Bitcoin prova a cambiare passo: il terzo “flag” sarà quello buono?

Bitcoin torna a mostrare segnali di vitalità e si riporta in area 68.500-69.000 dollari, dopo aver trascorso buona parte di agosto in una fase di consolidamento.

La domanda è inevitabile: siamo davanti all’ennesimo rimbalzo destinato a esaurirsi oppure, questa volta, ci sono elementi sufficienti per ipotizzare un cambiamento più strutturale?

Il grafico suggerisce prudenza, ma presenta almeno due differenze importanti rispetto ai precedenti tentativi di recupero: la rilevanza tecnica del minimo di luglio e, soprattutto, il cambiamento intervenuto nelle ultime ore sul mercato obbligazionario americano.

Terzo flag consecutivo: questa volta il supporto di lungo periodo è molto più importante

Dal massimo dell’ottobre 2025 in area 126.300 dollari, Bitcoin ha sviluppato una correzione profonda, scandita da tre distinti tentativi di recupero all’interno di altrettanti canali rialzisti/flag.

I primi due si sono rivelati semplici pause all’interno della tendenza ribassista: il recupero tra novembre e gennaio è stato seguito dal violento sell-off di febbraio, mentre il canale costruito tra febbraio e maggio è stato successivamente rotto al ribasso a giugno.

Anche il movimento iniziato dai minimi di luglio sta assumendo una configurazione simile.

C’è però una differenza tecnica da non sottovalutare: il minimo di luglio in area 57.550-57.800 dollari coincide quasi perfettamente con il 61,8% di ritracciamento dell’intero rialzo partito dai minimi di novembre 2022.

Non è quindi un supporto qualsiasi. Si tratta di uno dei livelli di Fibonacci più significativi dell’intera struttura rialzista pluriennale di Bitcoin.

La reazione odierna porta inoltre BTC sopra la media mobile a 100 giorni, attualmente intorno a 66.400 dollari, e sopra la media a 50 giorni, in area 64.500.

È un primo miglioramento, ma non basta ancora per dichiarare terminata la fase ribassista.

La vera discriminante passa da quota 70.000-71.000 dollari.

Una chiusura convincente sopra questa fascia permetterebbe non soltanto di recuperare il 50% di Fibonacci, a circa 70.880 dollari, ma anche di superare la parte superiore della struttura di breve periodo.

A quel punto il rimbalzo acquisterebbe decisamente maggiore credibilità, con spazio inizialmente verso 75.000 dollari e successivamente verso 80.000-84.000 dollari.

Sotto 64.000-65.000 dollari, invece, il segnale perderebbe forza. E un ritorno sotto 57.500-58.000 dollari trasformerebbe nuovamente lo scenario in fortemente negativo.

Perché Bitcoin sale proprio mentre le Borse soffrono? Il vero catalizzatore arriva dai Treasury

È però il comportamento intermarket delle ultime ore a rendere particolarmente interessante il movimento.

Bitcoin sta infatti recuperando mentre l’azionario rimane fragile. Questo potrebbe suggerire un ritorno della narrativa del Bitcoin come “oro digitale” o bene rifugio, ma sarebbe prematuro arrivare a questa conclusione.

La spiegazione più convincente, almeno per ora, arriva dal mercato dei Treasury.

Il Tesoro americano ha annunciato oggi che almeno raddoppierà la dimensione dei buyback destinati a sostenere la liquidità sul tratto lungo della curva, portando il massimo delle operazioni sui Treasury con scadenze 10-20 e 20-30 anni da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, a partire dal 9 settembre e fino al 4 novembre.

Il timing è notevole. Soltanto ieri il rendimento del Treasury trentennale aveva raggiunto il 5,337%, massimo dal 2007. Dopo l’annuncio è sceso rapidamente verso il 5,19-5,20%, mentre anche il decennale è tornato verso il 4,65%.

Ed è proprio qui che entra in gioco Bitcoin.

Non è QE, ma il mercato ha ricevuto un messaggio molto importante

Bisogna evitare un equivoco: i buyback del Tesoro non sono quantitative easing.

