«Ha vinto la democrazia e hanno vinto i calabresi». Con queste parole i consiglieri regionali di minoranza hanno commentato la decisione dell’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum, istituito presso la Corte d’Appello di Catanzaro, che ha riconosciuto il diritto dei cittadini a pronunciarsi sulle modifiche dello Statuto regionale che hanno introdotto la figura dei sottosegretari.
Nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina nella sede del Partito Democratico di Lamezia Terme, sono intervenuti Ernesto Alecci per il Partito Democratico, Enzo Bruno per Tridico Presidente, Francesco De Cicco per Democratici Progressisti Meridionalisti e Filomena Greco per Casa Riformista-Italia Viva, anche in rappresentanza della consigliera del Movimento Cinque Stelle Elisa Scutellà, assente per motivi familiari. Presenti anche i legali che hanno seguito il ricorso, il professor Andrea Lollo e l’avvocato Antonio Ionà. Tutti hanno rivendicato il risultato ottenuto dopo mesi di iniziative istituzionali, dalla raccolta di oltre cinquemila firme fino all’azione giudiziaria culminata nell’ordinanza della Corte d’Appello.
«Non ha vinto soltanto il centrosinistra, hanno vinto i calabresi – ha affermato Ernesto Alecci – perché modifiche allo Statuto regionale non possono essere approvate sulla testa dei cittadini. Sin dall’inizio avevamo contestato una riforma che introduce nuove poltrone e nuovi costi, scegliendo di abbandonare l’Aula e avviando contemporaneamente la raccolta firme. Oggi un’ordinanza importante stabilisce un principio chiaro: le modifiche allo Statuto devono necessariamente passare dal referendum previsto dalla Costituzione.
Adesso spetta al presidente Occhiuto decidere se riportare il provvedimento in Consiglio regionale oppure avviare immediatamente il percorso referendario». Alecci ha inoltre annunciato che la minoranza sta valutando di investire della vicenda anche la Corte dei Conti, ipotizzando possibili profili di danno erariale connessi ai costi delle strutture dei sottosegretari.
Per Enzo Bruno il pronunciamento rappresenta «un obiettivo importante raggiunto a difesa dei calabresi e delle istituzioni regionali». «Noi questa legge l’abbiamo definita una porcheria – ha ricordato – perché mentre la Calabria continua a fare i conti con la peggiore sanità d’Italia e con problemi enormi, il presidente Occhiuto pensava a moltiplicare le poltrone. Su questa battaglia non ci siamo mai fermati, nonostante gli attacchi politici e le offese che abbiamo dovuto subire».
Il capogruppo di Tridico Presidente ha ripercorso anche le tappe che hanno portato al ricorso: «Abbiamo portato avanti due percorsi paralleli: la raccolta firme e il lavoro giuridico con gli avvocati Andrea Lollo e Antonio Ionà. Ricordo perfettamente quando si tentò perfino di non accettare la richiesta di referendum. Siamo andati avanti con determinazione, perché eravamo convinti di avere ragione. Oggi la Corte d’Appello ha riconosciuto le ragioni dei calabresi e di quel 40 per cento di cittadini che noi rappresentiamo nelle istituzioni».
Bruno ha quindi rivolto un nuovo affondo al presidente della Regione: «Occhiuto deve ricordare che il Consiglio regionale non è composto soltanto dalla sua maggioranza. Può continuare a definirci “sfigati”, ma noi rappresentiamo una parte importante della Calabria che merita rispetto. Questa decisione ci dà ancora più forza per costruire un’alternativa. Continueremo a occuparci dei problemi veri dei calabresi, dalla sanità alle infrastrutture, perché mentre la Giunta pensa ai propri equilibri politici, la Calabria continua a vivere enormi difficoltà».
Filomena Greco ha sottolineato il valore politico dell’iniziativa unitaria delle opposizioni: «Abbiamo dimostrato di essere una minoranza seria, responsabile e rispettosa delle regole democratiche. Chi governa esercita il potere, ma le regole appartengono ai cittadini e non possono essere piegate alle convenienze della maggioranza. Continueremo a difenderle con senso delle istituzioni, rivolgendoci a tutti i calabresi, indipendentemente dall’appartenenza politica».
Sulla stessa linea Francesco De Cicco, che ha evidenziato il lavoro comune svolto dai gruppi di opposizione: «In questi mesi abbiamo costruito un rapporto che va oltre le appartenenze politiche. Questo risultato dimostra che l’unità è la strada giusta per contrastare un modo di governare che riteniamo arrogante. Il messaggio che vogliamo lanciare è semplice: saranno i cittadini a decidere e noi saremo al loro fianco. Questo è soltanto l’inizio».
A illustrare gli aspetti tecnico-giuridici della vicenda è stato il professor Andrea Lollo, che insieme all’avvocato Antonio Ionà ha seguito il ricorso. «La legge impugnata – ha spiegato – ha modificato lo Statuto regionale introducendo la figura dei sottosegretari. Trattandosi di una revisione statutaria, trova applicazione l’articolo 123 della Costituzione, che prevede una procedura rafforzata proprio per consentire ai cittadini di chiedere il referendum».
Secondo il costituzionalista, la legge regionale aveva introdotto una distinzione tra modifiche “organizzative” e modifiche incidenti sui principi fondamentali dello Statuto, escludendo per le prime la possibilità del referendum. «Con il collega Antonio Ionà abbiamo contestato questa impostazione – ha spiegato – sostenendo che il diritto al referendum non potesse essere limitato da una legge regionale. L’Ufficio Centrale Regionale ci ha dato ragione, riaffermando un principio di rilievo costituzionale».
Lollo ha quindi illustrato le conseguenze della decisione: «La prima è che il presidente della Regione e il segretario generale hanno adesso l’obbligo di avviare il procedimento referendario, rimettendo agli elettori la decisione sulla legge. Ma esiste anche un effetto ulteriore: se la legge non ha completato il procedimento previsto dalla Costituzione, risultano fortemente dubbi anche gli atti adottati in sua applicazione, comprese le nomine dei sottosegretari e l’istituzione delle relative strutture di supporto».
«Questa decisione – ha concluso il professore – tutela il principio democratico. Il referendum previsto dall’articolo 123 non è un referendum abrogativo, ma uno strumento che consente ai cittadini di intervenire direttamente nel procedimento di formazione delle leggi di revisione dello Statuto. Se quel passaggio viene illegittimamente impedito, viene compromesso l’intero procedimento legislativo»
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Roberto Tolomeo
Source link


