Salvatore Ferragamo ha chiuso la seduta di giovedì a 9,115 euro, in calo del 2,41%, dopo essersi mosso in un intervallo compreso tra 9,05 e 9,36 euro.

La flessione arriva dopo una fase decisamente positiva per il titolo e soprattutto dopo una semestrale che ha mostrato segnali concreti di miglioramento della redditività, inducendo diverse case d’affari a rivedere al rialzo le proprie stime. Il giudizio degli analisti, tuttavia, rimane complessivamente prudente: il recupero operativo è evidente, ma una parte importante sembra ormai incorporata nelle quotazioni.

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Semestrale: ricavi ancora deboli, ma netto recupero dei margini

Il primo semestre 2026 si è chiuso con ricavi per 468 milioni di euro, in crescita dell’1,9% a cambi costanti ma ancora in calo dell’1,3% a cambi correnti. Più incoraggiante il secondo trimestre, con fatturato pari a 259 milioni, +4,6% a cambi costanti e +2,4% a cambi correnti.

Il canale direct-to-consumer ha rappresentato uno dei principali motori della ripresa, con una crescita del 6,1% a cambi costanti nel semestre.

Rimane invece molto eterogenea la situazione geografica. L’EMEA arretra dell’8,6% a cambi costanti, mentre il Nord America accelera del 15,4%. Positiva anche l’America centrale e meridionale, sostenuta soprattutto dal canale DTC.

Ma il dato probabilmente più interessante arriva dalla redditività. L’EBIT passa da una perdita rettificata di 3 milioni nel primo semestre 2025 a un utile di 21 milioni, mentre l’EBITDA sale da 73 a 90 milioni di euro. Il relativo margine passa dal 15,3% al 19,2%.

Anche il risultato netto torna positivo: utile di 1,5 milioni, contro una perdita rettificata di 16 milioni nello stesso periodo dello scorso anno.

È quindi soprattutto sul fronte dei costi e della profittabilità che il turnaround comincia a diventare visibile.

Positiva anche la posizione finanziaria netta adjusted, pari a +125 milioni, rispetto ai 119 milioni di un anno prima. Includendo IFRS 16, l’indebitamento netto scende comunque da 492 a 421 milioni.

Gli analisti riconoscono i progressi, ma prevale ancora la prudenza

Le revisioni successive ai risultati raccontano piuttosto bene il dilemma che circonda oggi Ferragamo: le stime sulla redditività migliorano, ma le raccomandazioni non diventano più aggressive.

Intesa Sanpaolo ha alzato il target price da 7,90 a 9,80 euro, mantenendo Neutral. Le stime sull’EBIT 2026-2028 sono state aumentate mediamente del 10%, proprio in seguito alla ripresa della profittabilità del primo semestre, superiore alle attese.

Anche Banca Akros ha portato il prezzo obiettivo da 9 a 10 euro, mantenendo Neutral, e stima ora un EBIT 2026 di circa 46 milioni di euro.

Più interessante ancora il messaggio di UBS. La banca mantiene Neutral ma riduce il target da 10,70 a 10,30 euro. Il punto non è tanto un deterioramento delle prospettive aziendali, quanto la valutazione: dopo un rialzo di circa il 23% da inizio anno, UBS ritiene che una buona parte della ripresa sia già riflessa nei prezzi. Per giustificare un’ulteriore rivalutazione servirebbe quindi un nuovo aumento delle stime per il secondo semestre e per l’intero 2026.

JP Morgan ha invece alzato il target da 8,50 a 9 euro, mantenendo Neutral: vendite stimate leggermente più basse, ma previsione sull’EBIT 2026 aumentata del 14% grazie alla migliore redditività.

La più prudente rimane Equita, che nonostante l’aumento del target del 12% a 8,20 euro ha abbassato il rating da Hold a Reduce.

Gli elementi di attenzione indicati dagli analisti sono tutt’altro che marginali: Cina ancora debole, pelletteria sottotono, vendite concentrate su poche linee iconiche e possibile ritorno alla crescita dei costi operativi. A questo si aggiunge una redditività che, nonostante il recupero, rimane ancora distante dai migliori operatori internazionali del lusso.

Il vero test arriva nel secondo semestre

Ferragamo sembra quindi essere entrata in una fase diversa rispetto allo scorso anno. La questione non è più soltanto se il turnaround sia iniziato: i numeri del primo semestre suggeriscono che qualcosa sia effettivamente cambiato.

Il problema adesso è dimostrare che il miglioramento sia sostenibile.

Il rallentamento segnalato a luglio rappresenta sotto questo profilo un elemento da seguire attentamente. Dopo il forte recupero del titolo, il mercato potrebbe non accontentarsi più del solo taglio dei costi: per aprire una seconda fase del rerating servirebbe probabilmente vedere crescita organica più robusta, miglioramento della Cina e della pelletteria e ulteriore espansione dei margini.

Ai 9,115 euro della chiusura di giovedì, inoltre, Ferragamo si trova praticamente nel mezzo del range dei target indicati dagli analisti citati: 8,20-10,30 euro. È una fotografia piuttosto efficace dell’attuale situazione: il turnaround sta guadagnando credibilità, ma il mercato vuole ora vedere la crescita prima di riconoscere multipli sensibilmente superiori.

Ferragamo, la correzione arriva a un primo importante banco di prova

Dal punto di vista tecnico, Salvatore Ferragamo è entrata in una fase correttiva dopo il massimo di fine giugno in area 11-11,10 euro. Dai massimi si è sviluppato un canale discendente di breve periodo, all’interno del quale le quotazioni sono progressivamente scese fino ai 9,115 euro della chiusura di giovedì.

Il titolo si trova però adesso su una zona tecnica particolarmente importante. In area 9,10-9,00 euro convergono infatti il ritracciamento di Fibonacci del 38,2% dell’intero movimento rialzista partito dai minimi di marzo e, soprattutto, la media mobile esponenziale a 100 giorni, che sta risalendo e transita ormai poco sopra quota 9 euro. La contemporanea presenza di questi due riferimenti rende l’area un primo vero test per la tenuta del trend rialzista di medio periodo.

Finché 9-9,10 euro riuscirà a contenere le vendite, la discesa delle ultime settimane potrà essere interpretata come una normale correzione all’interno della struttura rialzista più ampia. Per avere un primo segnale di reazione servirà però il recupero di 9,50-9,60 euro, mentre un ritorno sopra 9,90-10 euro, dove transita anche la parte superiore del canale ribassista, migliorerebbe sensibilmente il quadro e potrebbe aprire spazio verso 10,40-10,50 euro e successivamente verso i massimi di 11-11,10 euro.

Viceversa, una rottura confermata di quota 9 euro e della EMA a 100 giorni renderebbe la correzione più profonda. In questo scenario il successivo riferimento si collocherebbe intorno a 8,50 euro, corrispondente al ritracciamento del 50%, mentre più in basso l’area 7,85-7,90 euro, coincidente con il 61,8% di Fibonacci, rappresenterebbe un supporto di medio periodo decisamente più importante.

In sintesi, il turnaround fondamentale di Ferragamo si confronta ora con un passaggio tecnico altrettanto significativo: area 9 euro separa, almeno per il momento, una fisiologica correzione dalla possibilità che il movimento ribassista assuma dimensioni più rilevanti.


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