Sarà stato venticinque anni fa. Ero in una redazione in cui lavorava una tizia piena di amici. Io ero un’inutile trentenne, lei avrà avuto gli anni che ho io ora. Non ricordo di cosa stessimo discutendo, ma so quanto possano essere esasperanti le inutili trentenni.
A un certo punto lei sbotta e mi dice di finirla, tanto tutti sanno che la mia storia clandestina con Omissis dura da anni. Sono venticinque anni che ogni tanto penso che devo farmi presentare Omissis, devo diventare amica di Omissis, perché se io Omissis l’avessi mai incontrato a quest’ora avremmo abbastanza confidenza da poterlo io nominare qui, e questo nanetto sarebbe più gustoso.
A spiegarmi come potesse essere accaduto che in giro per Roma ci fosse gente che mi pensava amante di uno che neppure conoscevo fu quello con cui una storia clandestina ce l’avevo davvero. Omissis, intellettuale a me ignoto ora come allora, ha lo stesso cognome d’un intellettuale che all’epoca invece ogni tanto vedevo (era sposato con una mia amica).
«A Roma si procede per cognomi», mi spiegò l’adulto con cui intrattenevo commerci carnali. Qualcuno ci aveva visti parlare da qualche parte, alla Rai al ristorante a Venezia a sarcazzo, e aveva sentenziato «Soncini va a letto con Omissis»: il telefono senza fili, omettendo il nome, aveva trasformato Cognome in Cognome, ed eccomi qui amante d’uno sconosciuto.
A Roma si procede per cognomi, ma nel pettegolezzo si procede per prossimità di senso e di fatti, ed è la ragione per cui la pretesa di Vasco che qualcuno del pubblico sappia distinguere tra lui che fa il nome dello spacciatore e lo spacciatore che fa il nome suo è abbastanza assurda.
Capisco che leggere delle cose false sulla tua vita sia fastidioso, ma temo che se non sei un tronista noto solo a chi guarda “Uomini e donne”, ma sei Vasco Rossi, uno che conoscono anche quelli che non lo conoscono, uno la cui fama è fatta a forma di fama universale del Novecento, di quelle fuori produzione nella fama a nicchie di oggi, allora tu ti possa solo arrendere al fatto che sei uno scoglio, e non puoi arginare il mare di stronzate che vengono dette sul tuo conto.
Tra l’altro esiste – immagino che Vasco lo sappia e non gliene freghi niente, immagino che il suo annuncio di querela sia una roba fatta per rieducare il pubblico medio al fatto che l’internet non è il tinello di sua cognata e non ci può scrivere roba che per il codice penale costituisce diffamazione: vaste programme – l’effetto Barbra Streisand.
Cioè quel meccanismo per cui, finché Vasco non ha scritto su Instagram che avrebbe denunciato il tizio che gli ha dato dell’infame raccontando che nel 1984 (nel 1984!) sarebbe uscito prima dal carcere facendo i nomi di chi gli aveva venduto la coca, io – che pure sono una ‘nticchia più informata del pubblico medio – non sapevo che girasse questa voce, non sapevo che il tizio gli avesse dato dell’infame, e neppure mi ricordavo che nel 1984 (nel 1984!) Vasco fosse stato in galera per droga.
Il nome del meccanismo viene da quando Barbra Streisand fece causa perché non potessero esserci le immagini di casa sua su Google, e il risultato fu che appena si seppe della causa tutti andarono a guardare le immagini di casa sua che avrebbero altrimenti trascurato.
Con questa storia uguale, nessuno se la ricordava. E lo so che non è totalmente un effetto Streisand perché, avendo Vasco raccontato come andò davvero, noi leggiamo che veramente fu lui a essere messo in mezzo e a farsi della galera immeritata, e in un certo senso quindi Vasco sta avendo successo nella propria riabilitazione reputazionale, ma la domanda è un’altra.
Veramente importa a qualcuno – Vasco compreso – se Brocco81 dice che Vasco è stato un infame in quella terra di nessuno (nel senso di: non tenuta in conto da nessun adulto sano di mente) che è la sezione dei commenti d’un social? Veramente Brocco81 vale nel 2026 quel che «quel tale che scrive sul giornale» valeva nel 1982?
Io dico di no e, se capisco che nella sua vita di silenziosa disperazione Brocco81 voglia raccontarsi che i mercati sono conversazioni e l’internet è uno strumento orizzontale, mi sembra assurdo che in un equivoco simile caschi l’unica rockstar che l’Italia abbia mai avuto, uno vaccinato da quasi cinquant’anni di esposizione a quel morbo che è l’opinione pubblica.
Una volta mi hanno processata e assolta: ci sarà sempre qualche Vongola75 che, non volendosi sentire esclusa da una qualche conversazione in cui si dice che sono una poco di buono, linkerà un articolo d’inizio processo in cui si riportino le accuse. Lo fa perché le compare quello su Google e lei che ne può sapere di com’è finita, o perché occulta l’assoluzione dolosamente, per diffamarmi? Non lo so, ma saperlo cosa mi cambierebbe? C’è una soluzione? Andare casa per casa a informare gli italiani dell’immacolatezza della mia fedina penale? Non è pensabile, naturalmente, ma se si potesse lo farei?
No, perché so – e non posso credere non lo sappia Vasco, che è un milione di volte più noto di me – che le conversazioni sono mercati e che l’internet è solo l’ennesimo contesto verticale: non ti saresti mai accorto che Brocco81 esiste, se non ti avesse dato dell’infame. Neanche i parenti di Brocco81 si accorgono che Brocco81 esiste: non è uno che ti diffama, è uno che ti tira le trecce perché non ha il coraggio di, come tutti gli altri, aspettarti sotto casa chiedendo «Vasco che me lo fai un vocale per nonna che è ricoverata» (sono sempre ricoverate).
Sono passati quarantadue anni, Vasco: dovresti essere morto quarantadue volte e invece sei ancora qui. Vuoi sprecare tutta questa vita non prevista a preoccuparti dei danni reputazionali? Dai, su: va bene che hai letto Byung-Chul Han, ma i pensatori scarsi uno li legge per canticchiare «mi chiedo solo se faccio male a volte a ridere di te», mica per prenderli sul serio.
Dai, Vasco, sii serio. Ho visto delle immagini d’un qualche mare stupendo dove venivano a romperti i coglioni chiedendoti foto e autografi e vocali per le nonne, e tu ti prestavi, perché lo sai bene che quello è il mestiere tuo e il prezzo che paghi per una vita a essere uno di quelli che «state bene voi».
Immagino sia da quello stesso posto che ti sei connesso e hai letto Brocco81 e ti sono venuti i nervi. Scommetto che ti sono già passati, lascia che il povero Brocco81 conduca la sua faticosa vita in cui una fidanzata col testo di “Sally” tatuato su un braccio lo cazzia perché ha fatto indispettire Vasco, e vai a fare un bagno al largo. Da’ retta: questo posto is beautiful.
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