La Borsa italiana è popolata da piccole e medie imprese che, però, contano pochissimo in termini di peso complessivo. Le società quotate con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80% dei titoli presenti in listino, ma valgono appena il 3% del totale per capitalizzazione. Il grosso del valore di Piazza Affari è concentrato su banche, utility e pochi grandi gruppi, mentre industria e beni di consumo sono sottorappresentati, con un effetto distorsivo sulla fotografia dell’economia reale.
Sul lato opposto del mercato, l’Italia è un Paese di PMI non quotate: quasi cinque milioni di aziende, di cui tra 5.000 e 10.000 sarebbero già potenzialmente pronte per l’accesso al mercato dei capitali. A fine 2025 il valore complessivo delle imprese non quotate sfiorava i 1.800 miliardi di euro, contro i circa 1.200 miliardi delle società quotate, evidenziando una Borsa che rappresenta solo una parte minoritaria del tessuto produttivo nazionale. È una situazione rovesciata rispetto a Germania, Francia e Spagna, dove la capitalizzazione delle società quotate supera quella delle non quotate, e segnala una cronica sottocapitalizzazione delle PMI industriali italiane.
Il rischio di colonizzazione e l’obiettivo di PMI2Change
Questa debole rappresentazione in borsa delle PMI, illustrata il 1 luglio a Milano in occasione di una nuova iniziativa di Banca Generali (ospite d’onora la campionessa di sci Federica Brignone), non è neutra: si traduce in valutazioni compresse, liquidità scarsa e maggiore esposizione alle opportunità di acquisizione da parte di multinazionali e fondi di private equity stranieri. Molte realtà del made in Italy finiscono così nel mirino di operatori esteri e vengono delistate o trasferite all’estero, con un progressivo impoverimento del tessuto industriale domestico e della capacità di presidiare le filiere strategiche. Un tema ampiamente tratta anche da Panorama https://www.panorama.it/attualita/economia/ecco-la-lista-delle-storiche-aziende-italiane-finite-in-mani-estere-sono-piu-di-mille
PMI2Change, l’ecosistema lanciato da Banca Generali nasce dichiaratamente per intervenire su questo nodo, cercando di rafforzare il legame tra capitale e imprese e di riportare il mercato azionario a svolgere un ruolo di finanziamento della crescita delle aziende, non solo di vetrina per pochi campioni nazionali. Il progetto punta a creare condizioni più favorevoli per l’incontro fra risparmio e PMI, lavorando su due leve: maggiore visibilità e investibilità delle società già quotate e accompagnamento delle imprese non quotate verso la Borsa. L’amministratore delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa, ha sottolineato che il progetto nasce dalla consapevolezza che le imprese italiane possiedono talento e ambizione, ma spesso operano in un contesto in cui l’accesso al capitale non è all’altezza del loro potenziale. PMI2Change intende agire su visibilità e strumenti di investimento per creare un meccanismo stabile a sostegno della liquidità e della crescita nel lungo periodo.
Cento PMI sotto la lente
Il primo tassello della strategia è l’indice “Intermonte Valore Italia”, costruito da Intermonte e dedicato a cento società quotate su Borsa Italiana con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e non appartenenti al FTSE MIB. La selezione avviene sulla base di criteri tecnici e finanziari pensati per garantire liquidità minima, trasparenza e reale investibilità: flottante sufficiente, governance solida, copertura da parte di analisti, sostenibilità finanziaria e livelli di indebitamento compatibili con una crescita equilibrata.
Per composizione settoriale, l’indice offre uno spaccato delle eccellenze produttive italiane: beni di consumo, meccanica, tecnologia, energia e salute, settori che spesso restano ai margini dei grandi indici tradizionali dominati da banche e utility. A fine 2025 le società incluse nell’indice generavano complessivamente circa 33 miliardi di euro di fatturato, con una crescita media annua del 16% negli ultimi due anni e circa 120 mila addetti, numeri che raccontano il dinamismo di un universo imprenditoriale poco visibile ma centrale per l’economia reale.
Il nuovo ETF attivo: il ponte tra risparmio e PMI
Sul nuovo indice si innesta il primo ETF a gestione attiva sviluppato con Investlinx e Intermonte del gruppo Banca Generali (questo il suo nome completo: Investlinx Intermonte Valore Italia Active PIR UCITS ETF) che investirà prevalentemente nell’universo definito da “Intermonte Valore Italia”. Lo strumento combina i benefici fiscali previsti per i Pir, Piani Individuali di Risparmio a lungo termine pensati per indirizzare i risparmi delle famiglie verso strumenti finanziari emessi da imprese italiane (esenzione da imposta su capital gain e successione dopo 5 anni) con la flessibilità, la trasparenza e la liquidità di un ETF quotato. Il nuovo ETF è progettato per convogliare il risparmio dei clienti private e retail verso le PMI, in linea con la cornice normativa europea della Savings and Investments Union (SIU) che mira a mobilitare capitali di lungo periodo a sostegno dell’economia reale.
Banca Generali si è impegnata a sostenere il lancio con una raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi e un obiettivo di 500 milioni nel medio termine; se questi numeri saranno confermati, il flusso incrementale stimato è di 1‑2 milioni di euro al giorno, pari a oltre il 5% del flottante dell’indice. L’approccio attivo punta a sfruttare la combinazione di fondamentali solidi e valutazioni a sconto di molte PMI, dove il sottopeso del mercato è dovuto più alla scarsa liquidità e alla concentrazione degli indici che a debolezza industriale.
Roadshow, nuove quotazioni e ruolo di “banca dell’imprenditore”
PMI2Change non si ferma alle società già in listino: con il supporto di Borsa Italiana e PwC Italia, Banca Generali e Intermonte organizzeranno dal prossimo autunno un roadshow sul territorio per intercettare e accompagnare le imprese potenzialmente idonee alla quotazione. L’obiettivo è costruire percorsi agevolati di accesso al mercato dei capitali, aiutando gli imprenditori a valutare la Borsa come alternativa alla cessione a investitori esteri per finanziare la crescita senza diluire eccessivamente il controllo.
La banca rivendica in questo progetto una naturale evoluzione del proprio posizionamento di advisor dell’imprenditore, forte di una base di clienti che a fine 2025 controllava oltre 25.000 aziende. Dopo l’acquisizione di Intermonte nel 2025, Banca Generali ha integrato servizi di corporate e investment banking nella tradizionale consulenza patrimoniale, e PMI2Change si inserisce in questo disegno di lungo periodo che mira a fare della banca un nodo centrale di un sistema più ampio a supporto dello sviluppo del tessuto produttivo italiano.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Guido Fontanelli
Source link



