Giuseppe Romagnuolo ha appena 23 anni, ma alle spalle una vita trascorsa sulla spiaggia. La famiglia ha scelto di investire sulla sua passione rilevando lo stabilimento nel cuore della stagione: 260 ombrelloni, ristorazione, pizzeria, area giochi, sport, eventi e servizi. Già ottenuta la UNI ISO 13009 e con la UNI 11911:2023 in corso di acquisizione, il progetto punta su qualità, innovazione e destagionalizzazione
TERMOLI. Ventitré anni, una passione per il mare cominciata quando era poco più che un bambino e una famiglia che ha deciso di trasformare quel sogno in un investimento vero. È la storia che, dall’inizio di luglio, sta scrivendo un nuovo capitolo sul lungomare di Rio Vivo. Al centro c’è Giuseppe Romagnuolo, giovane titolare dell’Havana Beach Club, e attorno a lui una famiglia che ha scelto di mettersi in gioco in prima persona, rilevando uno degli stabilimenti più grandi e strutturati di questo tratto della costa termolese.
Non è stato un ingresso programmato con mesi di anticipo. L’occasione si è presentata quando l’estate 2026 era già cominciata e i Romagnuolo hanno deciso di coglierla. Una scelta coraggiosa, accompagnata da un investimento importante e dalla necessità di prendere immediatamente in mano una macchina complessa, senza avere davanti i tradizionali mesi invernali per preparare la stagione. Eppure, nel giro di poche settimane, l’Havana Beach Club ha cambiato passo.
Dietro tutto c’è soprattutto il desiderio di Giuseppe. Il mare, per lui, non è una scoperta recente. Ha iniziato a lavorare in spiaggia a soli 14 anni, prima come spiaggista e successivamente come bagnino. Anni trascorsi osservando da vicino il funzionamento di uno stabilimento, il rapporto con i clienti, le esigenze dei bagnanti e le dinamiche del turismo balneare. Oggi, a 23 anni, quell’esperienza diventa impresa.
E non è un’avventura solitaria. All’Havana Beach Club lavora praticamente tutta la famiglia. Genitori e figli hanno scelto di essere presenti quotidianamente nella struttura, dividendosi compiti e responsabilità. Una presenza che, nelle prime settimane, è stata immediatamente percepita dalla clientela e che i Romagnolo considerano uno degli elementi fondamentali del progetto.
I numeri danno la dimensione della sfida: 260 ombrelloni e circa 200 coperti nell’area ristorazione. Ma fermarsi ai numeri significherebbe raccontare soltanto una parte dell’Havana Beach Club. Perché la struttura è stata pensata come un luogo capace di cambiare pelle durante la giornata.
Si comincia dalla mattina, con la colazione praticamente davanti al mare. Poi arriva il pranzo e si accende la cucina del ristorante, affidata a uno chef dedicato. La sera cambia formula: pizzeria con forno a legna, friggitoria e secondi di carne e pesce. Una scelta organizzativa precisa, che consente di concentrare a pranzo la cucina più articolata e di garantire qualità senza sottoporre il personale a turni insostenibili.
Nel pomeriggio e al tramonto un altro volto ancora: aperitivi affacciati sulla spiaggia, palme, grandi spazi e il mare di Rio Vivo sullo sfondo. Poi arriva la notte. I tavoli possono lasciare posto alla musica e l’area si trasforma in uno spazio per gli eventi.
Durante questa prima estate sono stati sperimentati dj set, serate latine e caraibiche, disco music, elettronica e appuntamenti live, con una programmazione particolarmente intensa tra il mercoledì e la domenica. Ma per il futuro l’obiettivo è andare oltre.
L’Havana Beach Club vuole infatti puntare sempre di più sulla musica dal vivo e su proposte artistiche e culturali di qualità. Tra le idee già allo studio ci sono incontri dedicati ai libri, alla poesia e persino appuntamenti di osservazione astronomica, spegnendo le luci della spiaggia per lasciare spazio al cielo.
C’è poi un’altra immagine che racconta immediatamente l’identità della struttura: l’ampia area giochi sulla sabbia. Scivoli, strutture fisse, gonfiabili in determinate fasce orarie e spazi nei quali i bambini possono giocare mentre i genitori vivono la giornata al mare. Una vocazione familiare sulla quale la nuova gestione vuole investire ancora di più, anche attraverso compleanni e iniziative dedicate ai più piccoli.