Nel QE è la Federal Reserve ad acquistare titoli creando riserve bancarie, espandendo il proprio bilancio. In questo caso è invece il Tesoro che riacquista titoli già esistenti nell’ambito del proprio programma di gestione del debito, con l’obiettivo ufficiale di migliorare la liquidità del mercato.

Quindi non stiamo assistendo a una nuova iniezione monetaria paragonabile ai QE del passato.

Ma per i mercati conta anche il segnale.

Dopo settimane nelle quali l’aumento del debito pubblico, l’offerta crescente di Treasury, l’inflazione e le tensioni geopolitiche avevano spinto sempre più in alto il term premium, Washington ha mostrato di essere sensibile alle tensioni sulla parte lunga della curva.

Reuters rileva infatti che diversi operatori hanno interpretato la decisione come un riconoscimento della pressione presente sul mercato, pur sottolineando che le dimensioni dei buyback restano piccole rispetto all’enorme stock di Treasury.

Ed è probabilmente questo il punto centrale per Bitcoin.

Rendimenti reali e nominali in discesa → minore costo opportunità degli asset senza cedola → condizioni finanziarie meno restrittive → maggiore appetibilità di oro, Bitcoin e altri asset sensibili alla liquidità.

Bitcoin potrebbe quindi non stare salendo perché improvvisamente diventato un bene rifugio nel senso tradizionale del termine. Potrebbe stare anticipando una potenziale svolta nelle condizioni di liquidità finanziaria.

Bitcoin bene rifugio? Per ora direi: asset monetario sensibile alla liquidità

La distinzione è importante.

Se Bitcoin fosse realmente tornato a comportarsi da bene rifugio, dovremmo aspettarci una sua forza relativa soprattutto durante episodi di risk-off, indipendentemente dall’andamento dei rendimenti e della liquidità.

Per il momento abbiamo invece una spiegazione più lineare: crollano i rendimenti sul tratto lungo, il dollaro perde parte del sostegno derivante dai tassi e Bitcoin sale.

È una dinamica molto simile a quella che storicamente favorisce gli asset a duration elevata.

C’è però una lettura più profonda che merita attenzione. Se gli investitori iniziassero a interpretare gli interventi del Tesoro come il segnale che esiste un limite politico alla crescita dei rendimenti americani, Bitcoin potrebbe beneficiare contemporaneamente di due narrative: quella dell’asset sensibile alla liquidità e quella dell’asset alternativo a un sistema monetario caratterizzato da debito pubblico crescente.

E questa combinazione sarebbe decisamente più potente.

Quota 70.000 è quindi molto più di una semplice resistenza

Il grafico permette di trasformare tutta questa discussione macro in un livello operativo molto chiaro.

Finché Bitcoin resta sotto 70.000-71.000 dollari, quello attuale può ancora essere considerato il terzo flag rialzista all’interno di una tendenza ribassista.

Il mercato ci ha già ingannato due volte con strutture simili.

Ma una rottura convincente di 70.000-71.000, accompagnata dalla permanenza dei rendimenti Treasury sotto i recenti massimi, cambierebbe sensibilmente il quadro.

Sopra questa fascia aumenterebbero le probabilità di un’estensione verso 75.000, quindi 80.000 e soprattutto 84.000-85.000 dollari, minimi di fine 2025 e massimi di maggio 2026.

Per questo il movimento attuale è interessante, ma non ancora risolutivo.

Il minimo di luglio sul 61,8% offre questa volta fondamenta tecniche più robuste. Il Tesoro americano ha contemporaneamente inviato un segnale che potrebbe frenare la spirale rialzista dei rendimenti. E Bitcoin sta reagendo prima che il quadro sull’azionario sia realmente migliorato.

Se arriverà anche il breakout dei 70.000-71.000 dollari, allora il terzo flag potrebbe finalmente raccontare una storia diversa dai primi due.

Anche l’euro/dollaro manda un segnale: il mercato sta vendendo dollari

Un’altra conferma arriva dal mercato valutario. L’EUR/USD accelera fino in area 1,1670, con un rialzo vicino allo 0,8%, mentre il Dollar Index è sceso sui minimi dalla fine di maggio.

