Un nuovo grido d’allarme arriva dal mondo agricolo nel cuore di un agosto segnato dal caldo e dalle difficoltà legate alla siccità. A lanciarlo è l’Aspal Lazio, aderente al Coapi nazionale, che attraverso il proprio Consiglio direttivo torna a denunciare una situazione ritenuta ormai insostenibile per migliaia di agricoltori e allevatori.
Al centro dell’intervento ci sono la progressiva scomparsa delle aziende agricole, le difficoltà nel reperire manodopera, l’aumento dei costi di produzione, la burocrazia e gli effetti sempre più pesanti degli eventi meteorologici estremi.
«Rispetto al 2010 abbiamo perso circa il 30% delle aziende agricole italiane, soprattutto quelle piccole a conduzione familiare», afferma Stefano Giammatteo, presidente di Aspal Lazio.
Secondo l’associazione, nello stesso arco temporale sarebbe diminuito in maniera consistente anche il numero degli occupati nel comparto, con ripercussioni dirette sulla possibilità delle imprese di trovare lavoratori nelle diverse aree del Paese.
Piccole aziende e ricambio generazionale, il nodo del futuro
Aspal pone l’accento soprattutto sulla condizione delle piccole imprese agricole familiari, che avrebbero maggiori difficoltà ad assorbire il peso degli adempimenti amministrativi.
Per l’associazione, il problema nasce anche dall’applicazione al settore primario di obblighi e procedure assimilabili a quelli previsti per realtà industriali e del terziario, con un impatto molto diverso tra grandi imprese agroindustriali e aziende contadine di dimensioni ridotte.
A preoccupare è inoltre il mancato ricambio generazionale. Sempre meno giovani, secondo Aspal, scelgono di proseguire l’attività delle famiglie, mentre la scarsa redditività rende difficile programmare investimenti e immaginare un futuro per molte aziende.
Siccità, grandine, vento e fitopatie: produzioni sempre più esposte
Sul quadro economico si innestano poi le conseguenze degli eventi atmosferici estremi. Il Consiglio direttivo di Aspal cita grandinate, vento forte, siccità, bombe d’acqua e sbalzi termici, fenomeni capaci di compromettere in poche ore il lavoro di mesi.
A questi si aggiungono le fitopatie e le malattie delle colture, tra le quali viene ricordata anche la moria del kiwi, problema particolarmente sentito nelle aree vocate alla produzione del frutto.
Una combinazione di fattori che, secondo Aspal, ha determinato un brusco calo delle produzioni senza che alla riduzione dell’offerta sia corrisposto un miglioramento adeguato della remunerazione riconosciuta ai produttori.
Ed è proprio il rapporto tra prezzo pagato all’agricoltore e prezzo finale sugli scaffali uno dei punti sui quali l’associazione insiste maggiormente.
«Con i prezzi riconosciuti agli agricoltori al campo non riusciamo a coprire i costi fissi di gestione e produzione – sostiene Aspal – mentre i prezzi dei prodotti agricoli sugli scaffali continuano a crescere, con conseguenze evidenti anche per i consumatori».
Carburanti, energia, fertilizzanti e sementi: il peso dei rincari
Nella denuncia trovano spazio anche gli aumenti che hanno interessato negli ultimi anni alcuni dei principali fattori produttivi: gasolio agricolo, energia elettrica, fertilizzanti e sementi. Rincari che, secondo Aspal Lazio, hanno contribuito a mettere fuori mercato altre aziende, spingendo alcuni imprenditori agricoli ad abbandonare i terreni piuttosto che continuare ad accumulare debiti.
L’associazione esprime inoltre una posizione fortemente critica nei confronti di alcuni accordi commerciali internazionali e torna in particolare sulla questione Mercosur, già al centro delle mobilitazioni degli agricoltori.
Aspal Lazio e Coapi ricordano, a questo proposito, la manifestazione con i trattori organizzata a Roma il 6 marzo 2026, oltre alle altre iniziative promosse in diverse città italiane.
A distanza di mesi, secondo l’associazione, non sarebbero ancora arrivati cambiamenti legislativi sufficienti a rispondere alle richieste avanzate dal comparto.
Le richieste degli agricoltori: «Reddito, prezzi giusti e meno burocrazia»
Il documento di Aspal non si limita alla denuncia, ma ribadisce alcune delle richieste considerate prioritarie.
«Chi produce ha bisogno di reddito, di regole chiare e certe, di un prezzo e di un mercato giusto al campo, senza speculazioni e senza pratiche commerciali sleali», sostiene il Consiglio direttivo.
Tra le richieste figura anche un nuovo piano assicurativo nazionale capace di tutelare le produzioni agricole rispetto a una gamma più ampia di rischi, insieme a una significativa riduzione degli obblighi amministrativi e burocratici.
L’obiettivo, secondo Aspal e Coapi, deve essere quello di restituire sostenibilità economica soprattutto alle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, evitando che l’abbandono delle campagne continui.
La replica alle parole pronunciate in tv: «Non siamo quattro gatti»
Nella parte conclusiva del comunicato, Aspal interviene anche su alcune dichiarazioni che, secondo l’associazione, sarebbero state pronunciate da un giornalista durante una trasmissione televisiva su La7 nei giorni precedenti Ferragosto.
Aspal riferisce che in quell’occasione gli agricoltori sarebbero stati descritti come «quattro gatti» poco utili, responsabili di inquinamento e interessati alle proteste con i trattori per ottenere sussidi.
Parole alle quali il direttivo replica duramente, rivendicando il ruolo economico, sociale e ambientale del comparto.
«In Italia non siamo quattro gatti, ma tantissime migliaia di agricoltori e allevatori che ancora oggi, con passione e immenso sacrificio, producono il cibo destinato a milioni di consumatori», sottolinea Aspal, ricordando anche come durante la pandemia il settore agricolo non abbia interrotto la propria attività.
L’associazione contesta inoltre l’idea di un’agricoltura dipendente esclusivamente dagli aiuti comunitari: secondo Aspal, gli agricoltori preferirebbero poter contare su una remunerazione adeguata dei prodotti all’origine, anziché dover compensare la scarsa redditività attraverso i contributi della Politica agricola comune.
«Gli agricoltori sono custodi del territorio»
C’è infine un aspetto che Aspal considera centrale: il ruolo degli agricoltori nella tutela del territorio e dell’ambiente. La presenza delle aziende e la manutenzione quotidiana dei terreni, sostiene l’associazione, rappresentano un presidio contro l’abbandono delle campagne e contribuiscono alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla salvaguardia del paesaggio rurale.
A questo si aggiunge la funzione primaria dell’agricoltura: garantire ogni giorno prodotti freschi e alimenti destinati alle tavole dei cittadini.
Da qui l’appello conclusivo del Consiglio direttivo di Aspal Lazio: «Meritiamo rispetto, non soltanto dall’opinione pubblica, ma anche e soprattutto dalle istituzioni. Oggi più che mai».
Un messaggio che arriva in una fase particolarmente delicata per il comparto agricolo e che riporta al centro una questione destinata a pesare sempre di più nei prossimi anni: senza aziende economicamente sostenibili e senza nuove generazioni disposte a raccoglierne il testimone, a essere a rischio non è soltanto il reddito degli agricoltori, ma anche la tenuta produttiva e territoriale delle campagne italiane.
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Daniel Lestini
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