Riceviamo e pubblichiamo:
Ci sono territori che si raccontano per luoghi comuni e territori che si lasciano leggere dai numeri. La Sila appartiene alla prima categoria da troppo tempo: montagna in abbandono, seconde case invendibili, villaggi in declino.
Ho voluto verificare se questo racconto reggesse alla prova dei dati ufficiali e ho acquisito dall’Agenzia delle Entrate, attraverso il servizio Forniture OMI, i volumi esatti delle compravendite immobiliari, comune per comune, per gli anni 2024 e 2025. Il risultato smentisce il luogo comune e consegna alla politica regionale ulteriori obiettivi di investimento ed una responsabilità precisa.
I numeri, anzitutto. Nel 2025 la Calabria ha registrato 17.991 compravendite residenziali, in crescita del 9,4 per cento, ben oltre la media nazionale.
Dentro questo dato, i quattro comprensori turistici dell’altopiano silano hanno totalizzato oltre 360 transazioni: 122 a Spezzano della Sila, che significa Camigliatello; 115 a San Giovanni in Fiore, che comprende Lorica, cui si aggiungono le 61 di Casali del Manco sul versante cosentino del lago Arvo; 112 a Cotronei, ovvero Villaggio Palumbo e Trepidò; 56 a Taverna, quindi Villaggio Mancuso e Villaggio Racise, con le 17 di Aprigliano alle porte di Spineto. Non sono i numeri di un mercato morto. Sono i numeri di un mercato vivo, che si muove e che in alcuni casi accelera in modo sorprendente: San Giovanni in Fiore cresce del 43% (Lorica è sempre più ricercata) in un anno, uno degli incrementi più alti dell’intera regione; Cotronei del 12%; ad Aprigliano le compravendite quasi raddoppiano; a Taverna, a fronte di un totale stabile, le vendite dei piccoli appartamenti dei villaggi turistici sono passate da 8 a 18, più che raddoppiate.
Chi compra e perché, lo dicono le classi dimensionali, che i dati OMI consentono di leggere con precisione chirurgica. A Cotronei quasi metà delle compravendite riguarda unità fino a cinquanta metri quadrati: sono i monolocali e i bilocali dei residence di Palumbosila, che nuove famiglie (non solo calabresi) acquistano a prezzi che non hanno eguali in nessuna destinazione sciistica italiana. A Camigliatello domina il trilocale da vacanza, ma la domanda si sta spostando verso i tagli grandi e le ville, segno di un mercato che seleziona la qualità.
A Lorica i mini-tagli crescono del 57 per cento e i locali commerciali triplicano. Ad Aprigliano si comprano ville con terreno. La sostanza è una sola: la domanda c’è. È una domanda non solo popolare, regionale, di famiglie che vogliono la montagna e la trovano accessibile; ed è una domanda che assorbe, anno dopo anno, uno stock rimasto fermo per una generazione.
E allora dov’è il problema? Il problema è che questa domanda compra a prezzi da liquidazione, perché il territorio non ha ancora deciso di valorizzare sé stesso. A Lorica le quotazioni medie oscillano tra 411 e 534 euro al metro quadrato, le più basse d’Italia per una località lacustre e sciistica dentro un Parco Nazionale; a Palumbosila si vendono appartamenti a diecimila euro e le aste giudiziarie aggiudicano a sconti del sessanta, settanta per cento sulle perizie; a Camigliatello, il mercato più solido, i valori hanno perso il sette per cento in cinque anni.
Tradotto: la Sila regala. Regala patrimonio, regala posizione, regala un capitale ambientale che mezza Europa ci invidia, perché nessuno ha costruito attorno a questo capitale gli attrattori permanenti che trasformano un prezzo d’ingresso in un investimento.
Eppure l’esperienza dice che quando l’attrattore arriva, il mercato risponde. Gli impianti di Monte Curcio hanno tenuto in piedi Camigliatello; il rilancio degli impianti e del lungolago sta ridando fiato a Lorica, e i numeri del 2025 lo certificano. La domanda da porre è dunque elementare: se con questo livello di servizi la Sila genera trecentosessanta compravendite l’anno, quante ne genererebbe con una viabilità degna, con i comprensori sciistici gestiti con continuità, con la leva della ZES unica e degli incentivi per i borghi montani applicata anche all’altopiano, con una politica di riqualificazione energetica di uno stock edilizio che è quasi tutto in classe F e G? Ogni compravendita porta con sé un notaio, un tecnico, un’impresa di ristrutturazione, un arredatore, una stagione di consumi: l’immobiliare è il moltiplicatore più immediato dell’economia montana e la Sila lo sta attivando da sola, senza che nessuno l’aiuti.
C’è poi un capitolo che riguarda la Sila Piccola catanzarese e che considero emblematico. Villaggio Mancuso, con le sue baite a listelli bianconeri tutelate dal Ministero della Cultura, è l’unico insediamento turistico montano del Mezzogiorno con una identità architettonica compiuta, a mezz’ora dal capoluogo di regione.
Il suo simbolo, il Grande Albergo delle Fate, monumento vincolato dal 2007, è chiuso. Attorno al suo recupero si sta costruendo, dal basso, un’iniziativa che tiene insieme raccolta popolare, azionariato diffuso e partenariato imprenditoriale: è la dimostrazione che il territorio ha capito prima di tutti che un attrattore restituito alla sua funzione vale più di cento convegni sullo spopolamento.
I dati che oggi pubblico dicono che perfino a Taverna, con l’Albergo chiuso, il ricambio proprietario dei piccoli tagli è raddoppiato in un anno: si immagini cosa accadrebbe con l’Albergo aperto.
La conclusione è una chiamata di responsabilità.
I dati dell’Agenzia delle Entrate certificano che la Sila non chiede assistenza: chiede infrastrutture, gestione e visione, perché il mercato la sua parte la sta già facendo.
Trecentosessanta famiglie l’anno scommettono sull’altopiano coi propri risparmi. Abbiamo davanti una scelta semplice: accompagnare questa scommessa con gli strumenti che già esistono, dalla ZES unica ai fondi per la montagna, oppure continuare a celebrare la Sila nei dépliant, nei sit-in, nelle passarelle di qualche delirtante, mentre i suoi valori immobiliari, cioè il risparmio delle famiglie calabresi, restano i più bassi d’Italia.
I numeri, questa volta, non consentono alibi.
Ecco perché le montagne della Sila possono rappresentare un nuovo e vivace sviluppo economico non solo per gli imprenditori, ma anche per i consumatori e le famiglie. L’indotto che possiamo generare sarebbe una linfa fondamentale per i nostri territori.
Avv. Antonello Talerico
Promotore progetti Villaggio Mancuso- Palumbosila-Lorica
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Maria Rita Galati
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