E gli spazi consentono anche di affiancare al mare l’attività sportiva, con il campo sulla sabbia che completa un’offerta pensata per fasce d’età ed esigenze differenti.
La parola chiave, però, è servizio. Il servizio al tavolo è già operativo e per il prossimo anno si sta valutando di compiere un ulteriore salto, arrivando direttamente sotto l’ombrellone. Durante alcuni weekend la famiglia ha offerto il cocomero ai bagnanti in spiaggia. Un dettaglio, forse, ma è proprio attraverso questi dettagli che i Romagnolo vogliono costruire il rapporto con il cliente.
I risultati di queste prime settimane sembrano incoraggianti. E colpisce soprattutto la provenienza degli ospiti.
Accanto naturalmente ai molisani e ai turisti delle regioni vicine, all’Havana Beach Club sono arrivate persone da Lazio, Lombardia e Piemonte, oltre che dalla Puglia. Un segnale interessante sulle capacità di Termoli di attrarre un pubblico nazionale quando riesce a mettere insieme mare, servizi e accoglienza.
La qualità, però, non vuole rimanere soltanto una dichiarazione d’intenti. L’Havana Beach Club ha già ottenuto la certificazione UNI ISO 13009, riferita alla gestione delle spiagge e alla qualità dei servizi erogati, e sta ora lavorando per compiere un ulteriore passo: è in corso l’iter per l’acquisizione della UNI 11911:2023, la norma dedicata agli stabilimenti balneari che individua requisiti, raccomandazioni per l’esercizio dell’attività ed elementi di qualificazione. Un percorso che testimonia la volontà della nuova proprietà di affiancare agli investimenti visibili anche un lavoro strutturale sull’organizzazione e sugli standard del servizio.
Accanto ai servizi tradizionali corre poi una seconda spiaggia, quella digitale.
La nuova gestione ha investito sul marketing, sulla presenza online, sui social e sulla comunicazione. Sugli ombrelloni sono arrivati QR code dinamici, pensati per restare utilizzabili nel tempo e indirizzare il cliente verso contenuti che possono essere aggiornati continuamente. È stato sviluppato il sito web e rafforzata la presenza digitale, collegando la promozione fisica degli appuntamenti a quella online.
Innovazione, però, senza perdere il legame con il Molise. Lo dimostra anche la cucina. A Ferragosto sono stati realizzati menu dedicati di carne e di pesce, inserendo prodotti del territorio: tra questi il caciocavallo di Carovilli, utilizzato nella preparazione dei cannelloni. L’idea è che anche un pranzo in riva al mare possa diventare occasione per raccontare qualcosa della regione. Ma la vera sfida comincia quando finiranno gli ombrelloni aperti, le giornate lunghissime e il pienone di agosto. Perché il progetto della famiglia Romagnolo non si ferma all’estate.
L’obiettivo dichiarato è la destagionalizzazione: nuovi investimenti, un periodo di attività progressivamente più lungo e la possibilità di far vivere la struttura anche durante l’autunno e l’inverno, magari inizialmente nei fine settimana. Si ragiona su ulteriori servizi e su come utilizzare gli ampi spazi disponibili per costruire qualcosa che non debba necessariamente spegnersi a settembre.
Ed è proprio qui che la storia dell’Havana Beach Club smette di riguardare soltanto uno stabilimento e diventa una riflessione sulle potenzialità di Rio Vivo.
Questa parte di Termoli possiede caratteristiche particolari: grandi spazi, tranquillità, verde, spiaggia e una prospettiva sul mare diversa da quella degli altri lungomari, con le imbarcazioni che lasciano il porto e attraversano l’orizzonte. «Rio Vivo merita molto», è la convinzione emersa dalla famiglia durante il racconto di questa nuova avventura.
La sfida è immaginare questo tratto di costa non come una zona balneare che si accende per poche settimane, ma come un vero quartiere turistico sul mare.
Dopo meno di due mesi, nessuno all’Havana Beach Club considera il lavoro concluso. È vero esattamente il contrario. Questa prima estate è stata il banco di prova: ha consentito di capire la struttura, conoscere il pubblico, sperimentare formule diverse e cominciare a costruire un’identità. Ora viene il futuro.








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