Il quadro geopolitico internazionale è in una fase di “crisi profonda” e le ripercussioni stanno frenando la fragile ripresa economica dell’Italia e dell’intera Eurozona. Nelle sue Considerazioni finali, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, traccia una mappa dei rischi e delle opportunità per il Paese, lanciando un forte appello all’Unione europea affinché superi le esitazioni politiche e acceleri su investimenti, transizione tecnologica e riforme finanziarie.
Macroeconomia e geopolitica influiscono sulla crescita dell’Italia
Panetta ha spiegato che “dal 2019 l’economia italiana ha mostrato una significativa capacità di tenuta”, tuttavia “più di recente lo slancio si è attenuato” a causa del peso del “deterioramento del quadro geopolitico, dell’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi e delle difficoltà dell’economia tedesca, principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni”. A pesare in modo decisivo sulle prospettive globali e nazionali è in particolare la situazione in Medio Oriente, ricordando come “il conflitto nel Golfo Persico abbia indebolito prospettive già fragili”.
Dopo un periodo di miglioramento globale, “la situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico” e gli impatti della guerra hanno fatto sì che “le prospettive economiche si siano fortemente deteriorate”. Il Governatore ha ammesso che “esitabilità stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà. In ogni caso, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo”. Di conseguenza, “l’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti”.
Nel ridisegnare l’autonomia strategica e l’efficienza dei costi, anche l’energia gioca un ruolo centrale. A questo proposito, il Governatore apre esplicitamente alla diversificazione del mix energetico nazionale, dichiarando che “per l’energia nucleare, le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione”, aggiungendo che “va in questa direzione anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento”.
“Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata. La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato”. Secondo le proiezioni di Via Nazionale, “l’attività economica rimarrà debole nei primi mesi” e “negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”.
Quindi, la ricetta per la stabilità passa inevitabilmente dal consolidamento fiscale e dagli investimenti. Secondo Panetta, “l’intervento pubblico deve accompagnare” la trasformazione tecnologica in atto e “imboccando con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo”.
Questo sforzo è cruciale poiché “intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro, la domanda di competenze. Restare ai margini di questa trasformazione significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere, proprio mentre l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa”. Diventa quindi prioritario “facilitare il salto tecnologico delle imprese, rafforzare il capitale umano, orientare il risparmio verso investimenti produttivi, accompagnare i lavoratori nei cambiamenti che la nuova economia richiederà”.
Panetta chiede all’Europa di essere più unita
Di fronte a questa situazione, Panetta avverte che la risposta alle criticità globali non può essere l’isolamento, sottolineando che “la risposta non può essere la chiusura”. Al contrario, “riaffermare il valore della cooperazione non significa ignorare le fragilità dell’assetto precedente, né rinunciare alla sicurezza economica e all’autonomia strategica. Significa evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento; che l’interdipendenza, anziché motore di progresso, diventi fonte di divisione; che la frammentazione finisca per indebolire proprio ciò che si vorrebbe difendere: lavoro, sviluppo, benessere”.
“In questo mondo instabile l’Europa deve trovare in una maggiore unità la condizione della propria forza“. Tuttavia, “il cammino di riforma procede lentamente” e “l’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate”. Per il Governatore “le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea”.
Per superare l’inazione, Panetta rilancia l’idea di un’integrazione finanziaria, affermando che “la strategia sull’Unione del risparmio e degli investimenti è un passo importante” ma “una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro, in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro”. Un simile strumento, “se fondato su un’adeguata capacità di bilancio comune, favorirebbe il finanziamento di investimenti di interesse europeo. Si eviterebbero le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate e sarebbe più agevole mobilitare capitali privati su larga scala”. Per questo motivo, “gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione non possono più giustificare l’inazione”.
Il gap tecnologico e i rischi di cybersecurity per l’Italia
Il Governatore definisce evidente il ritardo sul fronte dell’innovazione, spiegando che “il caso dell’intelligenza artificiale è emblematico: in questo campo la rapidità di azione è cruciale. L’Unione ha definito regole per l’uso dei modelli e delle informazioni, una strategia per lo sviluppo del settore e programmi di investimento dedicati. Dispone inoltre di un ampio patrimonio di dati e di competenze scientifiche su cui far leva per sviluppare le applicazioni e promuoverne l’adozione. Eppure i ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate rischiano di frenare i progressi e di ampliare il divario con le altre grandi economie”.
Questo progresso accelera anche i rischi informatici, spinti dall’innovazione tecnologica che “sta modificando la natura, la frequenza e i canali di trasmissione” degli attacchi. Panetta ha ricordato come “nel periodo 2023-25 gli incidenti che hanno coinvolto intermediari italiani sono aumentati dell’80% rispetto al triennio precedente; quelli di natura cibernetica sono raddoppiati. Sebbene non abbiano prodotto perdite rilevanti, segnalano vulnerabilità da non sottovalutare”.
Per questo motivo, “una risposta efficace richiede azioni sia delle autorità sia degli operatori. La Banca d’Italia ha stabilito contatti con le principali aziende globali del settore, con l’obiettivo di preparare un utilizzo appropriato dei nuovi modelli di intelligenza artificiale, una volta che saranno resi accessibili al pubblico, a difesa dei propri sistemi informatici e di quelli degli intermediari”.
Panetta sul risiko bancario: “Può avvicinare la struttura del mercato creditizio a quella degli altri principali Paesi europei”
Un passaggio importante viene dedicato al sistema bancario italiano, che sta investendo per non perdere competitività. Il Governatore ha rilevato che “il miglioramento dei risultati economici consente agli intermediari italiani di investire con maggiore intensità in tecnologia” e che “la spesa dei gruppi maggiori è allineata a quella delle principali banche europee”, mentre quelle “degli intermediari minori restano più indietro, pur in presenza di esperienze avanzate”.
Ha poi chiarito che “l’intelligenza artificiale accelererà questa trasformazione, incidendo sulle modalità di offerta dei servizi finanziari, sulle scelte in materia di pagamenti e sulla gestione del risparmio. Per gli intermediari la sfida è organizzativa, oltre che tecnologica. Per cogliere i benefici dell’innovazione e rispondere al cambiamento della domanda, dovranno investire nelle competenze e riorganizzare i processi”.
In questo scenario si inserisce anche il risiko bancario, poiché “operazioni ben disegnate” in Italia “possono avvicinare la struttura del mercato creditizio a quella degli altri principali Paesi europei, rendere le banche più competitive e favorire una maggiore diversificazione dei ricavi. Il loro valore dipenderà dalla capacità di creare intermediari più solidi ed efficienti, in grado di sostenere più efficacemente l’economia reale e di offrire alla clientela servizi di migliore qualità a costi contenuti”.
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Andrea Cantelmo
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