UNIMPRESA * CARBURANTI: «ITALIA PAGA MENO DI FRANCIA E GERMANIA, BENZINA A 1,739 EURO CONTRO 1,82 DI PARIGI E 1,93 DI BERLINO» – Agenzia giornalistica Opinione. Notizie da Italia


13.00 – domenica 24 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Analisi del Centro studi dell’associazione: hanno funzionato le misure del governo sulle accise, i rincari da Hormuz sono stati la metà. I prezzi nel nostro Paese sotto la media UE. Il vicepresidente Spadafora: «L’intervento del governo Meloni sul taglio delle accise ha funzionato e i numeri lo dimostrano con precisione»

Alla pompa di benzina, il conto presentato dalla guerra in Iran non è uguale per tutti. Mentre in Francia e Germania il pieno è diventato un problema di bilancio familiare — con la benzina arrivata rispettivamente a 2,03 e 2,24 euro al litro nel momento di picco, e il gasolio addirittura a 2,23 e 2,43 — in Italia i prezzi sono rimasti al di sotto di entrambi per tutto l’arco della crisi, e lo sono ancora oggi. È uno dei dati più significativi che emerge dall’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui i numeri raccontano una storia in due tempi: prima dello shock — alla rilevazione del 23 febbraio, ultima disponibile prima che l’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran scattasse il 28 febbraio — il quadro europeo era sostanzialmente omogeneo: benzina italiana a 1,655 euro al litro, gasolio a 1,702, con Francia e Germania già leggermente più care e la Spagna strutturalmente più bassa per effetto di una fiscalità ridotta.

Poi è arrivato il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale, e i listini sono esplosi. Nel solo mese di marzo la benzina in Germania ha superato i 2 euro al litro, quella francese si è avvicinata. In Italia il rialzo c’è stato — inevitabile, su un mercato integrato — ma è stato di entità diversa. Nel periodo di crisi acuta, dal 23 febbraio al 20 aprile, la benzina è rincarata del 7% in Italia: meno della metà rispetto al 18% registrato in Francia e al 15% della Germania, e sensibilmente al di sotto del 12% di media nell’intera Unione europea. Sul gasolio il differenziale si conferma: +24% in Italia contro il +28% francese e il +29% tedesco, ancora una volta sotto la media UE. Il divario non riguarda solo la velocità di salita dei prezzi, ma i valori assoluti: in ogni rilevazione mensile del periodo analizzato, la benzina e il gasolio italiani si sono collocati al di sotto dei corrispondenti prezzi francesi e tedeschi.

Alla rilevazione del 4 maggio — con la fase più acuta dello shock in via di attenuazione — la benzina in Italia costava 1,739 euro al litro, contro una media UE di 1,809; la Germania si collocava intorno a 1,93, la Francia a 1,82. Sul gasolio, l’Italia era a 2,046 contro i circa 2,18 della Francia e i 2,20 della Germania. Una parte rilevante di questo risultato è attribuibile all’intervento fiscale del governo. A partire dal 19 marzo, il decreto che ha introdotto un taglio delle accise da 20 centesimi al litro — con effetto netto di circa 24,4 centesimi comprensivo di IVA — ha prodotto conseguenze immediate e misurabili nelle classifiche europee: in una sola settimana, l’Italia è risalita di sette posizioni nella graduatoria per il prezzo del gasolio, passando dal quinto al dodicesimo posto su ventisette. La misura è poi stata prorogata e rimodulata — sconto pieno confermato sul gasolio, ridotto a 5 centesimi sulla benzina — per un costo complessivo stimato superiore al miliardo di euro, finanziato con tagli alla spesa ministeriale e con il maggior gettito IVA generato dagli stessi rincari. L’unico elemento di pressione che distingue l’Italia dagli altri paesi è la componente del gasolio: sulla rete ordinaria, il diesel italiano supera di circa un euro al litro il prezzo spagnolo, e si colloca alla dodicesima posizione UE per la benzina ma all’ottava per il gasolio — riflesso di una fiscalità storicamente più pesante su quel prodotto e della dipendenza europea dai cosiddetti medio-distillati, categoria in cui la capacità di raffinazione del continente è in costante calo da anni e che dipendeva in misura significativa dalle rotte che passavano per Hormuz.

Il confronto con la Spagna, che ha registrato rincari sulla benzina di appena il 3%, va letto con cautela: Madrid partiva da prezzi strutturalmente più bassi — intorno a 1,50 euro al litro per la benzina già a febbraio — e ha beneficiato di interventi di calmierazione più rapidi. Il punto di partenza diverso rende il confronto percentuale meno significativo di quanto appaia. «L’intervento del governo Meloni sul taglio delle accise ha funzionato e i numeri lo dimostrano con precisione. Mentre Francia e Germania registravano rincari sulla benzina rispettivamente del 18 e del 15 per cento, l’Italia si fermava al 7. Un risultato che non è frutto del caso, ma di una decisione tempestiva e ben calibrata. Tagliare le accise in piena crisi energetica, con i mercati internazionali in fibrillazione per la chiusura di Hormuz, ha richiesto coraggio politico e visione. Le famiglie e le imprese italiane oggi pagano la benzina meno dei colleghi francesi e tedeschi: questo è l’effetto concreto di una misura concreta. Non possiamo che riconoscere il merito di un governo che, di fronte a uno shock energetico senza precedenti dal 2022, ha scelto di stare dalla parte di chi lavora e produce» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

L’Italia ha assorbito uno shock energetico severo in condizioni relativamente migliori rispetto ai principali partner europei: prezzi assoluti più bassi di Francia e Germania su entrambi i carburanti, incrementi percentuali al di sotto della media UE, e un intervento fiscale che ha prodotto effetti visibili e verificabili nelle rilevazioni settimanali della Commissione europea. Nel solo mese di marzo, il gasolio italiano è passato da 1,702 a oltre 2 euro al litro, e la benzina da 1,655 a 1,779. Ma è nel confronto con i partner europei che emerge il dato più significativo: nel periodo di crisi acuta — dal 23 febbraio al 20 aprile — la benzina è rincarata del 7% in Italia, contro il 18% in Francia, il 15% in Germania e il 12% di media nell’intera Unione europea.

Sul gasolio, l’incremento italiano si è fermato al 24%, a fronte del 28% francese e del 29% tedesco, ancora una volta al di sotto della media UE. In valore assoluto, l’Italia ha mantenuto per l’intero arco temporale prezzi alla pompa inferiori a quelli di Francia e Germania su entrambi i carburanti. Alla rilevazione del 6 aprile — il mese di picco — la benzina italiana si attestava a 1,761 euro al litro, contro 2,031 in Francia e 2,241 in Germania. Il gasolio italiano era a 2,092, quello francese a 2,233, quello tedesco a 2,434. Anche rispetto alla media UE a 27, i prezzi italiani si sono collocati al di sotto sulla benzina per tutto il periodo; solo sul gasolio — prodotto su cui la fiscalità italiana è storicamente più pesante — l’Italia ha superato di poco la media europea nella fase di massima pressione. Alla rilevazione del 4 maggio, con la fase più acuta dello shock in via di attenuazione, la benzina italiana si attestava a 1,739 euro al litro contro una media UE di 1,809; il gasolio a 2,046 contro una media UE di 1,934

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha analizzato i dati del Weekly Oil Bulletin della…


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