La Basilicata estrae circa un quarto del gas naturale prodotto in Italia e genera ogni anno quasi il doppio dell’energia elettrica che consuma, per circa il 90% da fonti rinnovabili. Eppure una qualsiasi impresa lucana, che si trovi nel Vulture, in Val d’Agri o nel Materano, non beneficia direttamente di un analogo meccanismo di compensazione territoriale sul costo dell’energia: le misure regionali attualmente in vigore sono prevalentemente rivolte alle utenze domestiche e agli enti pubblici, mentre non prevedono un beneficio diretto equivalente per le imprese private.
A porre l’attenzione sul paradosso è Vito Palladino, Delegato Regionale ASSIUM Basilicata, l’Associazione Italiana Utility Manager, che chiede alle istituzioni regionali e nazionali di completare il percorso avviato con il superamento del PUN e l’introduzione dei prezzi zonali, affinché la produzione energetica dei territori possa tradursi in un beneficio economico più concreto anche per il sistema produttivo locale.
La questione assume particolare rilevanza alla luce dell’aumento dei prezzi energetici registrato nelle ultime settimane.
Il PUN Index GME, il prezzo di riferimento nazionale dell’energia elettrica all’ingrosso, è passato dai 132,50 €/MWh di media di giugno ai 157,04 €/MWh di luglio, fino ai 180,89 €/MWh rilevati il 20 agosto, secondo le rilevazioni indicate dalla Delegazione. Con il gas che resta uno dei principali fattori di formazione del prezzo dell’elettricità all’ingrosso.
Perché il prezzo dell’elettricità resta legato al gas
Il mercato elettrico europeo utilizza un meccanismo marginalista: gli impianti vengono chiamati a produrre in funzione dei loro costi e il prezzo di mercato viene determinato dall’ultima tecnologia necessaria a soddisfare la domanda, che è quella più costosa. Questo significa che, quando l’impianto marginale necessario a coprire la domanda è una centrale a gas, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità viene influenzato dal costo del gas anche se una parte significativa dell’energia viene prodotta da fonti rinnovabili.
Il fenomeno è particolarmente evidente in un Paese come l’Italia, dove le fonti rinnovabili hanno ormai un peso rilevante nella produzione elettrica.
Il 18 agosto, secondo i dati richiamati dalla Delegazione, le fonti rinnovabili hanno coperto il 44,9% della domanda elettrica nazionale e il 51,4% della produzione interna.
Vito Palladino, Delegato Regionale ASSIUM Basilicata: «La crisi dello Stretto di Hormuz ha riacceso una domanda che i cittadini si pongono da tempo: perché aumenta anche l’elettricità, che non viaggia in nave e che per una parte significativa produciamo da fonti rinnovabili? La risposta non è uno scandalo da scoprire, ed è proprio per questo che va spiegata: la corrente non passa da Hormuz, ma le dinamiche internazionali del gas possono incidere sul suo prezzo. È il modo in cui sono state costruite le regole del mercato. E le regole si possono cambiare.»
Il caso Basilicata: produrre energia non significa necessariamente pagarla meno
I dati regionali rendono evidente il paradosso.
A fine 2025 in Basilicata risultavano installati circa 2.548 MW di potenza da fonti rinnovabili, dei quali 1.608 MW di eolico, pari a circa il 63% del parco rinnovabile regionale. La produzione elettrica da fonti pulite si attesta intorno ai 4.500 GWh l’anno, pari a circa il 90% dell’elettricità generata sul territorio, a fronte di consumi regionali nell’ordine dei 2,5 TWh.
La Basilicata produce quindi più elettricità di quanta ne consumi e trasferisce il surplus al sistema nazionale.
Dal 1° gennaio 2025 il mercato elettrico italiano è passato a un sistema con prezzi zonali, mentre il GME continua a calcolare il PUN Index GME, un indice nazionale ottenuto come media ponderata dei prezzi zonali. Il nuovo assetto non significa però che il differenziale di prezzo tra le diverse zone si trasformi automaticamente in uno sconto sulla bolletta degli utenti residenti nei territori produttori.
