17.10 – mercoledì 19 agosto 2026
Hanno preso il via nuove ricerche archeologiche nell’area delle palafitte di Fiavé, Patrimonio Mondiale UNESCO, con l’apertura di un saggio stratigrafico nella torbiera di Carera, al quale seguiranno studi e analisi di varia natura. Lo scavo, coordinato dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, interesserà un’area di 12 metri quadrati. I motivi della ripresa delle ricerche in questo straordinario contesto in ambiente umido, considerata anche l’importanza del riconoscimento UNESCO con l’inserimento nel sito seriale e transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta oggi presso il sito palafitticolo, alla presenza dell’assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa.
“Il nuovo scavo archeologico a Fiavé Carera è un’occasione di grande importanza per la tutela del patrimonio dell’intero arco alpino – ha sottolineato Gerosa -. Tornare a studiare questo contesto dopo quattro decenni significa applicare le tecnologie della moderna archeologia e verificarne lo stato di conservazione. Desidero ringraziare chi ha aperto questo percorso e chi, negli anni, gli ha ridato nuova vita: tutti noi abbiamo il privilegio e la responsabilità di lavorare per la tutela di questa immensa ricchezza, che parte proprio dalla ricerca. Per questo è fondamentale che il pubblico continui a investirvi. Ringrazio la Soprintendenza per i beni culturali della PAT, gli archeologi, l’amministrazione comunale e l’intera comunità per una collaborazione essenziale a rendere questi luoghi di cultura sempre più fruibili. Il lavoro che svolgete è cruciale affinché la comunità stessa si renda conto del valore inestimabile del proprio territorio. Noi ci siamo e faremo sempre la nostra parte: sentire una comunità che lavora insieme, con comuni intenti, è il traguardo più importante”, ha concluso l’assessore provinciale.
I nuovi scavi sono collegati in primis alla verifica delle condizioni di conservazione del deposito archeologico, alla tutela del sito e all’eventuale adozione di misure di contenimento del degrado delle strutture in legno. Altri motivi per l’avvio degli studi sono connessi alla ricerca, a fronte delle nuove potenzialità dell’archeometria e della bioarcheologia contemporanea. Ne hanno parlato gli esperti presenti, fra i quali il già soprintendente per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento Franco Marzatico, che partecipò ai primi scavi diretti da Renato Perini e successivamente condusse ricerche archeologiche nella torbiera Carera, la soprintendente per i beni culturali Angiola Turella, il sostituto direttore dell’Ufficio beni archeologici Elisabetta Mottes con Elena Silvestri direttore dello scavo. Presenti anche il sindaco del Comune di Fiavé, Beniamino Bugoloni e l’intera giunta comunale, nonché l’ex sindaco Nicoletta Aloisi.
Mentre la soprintendente Angiola Turella ha sottolineato la forte collaborazione con gli amministratori per la valorizzazione del sito, ricordando la complessità della sua gestione all’interno di un’area protetta, Franco Marzatico ha ripercorso la memoria storica del sito richiamando anche Nicola Degasperi — attuale responsabile del cantiere che lavorò anche con il maestro Perini — evidenziando l’intenso lavoro necessario per ritrovare, dopo quarant’anni, l’area d’indagine originale prima di avviare il nuovo sondaggio. Da parte sua, il primo cittadino Bugoloni ha espresso gratitudine per la continuità amministrativa che negli anni ha permesso di valorizzare l’area come patrimonio condiviso e ha poi illustrato le prospettive su cui l’amministrazione comunale sta lavorando per il futuro, focalizzate sul mettere in sicurezza e migliorare l’accessibilità all’area del parco.
La cerimonia si è quindi conclusa all’interno del Museo delle Palafitte, nel cuore dell’abitato di Fiavé dove la figlia di Renato Perini, in rappresentanza della famiglia, ha voluto donare in comodato gratuito al Museo una delle sculture lignee realizzate dal Maestro, collocato al piano terra, in dialogo ideale con gli allestimenti museali.
