- Per contestare un debito IMU o TARI occorre rivolgersi al Comune, nella cui circoscrizione è sito l’immobile.
- In caso di errori di facile risoluzione il contribuente può scegliere di tentare la strada della risoluzione stragiudiziale, presentando istanza di annullamento in autotutela.
- Il ricorso TARI e IMU da presentare in caso di errore instaura un giudizio tributario contro il Comune.
Un avviso di accertamento TARI o IMU fondato su dati errati, su un’erronea applicazione della normativa o su una ricostruzione non corretta della posizione del contribuente può determinare una pretesa tributaria illegittima o comunque contestabile.
In tali circostanze, l’ordinamento mette a disposizione specifici strumenti di tutela, che consentono di chiedere all’ente impositore il riesame della propria posizione oppure, nei casi previsti, di sottoporre la controversia al giudice tributario.
Fra tali strumenti vi è il ricorso TARI e IMU da presentare quando il Comune sbaglia. Si tratta di un rimedio giurisdizionale, poiché si chiede al giudice tributario di intervenire e pronunciarsi sulla legittimità della pretesa. In questa guida ti spiego nel dettaglio come funziona.
A chi rivolgersi per un avviso IMU TARI sbagliato
I tributi locali, come l’IMU o la TARI, sono, in parte, determinati a livello territoriale dalla Pubblica Amministrazione locale, ovvero dal Comune.
Ai sensi dell’art. 117 Costituzione, gli enti comunali nel rispetto di parametri più generali, stabiliti a livello statale, possono ridefinire non solo le aliquote di alcuni tributi, ma anche stabilire regimi agevolati e modalità di versamento diverse, in ragione di esigenze particolari.
Ciò significa che, nelle ipotesi di errata determinazione delle imposte dovute, il Comune rappresenta l’interlocutore a cui rivolgersi per presentare qualsiasi contestazione in tema IMU e TARI.
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Quando un avviso di accertamento IMU o TARI è errato?
Un avviso di accertamento IMU o TARI può risultare errato o illegittimo quando la pretesa tributaria, avanzata dal Comune, si fonda su un’erronea ricostruzione dei presupposti dell’imposizione, su dati inesatti o su un’errata applicazione della normativa vigente.
Gli errori possono riguardare:
- l’individuazione del soggetto passivo;
- la qualificazione dell’immobile;
- la superficie rilevante ai fini TARI;
- la rendita catastale;
- l’aliquota applicata;
- il periodo d’imposta;
- la quantificazione delle somme richieste.
Particolare rilievo assumono, inoltre, le ipotesi in cui l’accertamento non tenga conto di versamenti già effettuati, di esenzioni, riduzioni o agevolazioni spettanti, ovvero risulti emesso oltre i termini previsti dalla legge. L’atto può essere altresì contestato qualora presenti carenze sotto il profilo della motivazione, tali da non consentire una piena e consapevole ricostruzione delle ragioni poste a fondamento della pretesa impositiva.
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TARI e IMU errate: cosa fare
La ricezione di un avviso di accertamento IMU o TARI illegittimo o fondato su un’erronea determinazione della posizione tributaria obbliga il contribuente a valutare tempestivamente l’attivazione di strumenti di tutela previsti dall’ordinamento, per contestare la pretesa impositiva.
I mezzi di tutela, ex lege previsti, sono diversi e variano in ragione del tipo di errore. Ne consegue che la notifica di un atto rende opportuna un’analisi prelominare per verificare la natura dell’errore e individuare correttamente lo strumento a cui ricorre per tutelare le proprie ragioni.
Nelle ipotesi in cui l’errore sia macroscopico e di facile individuazione, è opportuno tentare la strada della risoluzione stragiudiziale.
Autotutela IMU e TARI: come annullare un avviso di accertamento errato
Ricevuto l’avviso di pagamento, un primo tentativo da esperire è la presentazione dell’istanza di annullamento in autotutela, disciplinata in modo organico dal D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 219. Si tratta di un istituto con il quale si chiede al Comune di riesaminare l’atto perché affetto da errore.
L’autotutela è uno strumento molto conveniente, non solo in termini economici, poiché anche se presentato da un professionista ha un costo nettamente inferiore, ma anche in considerazione delle tempistiche più rapide entro le quali l’ente risponde.