Vito Palladino, Delegato Regionale ASSIUM Basilicata: «Ospitiamo impianti, cediamo territorio, esportiamo energia pulita. Ma la presenza di una grande produzione energetica sul territorio non si traduce automaticamente in un vantaggio sulla bolletta delle imprese lucane. Non chiediamo privilegi: chiediamo che il valore prodotto dal territorio venga considerato anche nelle politiche energetiche e industriali regionali.»
Lo stesso paradosso si ripete con il gas
Il problema non riguarda soltanto l’elettricità. La Basilicata ospita i due principali distretti onshore di estrazione di idrocarburi dell’Italia continentale, Val d’Agri e Tempa Rossa. Nel 2025 sono stati estratti sul territorio regionale circa 735 milioni di metri cubi di gas naturale, pari a circa un quarto della produzione nazionale, oltre a circa l’80% del greggio prodotto in Italia sulla terraferma. Su questo fronte la Regione è già intervenuta con la legge regionale 28/2022 istituendo il meccanismo del cosiddetto Bonus Gas, attraverso il quale viene riconosciuto un beneficio sulla componente materia primal gas alle utenze domestiche dei residenti.
È una misura importante perché riconosce un principio preciso: il territorio che ospita l’attività estrattiva può ottenere un ritorno diretto dal valore energetico prodotto.
Il problema, secondo ASSIUM Basilicata, è che questo principio non è stato ancora tradotto in uno strumento analogo per il tessuto produttivo privato. Imprese, artigiani, commercianti, strutture ricettive e attività produttive, anche quando operano nei comuni direttamente interessati dalle attività estrattive, acquistano il gas secondo le condizioni del mercato all’ingrosso. Il prezzo del gas italiano è legato al PSV, il principale riferimento del mercato italiano, che a sua volta risente delle dinamiche dei mercati europei, tra cui il TTF di Amsterdam. Ne deriva una situazione che ASSIUM ritiene meritevole di approfondimento: un’impresa situata a pochi chilometri dai pozzi lucani non beneficia oggi di un meccanismo di compensazione sul costo della materia prima paragonabile a quello riconosciuto alle utenze domestiche.
Vito Palladino- Delegato Regionale ASSIUM Basilicata «Il Bonus Gas è una misura importante e va riconosciuto. Il punto è che il principio della compensazione territoriale non può fermarsi alla porta di casa. Chi apre la serranda ogni mattina, investe, assume e dà lavoro deve poter essere considerato nelle politiche energetiche del territorio. Il vincolo degli aiuti di Stato è serio e non lo contestiamo. Chiediamo però che venga considerato come un problema tecnico da risolvere, non come il punto di arrivo.»
C’è poi un secondo elemento che, secondo ASSIUM Basilicata, merita attenzione: il rapporto tra Bonus Gas e autoproduzione da fonti rinnovabili. L’avviso regionale per i contributi a fondo perduto destinati agli impianti da fonti rinnovabili nelle abitazioni prevede, per l’accesso alla misura, la rinuncia al beneficio del Bonus Gas secondo le condizioni stabilite dal bando. Il cittadino lucano può quindi trovarsi davanti a una scelta tra due strumenti entrambi virtuosi: mantenere il beneficio sul gas oppure rinunciarvi per investire nell’autoproduzione energetica. Chiedere a una famiglia di scegliere tra un beneficio immediato sul gas e un investimento sul fotovoltaico significa mettere in competizione due politiche che dovrebbero invece lavorare insieme. La convenienza dei due percorsi va valutata sui consumi effettivi e sulla durata dell’investimento. L’obiettivo dovrebbe essere accompagnare gradualmente le famiglie verso una maggiore autonomia energetica, non costringerle a scegliere tra due strumenti di politica energetica.