La palafitta della torbiera Carera di Fiavé è uno dei più importanti siti palafitticoli dell’arco alpino. Come noto, l’area è stata interessata da scavi archeologici diretti da Renato Perini tra gli anni ’60 e ’90 del Novecento. Il lavoro allora svolto, che molti fiavetani ricordano ancora, resta tuttora un esempio di approccio multidisciplinare di altissimo livello scientifico, che ha portato alla luce diverse fasi di frequentazione umana, dal Neolitico all’età del Bronzo recente, cioè dalla prima metà del quarto millennio a.C. al XIII secolo a.C. circa.
L’eccezionale stato di conservazione delle evidenze è una delle caratteristiche peculiari del sito: l’ambiente torboso umido ha infatti permesso la conservazione di materiali organici quali legni, semi e perfino frutti, che in un contesto asciutto non verrebbero preservati. Questo ha comportato la sopravvivenza fino a noi di “fotografie” di vita quotidiana quasi intatte, e migliaia di reperti e strutture in ottimo stato di conservazione.
L’Ufficio beni archeologici provinciale ha pertanto programmato di allargare di circa 10 mq verso sud il sondaggio iniziato da Renato Perini nel settore IX della zona 1 (a circa 40 metri dall’attuale area archeologica), con lo scopo di verificare le modalità insediative del primo villaggio, come già si proponeva di fare lui stesso negli anni successivi allo scavo. Rispetto alle principali fasi della palafitta, quelle strutturate con centinaia di pali, la più antica frequentazione della palafitta (cd “fase 1”), risalente al Neolitico tardo (prima metà del IV millennio a.C.), è infatti ancora poco nota perché coperta in molti punti dalle fasi successive. La zona è nota anche con il nome di “isoletta”, poiché ancora nel IV millennio a.C. doveva emergere dalle acque dell’antico lago Carera.
Molto tempo dopo l’abbandono del primo villaggio stabile di Fiavé, l’impianto di diversi insediamenti e strutture che interessarono l’area dell’antica isoletta nel II millennio a.C., sconvolsero e/o distrussero molti dei resti dell’antico villaggio neolitico. “Ripartire da 1” (nel senso della fase “Fiavé 1”) è necessario, pertanto, per vari motivi. In primo luogo si tratta di aumentare quantitativamente e qualitativamente la base dati che permetterà una più completa ricostruzione di una fase insediativa di cui ancora oggi abbiamo conoscenze molto limitate. Non va trascurato poi il fatto che nel settore di scavo è presente anche la fase 2, anch’essa poco nota e pertinente all’antica età del Bronzo, che dovrà essere scavata prima di giungere alla fase neolitica, per cui le indagini andrebbero a rappresentare una parte importante dell’intero ciclo insediativo fiavetano, con la prospettiva di allargarsi ulteriormente in futuro. Tale risultato sarà raggiunto con uno sforzo organizzativo (e quindi finanziario) relativamente contenuto, trattandosi di scavi di poca profondità e con risalita di acqua relativamente limitata. Non si tratterà pertanto di un grande scavo estensivo, come quelli che misero in luce le strutture di grande impatto scenografico dell’età del Bronzo (del II millennio a.C.), come il “campo di pali” della zona 2 o le articolate architetture infrastrutturali della fase Fiavé 6. Si tratterà piuttosto di un intervento “laparoscopico” per sondare il potenziale informativo di questo straordinario contesto archeologico e programmare con maggiore consapevolezza una nuova fase della ricerca archeologica a Fiavé.
Non verrà infine trascurata l’archeologia pubblica: sono in fase di programmazione, anche grazie alla collaborazione del comune di Fiavé, eventi che coinvolgeranno la popolazione fiavetana e il pubblico del Museo e del Parco. Il primo appuntamento è previsto per dopodomani, venerdì 21 agosto, in occasione della Giornata Internazionale del Patrimonio Subacqueo: sono in programma per il pubblico, con partecipazione gratuita, alle ore 15.30 una visita guidata all’area archeologica e allo scavo a cui seguirà, alle ore 17 al Parco Archeo Natura, “Frammenti d’acqua”, un viaggio tra miti, leggende e poesie dedicate all’acqua e ai suoi molteplici aspetti.
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