Se ci basiamo sugli articoli disponibili in rete, debitamente vagliati, constatiamo che alcuni booktoker, ovvero influencer nel settore dei libri attivi sulla piattaforma TikTok, raggiungono in Italia i 200.000 follower, un numero davvero elevato in rapporto a qualunque tipo di blog o di sito letterario tradizionale. Nel concreto, i consigli sono davvero seguiti, perché è noto che, nel 2022, il maggior successo di vendite è toccato a due libri molto consigliati dai booktoker, scritti da Erin Doom, pseudonimo di una giovane scrittrice emiliana, specialista di atmosfere gotico-romantiche, come dimostrano Fabbricante di lacrime (2021) e Nel modo in cui cade la neve (2022).
Erin ha cominciato a pubblicare su wattpad e si è conquistata poi (con Salani) decine di migliaia di lettori non solo in rete, senza nemmeno sfruttare la presenza nei social. Il modello di Elena Ferrante, peraltro legato a ben diversi motivi di anonimato, comunque garantisce che si tratta di una scelta che non danneggia, anzi. Va detto comunque che la presenza della vera autrice, a partire almeno dal 2023, si è fatta più frequente almeno in contesti televisivi di ampio ascolto, senza che questo abbia generato una crescita nelle vendite: anzi, Stigma, 2023, e Arcadia, 2024, virati definitivamente verso il romance addirittura dark, risultano molto meno performanti rispetto ai testi precedenti.
Il successo personale di questa autrice potrà essere destinato a ridursi, ma nuove opere ascrivibili al romance avranno nuova eco, così come quelle tipicamente fantasy. Quest’ultimo è forse il modo letterario ora più apprezzato nella fascia dei lettori giovani o giovanissimi, che siano della “generazione Z” o anche un po’ precedenti, quindi young adult, ma è sempre seguitissimo da coloro che hanno amato Il signore degli anelli in tutte le sue versioni, e poi gli sviluppi in varie direzioni, magari sino a Game of Thrones.
Anche un prodotto ibrido come Harry Potter (con i suoi spin off) è arrivato a una permanenza stabile tra quelli che potremmo chiamare i long-bestseller, ossia quelle opere che non si limitano a trionfare per un periodo (ad esempio i romanzi egiziani di Christian Jacq), ma diventano di culto anche per le generazioni successive a quella che li ha accolti. Questo punto va commentato. Da un lato la canonizzazione di opere degne di essere considerate in una prospettiva storico-letteraria è diventata pressoché impraticabile già nel secondo Novecento; dall’altro esiste, nei fatti, una canonizzazione di pochissimi testi, quelli in grado non solo di primeggiare per un piccolo numero di anni, bensì di essere letti devotamente per più di una generazione.
Alcune di queste opere hanno sfruttato già in passato il rapporto con film magari seriali – quelli di James Bond, per esempio; ora prevale il collegamento con saghe o serie televisive pluriennali e di vario livello: pensiamo a quelle horror, spesso derivate da Stephen King, o a quelle distopiche, con esiti notevoli come The Handmaid’s Tale basata sul romanzo di Margaret Atwood. Molte novità di successo si collocano in questo campo di forze: arieggiano a fantasy o a romance o a più generi forti (un po’ horror, un po’ thriller, un po’ polizieschi ecc.), trovano un sostegno efficace non nella critica e nemmeno nella pubblicità editoriale ma negli influencer specifici, arrivano a un successo che potrà essere molto limitato (un paio d’anni), dopodiché quasi sempre svaniscono nell’indistinto del “pubblicato” (in qualunque modo ciò avvenga) e “non più guardato”. La nuova regola sembrerebbe questa: nella forma di canonizzazione tipica del sistema social-web non si può aspirare a un ruolo di lunga durata nemmeno dopo una notevole vendita, perché quel ruolo è ormai occupato non tanto dai “classici” bensì da pochi long-bestseller, archetipi fondativi o elaborazioni perfette di un genere puro o già mescidato.
Il procedimento è per certi aspetti analogo a quello che avviene nel campo dei prodotti industriali in genere, e in specie nelle aziende basate essenzialmente sull’online: la concentrazione di valore simbolico e di potere reale riguarda pochissimi brand, sebbene ne esistano altri persino migliori; alcuni fruitori esperti possono riconoscerli e impiegarli, tuttavia il loro apporto economico-sociale effettivo è assai basso. E i giovani e giovanissimi lettori seguono un comportamento simile: non a caso sono ormai davvero pochi a volersi impegnare nella conoscenza integrale dei classici tradizionali, al massimo proposti in piccole antologie a scuola (dall’Orlando furioso ai romanzi di Elsa Morante, a puro titolo di esempio), mentre sono tantissimi i disponibili a leggere le migliaia di pagine di Tolkien o Rowling o non molti altri.
Insomma, sembrerebbe che non si possa affermare, banalmente, che i “nativi digitali” non sono affatto lettori, mentre invece si deve accettare che non sono propensi a leggere quanto viene proposto da voci autoritative di vecchio stampo (la scuola, la critica, le case editrici), seguendo un loro canone alternativo. Questo li può portare a rivalutare persino scrittori sino a pochi anni fa disprezzati (basta controllare cosa scriveva di H.P. Lovecraft, David Punter nel suo invecchiatissimo The Literature of Terror, 1980), oppure a implementare i settori che prediligono (fantasy, romance, horror ecc.) con nuove acquisizioni, meglio se legate ad autori affini. In questo contesto si spiegano le ormai numerose versioni alternative dei classici più manipolabili, come Omero, Dante e Shakespeare, per esempio riletti secondo angolature femminili, o comunque impreviste in origine, da autrici ora di successo internazionale come la già citata Madeline Miller.
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Alberto Casadei
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