WASHINGTON. Un anno fa, i Democratic Socialists of America (DSA) contavano due membri al Congresso. Dopo martedì, sono sulla buona strada per averne almeno cinque.
L’ultimo successo del gruppo è arrivato a Denver, dove Melat Kiros, una socialista democratica di 29 anni, ha sconfitto la deputata democratica Diana DeGette, in carica dal 1997 – ben 15 mandati – in rappresentanza del primo distretto congressuale del Colorado.
Si tratta dell’ennesima sorpresa alle primarie democratiche che spinge la DSA a puntare a ulteriori risultati positivi questo autunno e — secondo i suoi leader — a una corsa competitiva per la Casa Bianca nel 2028.
Il risultato, inoltre, è significativo di come una buona parte del Partito Democratico si stia spostando sempre più verso sinistra e viva un profondo malcontento con l’attuale status quo.
Di fatto, Diana DeGette sedeva al Congresso da quasi trent’anni e fa parte del Congressional Progressive Caucus.
Kiros – nel suo messaggio politico – ha proprio sostenuto la necessità di un cambio di leadership e ha incentrato il suo programma sulle famiglie lavoratrici, puntando all’introduzione di un sistema sanitario universale e di servizi di assistenza all’infanzia e agli anziani.
Si è inoltre impegnata a non accettare fondi provenienti dai Political Action Committee (PAC) delle aziende, che raccoglie fondi per sostenere o finanziare campagne elettorali di candidati politici.
«Gli attuali rappresentanti in carica si sono adagiati troppo sugli allori», ha dichiarato Kiros martedì, «Credo che stiamo assistendo a una resa dei conti e, francamente, a un referendum sulla capacità della leadership del partito di battersi concretamente per le politiche che stanno a cuore agli elettori».
Questa vittoria mantiene vivo lo slancio dei Democratic Socialists of America ed è l’ultimo focolaio di una guerra civile democratica.
La scorsa settimana, una serie di candidati di sinistra ha sconfitto deputati democratici uscenti o vinto elezioni molto combattute a New York, forti dell’appoggio del sindaco di New York Zohran Mamdani.
Nel Maine, Graham Platner ha vinto le primarie democratiche a giugno, portando un progressista con un messaggio a favore della classe operaia – e un passato complesso – sulla scheda elettorale dei democratici in uno dei seggi del Senato più competitivi nelle elezioni di medio termine di novembre.
Le vittorie a New York, inoltre, hanno fatto scattare l’allarme per i centristi, e le elezioni in Colorado sono servite da barometro per capire se i candidati progressisti attraggono gli elettori al di fuori delle aree metropolitane costiere.
Le fila del gruppo potrebbero ampliarsi ulteriormente il 4 agosto, quando l’ex deputata Cori Bush, socialista democratica, tenterà di riconquistare il seggio nell’area di St. Louis perso nel 2024.
Attualmente, la Camera dei Rappresentanti conta tra le sue fila come socialisti solo le deputate Alexandria Ocasio-Cortez (New York) e Rashida Tlaib (Michigan).
I candidati socialisti democratici in lizza quest’anno hanno basato la propria campagna elettorale sulle priorità al centro del programma della DSA: “Medicare for All” (assistenza sanitaria universale), alloggi più accessibili, tasse più alte per i cittadini americani più ricchi e una politica estera dichiaratamente filo-palestinese.
Il senatore del Vermont Bernie Sanders, padrino del movimento progressista, ha mobilitato la sua rete di sostenitori per raccogliere fondi e promuovere l’affluenza alle urne a favore di Kiros.
Nel frattempo, nell’ultimo decennio, Sanders ha visto crescere la propria influenza all’interno del Partito Democratico e ha spinto migliaia di persone a candidarsi a cariche pubbliche da quando il presidente Donald Trump ha assunto l’incarico per la seconda volta.
L’ala dell’establishment democratico, da parte sua, ha reagito con insofferenza all’atteggiamento combattivo e alle posizioni di estrema sinistra di questi candidati, avvertendo che un approccio del tipo “tutto o niente” rispetto a tali obiettivi rischierebbe di paralizzare i lavori della Camera – a maggioranza democratica – e di penalizzare il partito nelle elezioni generali.
Megan Romer, copresidente nazionale della DSA, ha previsto che i nuovi arrivati cambieranno il modo in cui opera l’assemblea.
«Vedrete all’opera dei veri combattenti, pronti a battersi concretamente per ottenere il miglior risultato possibile, anziché accettare subito compromessi fiacchi che vanno a vantaggio dei super-ricchi».
Tuttavia, i leader della DSA affermano di non aspettarsi che i propri membri si discostino dagli altri Democratici in ogni votazione al Congresso.
«Probabilmente saranno voti [Democratici] scontati su questioni a vantaggio dei cittadini», ha detto Romer.
Il raggio d’azione della DSA si estende ormai oltre il Congresso. A New York, il socialista democratico Zohran Mamdani ha conquistato la carica di sindaco, portando il movimento alla guida della città più grande del Paese.
Tuttavia, il gruppo punta a sfruttare la sua capillare e combattiva organizzazione sul territorio per espandere la propria influenza ben oltre le poche grandi città in cui è già presente.
«È una sfida che stiamo cercando di superare», ha affermato Gustavo Gordillo, copresidente della DSA di New York. «Credo che, nel caso degli elettori a reddito estremamente basso, la difficoltà risieda nel fatto che l’apatia è talmente profonda negli strati più depoliticizzati della società da rendere ancora più arduo convincerli che sia davvero possibile trasformare la società e le altre componenti della classe lavoratrice».
I vertici della DSA stanno già guardando al prossimo ciclo elettorale, sperando di espandere la propria presenza al Congresso e, forse, di puntare alla Casa Bianca.
«Abbiamo un comitato interno che sta già lavorando a questo processo», ha dichiarato Megan Romer in merito all’iniziativa di individuare un candidato alla presidenza per il 2028.
È stata anche “discussa” l’ipotesi di lanciare una sfida socialista a Hakeem Jeffries, leader della minoranza alla Camera e possibile prossimo Speaker.
A detta della DSA non ci sono limiti, in questo momento, alle loro ambizioni politiche.
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Iacopo Luzi
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