ASSIUM Basilicata guarda quindi con favore al disegno di legge approvato dalla Giunta regionale nel luglio 2026, che introduce un nuovo sistema di compensazioni legate agli impianti da fonti rinnovabili e prevede la costituzione del Fondo di energia sostenibile della Basilicata, con interventi destinati anche alla riduzione delle bollette e agli incentivi per le rinnovabili private. Il provvedimento deve ora completare il proprio iter legislativo. La Delegazione chiede che, nel testo definitivo, famiglie e imprese siano entrambe considerate tra i beneficiari delle politiche di compensazione, con particolare attenzione alle piccole attività produttive.
Le quattro richieste di ASSIUM Basilicata
ASSIUM Basilicata sottopone all’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali quattro proposte:
1. Dare piena attuazione al nuovo assetto dei prezzi zonali, verificando come trasformare il vantaggio derivante dalla forte produzione rinnovabile regionale in un beneficio economico concreto per cittadini e imprese lucane.
2. Definire un piano regionale per i sistemi di accumulo.
In Basilicata risultano installati appena 54,1 MW di storage, pari allo 0,4% del totale nazionale. Gli accumuli sono essenziali per valorizzare l’energia prodotta nelle ore di maggiore irraggiamento o ventosità e renderla disponibile quando la domanda e i prezzi sono più elevati.
3. Avviare un approfondimento tecnico sugli strumenti compatibili con la disciplina europea degli aiuti di Stato, dal regime de minimis alle misure per l’autoproduzione e alle comunità energetiche, per individuare modalità attraverso cui estendere il principio del ritorno territoriale anche alle utenze produttive private.
4. Creare uno strumento stabile di informazione e assistenza tecnica per imprese e amministrazioni locali, dedicato alla lettura delle forniture energetiche, alla valutazione dei contratti e alla gestione del rischio prezzo, in una fase caratterizzata da elevata volatilità dei mercati.
Il quadro energetico: gli stoccaggi proteggono dalla carenza, non dal prezzo
Il rialzo dei prezzi in corso non significa necessariamente che l’Italia sia vicina a una carenza fisica di gas. Al 19 agosto 2026, secondo i dati richiamati dalla Delegazione, gli stoccaggi nazionali risultavano riempiti al 79,78%, contro una media europea del 61,37%. L’Italia si presenta quindi con una posizione di approvvigionamento relativamente solida, pur registrando un livello inferiore a quello dello stesso periodo dell’anno precedente.
La pressione sui prezzi è invece legata alle dinamiche del mercato europeo e mondiale del gas, nel quale la disponibilità dei carichi di gas naturale liquefatto e la competizione internazionale influenzano il costo degli approvvigionamenti.
Vito Palladino, Delegato Regionale ASSIUM Basilicata «Gli stoccaggi pieni ci proteggono dal rischio di restare senza gas, non dal rischio di pagarlo caro. Sono due sicurezze diverse. Sulla prima l’Italia ha lavorato bene. Sulla seconda serve una politica energetica e industriale capace di trasformare la produzione nazionale e territoriale in maggiore competitività per famiglie e imprese.»
La posizione della Delegazione Regionale Basilicata di ASSIUM non è quella di chiedere un trattamento privilegiato per la Basilicata.
È, al contrario, la richiesta di rendere coerenti produzione energetica, compensazioni territoriali, competitività delle imprese e transizione energetica.
La Basilicata dispone di risorse energetiche straordinarie: gas naturale, petrolio, sole, vento e una produzione elettrica rinnovabile superiore ai consumi regionali.
La sfida dei prossimi anni sarà fare in modo che una parte maggiore del valore generato da queste risorse rimanga sul territorio sotto forma di bollette più sostenibili, investimenti, competitività, occupazione e nuova capacità produttiva.
La Basilicata non deve chiedere di pagare meno semplicemente perché produce energia. Deve chiedere che il valore dell’energia prodotta sul proprio territorio venga utilizzato come leva di sviluppo. Se estraiamo gas, produciamo elettricità rinnovabile ed esportiamo energia, dobbiamo essere capaci di trasformare questa ricchezza in competitività per chi vive e lavora qui.»
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