L’istanza, infatti, contenente le motivazioni circa l’errore commesso dalla Pubblica Amministrazione, deve essere presentata entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, e nei successivi 90 giorni l’Ufficio tributi è tenuto ad analizzare nuovamente l’atto, sulla base delle motivazioni presentate dal contribuente e decidere se confermare la pretesa o annullarla integralmente o anche parzialmente.
La presentazione dell’istanza di annullamento in autotutela non sospende i tempi per presentare eventuale ricorso. Ne consegue che, se il Comune non risponde in tempo, occorre instaurare il giudizio, per evitare la cristallizzazione della pretesa impositiva, ex art. 21 del D.Lgs. n. 546/92.
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Cos’è l‘autotutela obbligatoria
Per effetto delle modifiche, introdotte dal Legislatore fiscale (D.Lgs. 30 dicembre 2023 n. 219 e D.Lgs. 18 dicembre 2025, n. 192), l’autotutela che in passato rappresentava uno strumento deflattivo (cioè alternativo) del contenzioso sempre facoltativo, in alcuni casi è oggi obbligatorio.
L’obiettivo è essenzialmente tentare di scoraggiare, quando possibile, il ricorso alla giustizia tributaria, in casi in cui è più facilmente possibile pervenire a una risoluzione bonaria della vertenza (ovvero la controversia) con l’Amministrazione fiscale.
L’istanza di annullamento in autotutela è obbligatoria se si ritiene che l’atto impositivo sia affetto da (art. 10-quater L. 212/2000):
- errore di persona (casi di omoninia);
- errore di calcolo;
- errore sull’individuazione del tributo;
- errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’Amministrazione finanziaria (errore nella indicazione del codice tributo o nella liquidazione del tributo);
- errore sul presupposto d’imposta, (IMU non dovuta, perché la casa è abitazione principale);
- mancata considerazione di pagamenti effettuati con regolarità;
- presentazione di documentazione entro i termini di decadenza a seguito di richiesta da parte dell’ente.
A eccezione delle citate casistiche, in tutti gli altri casi, ai sensi dell’art. 10-quinquies co. 1 della L. 212/2000, la presentazione dell’istanza di annullamento in autotutela ha carattere facoltativo.
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Come contestare un avviso di accertamento tramite ricorso
In tutti i casi in cui l’errore non sia di facile individuazione, la strada per contestare un avviso di accertamento IMU e TARI errato è la tutela giurisdizionale. Il ricorso TARI e IMU da presentare quando il Comune sbaglia è un atto di impulso dell’iter processuale innanzi alla Corte di Giustizia tributaria, che è il giudice competente per tutti i tributi.
L’instaurazione del processo tributario presuppone il rispetto di specifiche tempistiche e presupposti, previsti dalla normativa vigente. Il ricorso TARI e IMU deve essere presentato entro e non oltre sessanta giorni dalla notificazione dell’atto, pena la definitività della richiesta, anche se errata e deve avere un contenuto specifico.
Nello specifico, deve contenere l’indicazione:
- atto impugnato;
- ente impositore (per IMU e TARI è il Comune);
- oggetto della domanda (IMU o TARI) e dei relativi motivi di impugnazione;
- ricorrente e del difensore, ove necessaria l’assistenza tecnica.
Il mancato rispetto dei termini o delle formalità prescritte può determinare l’inammissibilità del ricorso o pregiudicare l’esercizio della tutela giurisdizionale.
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Ricorso IMU o TARI – Domande frequenti
Il ricorso va presentato entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, davanti alla Corte di Giustizia tributaria competente.
Lo è nei casi tassativi previsti dall’art. 10-quater L. 212/2000, come errore di persona, di calcolo o sul presupposto d’imposta.
Se l’ente non risponde entro 90 giorni, il contribuente deve comunque presentare ricorso per evitare la definitività della pretesa.
Sì, salvo le controversie di modico valore, per le quali la legge prevede soglie specifiche di esonero dalla difesa tecnica.
Riferimenti normativi
- art. 117 della Costituzione;
- Statuto dei diritti del contribuente, l. 27 luglio 2000, n. 212, artt. 10-quater e 10-quinquies;
- D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 219;
- D.Lgs. 18 dicembre 2025, n. 192;
- D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21;
- Circolare Agenzia delle Entrate n. 21/E del 7 novembre 2024.
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Avv. Debora Mirarchi
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