaborazione con le federazioni del pubblico impiego e dei medici. Un dibattito a più voci che è ruotato intorno ad un unico, grande interrogativo: una volta create le infrastrutture, come si fanno funzionare davvero? Come si riempiono di servizi, professionalità e tecnologie, evitando che restino scatole vuote? Una domanda che si scontra inevitabilmente con la carenza di personale medico, infermieristico, sociosanitario, sociale ed educativo, un problema che pesa in modo particolare nel Mezzogiorno e nelle aree interne, sebbene passi in avanti ne siano stati fatti come dimostrano le recenti campagne di reclutamento.

Attorno ad un ideale tavolo si sono confrontati i rappresentanti delle istituzioni che programmano, il management delle aziende sanitarie che organizzano materialmente i servizi, e le lavoratrici e i lavoratori che rappresentano la prima, e più importante, interfaccia tra i servizi e i cittadini. Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo che ha ricordato come le risorse del PNRR abbiano permesso di realizzare le case di comunità e gli ospedali di comunità, portando la sanità sempre più vicina al territorio e ai bisogni dei cittadini. Ma, ha avvertito Cavallo, «non basta aver adeguato le strutture: ora occorre riempirle di contenuti e soprattutto di personale, di medici, infermieri, operatori sociosanitari, tenendo conto dei cambiamenti degli ultimi anni, con una popolazione sempre più anziana e patologie sempre più diverse. In questo scenario – ha rimarcato Cavallo – gli ospedali non hanno più la funzionalità che dovrebbero avere, ed è proprio per questo che serve una medicina di prossimità sempre più vicina ai cittadini.

I lavori del convegno sono stati articolati in due momenti distinti: il primo panel, “Modelli organizzativi e di servizio delle aziende sanitarie”, ha avuto un taglio prevalentemente tecnico ed è stato pensato come un confronto diretto tra il sindacato e il management delle quattro aziende sanitarie lucane, per fare il punto sulla concreta attuazione del nuovo modello nei rispettivi territori. Al tavolo, insieme al segretario regionale della Cisl Fp Pierangelo Galasso (che ha ripercorso le tappe hanno portato alla riforma) e del segretario generale regionale della Cisl Medici Serafino Rizzo (che ha messo in guardia dal rischio do uno scollamento tra disegno riformatore e realtà), hanno portato il punto di vista del management Giuseppe De Filippis, direttore generale dell’ASP, Giuseppe Spera, direttore generale dell’AOR San Carlo, e Maria Mariani, direttore amministrativo del CROB, chiamati a raccontare lo stato di avanzamento concreto della riorganizzazione nelle rispettive aziende.

Il secondo panel, sul tema “La medicina del territorio, tra opportunità e criticità”, ha avuto invece un taglio più marcatamente politico, con l’obiettivo di mettere a fuoco le scelte strategiche che la Regione Basilicata intende adottare per garantire sostenibilità nel tempo al nuovo modello, e provando a guardare anche oltre il presente per immaginare i modelli del futuro. Il segretario nazionale della Cisl Medici Aniello Pietropaolo ha rivendicato la sottoscrizione dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale che ha consentito a queste importanti figure di entrare nelle case di comunità: «Un obiettivo raggiunto contro ogni posizione demagogica perché era la cosa giusta da fare per dare ai cittadini la possibilità di usufruire di queste strutture», ha rimarcato. Sulla stessa linea Roberto Chierchia, segretario generale nazionale della Cisl Fp, secondo cui la priorità è valorizzare il personale e creare, attraverso la multidisciplinarietà, le condizioni per una presa in carico dei pazienti fondata sulla prossimità, evitando di ingolfare pronto soccorso e ospedali che, come ha dimostrato la pandemia, non reggono di fronte all’emergenza delle patologie croniche. Per l’assessore regionale alla Salute, alle politiche per la persona e al PNRR Cosimo Latronico costruire una medicina di prossimità significa prima di tutto orientare la domanda di salute, e orientare la domanda vuol dire appropriatezza. Latronico ha aggiunto che occorre evitare che l’ospedale, e con esso il pronto soccorso, resti l’unica risposta possibile ai bisogni di cura. Il terzo obiettivo riguarda la gestione della cronicità, perché un numero crescente di anziani ha bisogno di essere assistito direttamente al proprio domicilio.


A chiudere il confronto è stato Sauro Rossi, segretario confederale della Cisl nazionale, secondo il quale diventa ormai indispensabile un nuovo piano sanitario nazionale, capace, in un contesto ancora segnato dal post Covid, di trovare nuovi equilibri: da un lato qualificare le reti ospedaliere, dall’altro rafforzare in modo deciso l’area della prevenzione e dell’assistenza territoriale. Serve, ha detto Rossi, dare concretezza all’armonizzazione tra la qualificazione dell’assistenza ospedaliera, attraverso un’applicazione coerente del DM 70 del 2015, e il potenziamento della prevenzione e dell’assistenza territoriale, così come ridisegnata dalla riforma legata al DM 77 del 2022. Guardando alla situazione lucana, Rossi ha riconosciuto che la Basilicata, rispetto ad altre regioni del Sud, si trova in una posizione relativamente positiva, avendo attivato, almeno in questa fase iniziale, quasi tutte le case di comunità previste: un dato, ha concluso il segretario della Cisl, che rappresenta certamente un segnale incoraggiante.


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