Reuters collega direttamente l’indebolimento del biglietto verde alla decisione del Tesoro di aumentare i buyback sul tratto lungo e alla conseguente discesa dei rendimenti americani.

Bitcoin prova a cambiare passo: il terzo flag sarà quello buono?

Il grafico dell’euro/dollaro è particolarmente interessante perché il movimento odierno non è soltanto un rimbalzo marginale. Il cambio aveva già violato nei primi giorni di agosto la trendline discendente proveniente dai massimi di aprile e maggio; dopo una breve fase di consolidamento sopra 1,1520-1,1530, oggi ha superato con decisione 1,1587, corrispondente al 50% di ritracciamento del ribasso 1,1850-1,1323, e soprattutto 1,1649, livello del 61,8%.

Il superamento di 1,1650 rappresenta quindi un segnale tecnico importante. Se confermato in chiusura, la struttura potrebbe favorire un’estensione inizialmente verso 1,1735-1,1740, dove passa il 78,6% di Fibonacci, e successivamente verso i massimi di 1,1850.

Al contrario, un rapido ritorno sotto 1,1585 ridimensionerebbe la portata del breakout, mentre 1,1520-1,1530 diventa ora il supporto tecnico più importante di breve periodo.

Bitcoin ed EUR/USD stanno raccontando la stessa storia

Ed è proprio la contemporaneità dei movimenti a essere significativa. Treasury in recupero, rendimenti USA in discesa, dollaro in calo, EUR/USD sopra 1,1650 e Bitcoin verso 70.000 dollari sono tasselli dello stesso quadro.

Non sembra quindi, almeno per ora, che Bitcoin stia salendo principalmente perché gli investitori lo abbiano improvvisamente riscoperto come bene rifugio.

La spiegazione più convincente è che BTC stia reagendo alla riduzione dei rendimenti americani e all’indebolimento del dollaro, cioè a condizioni finanziarie percepite come meno restrittive.

La reazione valutaria è notevole proprio perché fino a ieri l’impennata dei rendimenti USA avrebbe teoricamente dovuto sostenere il dollaro.

Oggi accade l’opposto: il mercato sembra concentrarsi sul segnale inviato dal Tesoro e sul rischio che le autorità americane non siano disposte a tollerare rendimenti molto più elevati sul tratto lungo della curva.

I buyback restano quantitativamente piccoli rispetto all’enorme mercato dei Treasury, ma la reazione di bond, dollaro e Bitcoin mostra quanto il mercato abbia attribuito importanza al segnale.

Questo rende ancora più interessante quota 70.000-71.000 su Bitcoin.

Se BTC rompesse quella barriera mentre EUR/USD consolidasse sopra 1,1650, avremmo una conferma intermarket piuttosto forte: non più soltanto un rimbalzo tecnico della criptovaluta, ma un movimento accompagnato da una vera perdita di forza del dollaro e da un allentamento delle tensioni sui rendimenti USA.

In altre parole, per capire se il terzo flag di Bitcoin sarà diverso dai primi due, nelle prossime sedute guarderei contemporaneamente BTC sopra 70.000-71.000, EUR/USD sopra 1,1650 e Treasury decennale/trentennale lontani dai recenti massimi.

Se questi tre segnali dovessero procedere insieme, la probabilità che qualcosa sia realmente cambiato aumenterebbe sensibilmente.

Portafogli settimanali FTAOnline. Segnali operativi a scelta su: Etf azionario globale – Etf leva 3 long su azioni, bond, commodity, forex – Etf leva a 3 short su azioni, bond, commodity – Principali titoli del Ftse Mib – Titoli tecnologici USA del paniere Fang+ – Maggiori titoli dell’Eurostoxx 50 – Titoli del paniere Granolas (11 grandi aziende europee). Per avere maggiori informazioni ufficiostudi@ftaonline.com o +39 375 642 2515 anche via WhatsApp. Acquista il servizio a condizioni particolarmente vantaggiose a https://buy.stripe.com/9B63cugAx4Ycc7xdsj53O3n


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 info@ftaonline.com ("Alessandro Magagnoli")

Source link

Di