Laura Scialanca dopo una carriera costruita tra networking e trasformazione digitale, arriva alla decisione di creare un progetto imprenditoriale con al centro le persone.
Quando Laura Scialanca ha deciso di lasciare una posizione lavorativa consolidata per fondare Together insieme a due colleghe, sapeva che stava entrando in una fase completamente nuova della propria carriera. Dopo anni trascorsi a costruire relazioni e community nel mondo dell’innovazione e della trasformazione digitale, ha scelto di rendere quell’esperienza un progetto imprenditoriale indipendente.
Oggi Together riunisce manager e decision maker attraverso una community che mette al centro le persone e il confronto tra esperienze. Con lei abbiamo parlato di leadership, imprenditorialità, innovazione e del percorso che l’ha portata a guidare un’azienda tutta al femminile.
Il suo percorso professionale è iniziato in un settore molto diverso da quello in cui opera oggi. Come è arrivata al mondo dell’innovazione?
Il mio percorso è stato piuttosto particolare perché provengo dal mondo della moda. Mi sono trasferita da Roma a Milano per studiare e ho iniziato a lavorare in realtà come Rinascente e Trussardi. Successivamente mi è stata offerta l’opportunità di contribuire alla costruzione di una community internazionale di Chief Information Officer. Da lì è iniziato il mio percorso nel mondo dell’innovazione, della tecnologia e della trasformazione digitale, un settore che mi ha permesso di unire la passione per le relazioni professionali a un ambito in continua evoluzione.
Dopo molti anni da manager ha deciso di diventare imprenditrice. Come è nata Together?
Nasce da una riflessione maturata nel tempo. Io e le altre due socie lavoravamo già insieme e ci siamo rese conto che il mercato stava cambiando velocemente. Allo stesso tempo, sentivamo il bisogno di costruire qualcosa che fosse realmente nostro e che rispecchiasse una visione più moderna delle community professionali. A gennaio 2025 abbiamo deciso di fare questo passo. È stata una scelta che molti hanno definito coraggiosa, ma per noi era soprattutto una necessità. Avevamo costruito negli anni un patrimonio enorme di relazioni e volevamo metterlo al servizio di un progetto nuovo.
Quanto è stato difficile lasciare una posizione consolidata per mettersi in gioco come imprenditrice?
Più di quanto immaginassi. Quando lavori da molti anni in una realtà strutturata costruisci una tua zona di comfort. Hai un ruolo riconosciuto, una reputazione consolidata e delle certezze. Diventare imprenditrice significa rinunciare a tutto questo e assumersi responsabilità completamente diverse. All’inizio non mi rendevo neanche conto di quanto fosse grande il cambiamento. Poi ho capito che non si trattava più soltanto di raggiungere obiettivi professionali, ma di costruire qualcosa che dipendeva interamente da noi. Oggi la soddisfazione più grande è vedere che Together è riuscita a chiudere il primo anno con risultati molto positivi, senza finanziamenti esterni e contando esclusivamente sulle nostre competenze e sul valore delle relazioni costruite nel tempo.
Together è guidata da un team tutto al femminile. È stata una scelta precisa?
In realtà no. È una situazione che si è creata in modo molto naturale. Io e le altre due socie avevamo già lavorato insieme e successivamente si sono aggiunte altre collaboratrici con cui si è creato subito un ottimo equilibrio. Non abbiamo mai fatto una selezione sulla base del genere. Però è vero che oggi questa caratteristica assume un significato particolare perché operiamo in un settore in cui le donne che ricoprono ruoli decisionali nell’ambito dell’innovazione e della trasformazione digitale sono ancora poche. Basta guardare il nostro network: la presenza femminile nei ruoli apicali continua a essere una minoranza. Per questo credo che il nostro esempio possa avere un valore simbolico importante.
Nel corso della sua carriera ha mai percepito pregiudizi legati all’età o al fatto di essere donna?
Sì, soprattutto all’inizio. Quando ho cominciato a lavorare con grandi manager avevo poco più di vent’anni. Spesso ero io la persona che organizzava tutto, che conosceva i dettagli dei progetti e che aveva le risposte alle domande, ma gli interlocutori continuavano a rivolgersi agli uomini presenti nella stanza. Era una situazione abbastanza frequente. Altre volte mi è capitato di sentirmi definire semplicemente “la ragazza”, quasi che la giovane età annullasse automaticamente la competenza. Oggi il contesto è migliorato molto e vedo una maggiore attenzione verso questi temi, ma credo che alcune dinamiche siano ancora presenti. La differenza la fanno la preparazione, la credibilità e la costanza nel tempo.
Qual è la filosofia che guida Together e la vostra community?
Noi cerchiamo di riportare al centro le persone. Molte community professionali si concentrano sui prodotti o sui servizi da promuovere. Noi facciamo il contrario. Partiamo dalle persone, dalle loro esperienze, dai problemi che affrontano e dalle sfide che stanno vivendo nelle aziende. Organizziamo momenti di confronto riservati in cui manager e decision maker possono parlare apertamente di ciò che funziona e di ciò che non funziona. È un approccio che crea fiducia e che rende possibile un dialogo molto più autentico. Crediamo che le migliori opportunità di business nascano proprio da relazioni costruite sulla credibilità e sul confronto reale.
Che idea di leadership ha maturato nel corso del suo percorso professionale?
I miei genitori mi hanno sempre insegnato a essere gentile con tutti e a non perdere mai il sorriso. Sono valori che hanno influenzato profondamente anche il mio modo di lavorare.
Per questo parlo spesso di una “leadership del sorriso”: non un atteggiamento superficiale, ma la convinzione che si possano raggiungere risultati importanti senza rinunciare all’empatia, al rispetto e all’ascolto. Credo che un leader debba creare fiducia, valorizzare le persone e costruire un ambiente in cui ognuno possa esprimere il proprio potenziale. Dietro ogni risultato ci sono sempre persone, relazioni e lavoro di squadra.
Guardando alla strada fatta, che cosa direbbe a una donna che sta pensando di lasciare una posizione consolidata per intraprendere una strada imprenditoriale?
Queste parole: audacia, determinazione, visione e autenticità. Non esiste il momento perfetto per fare una scelta del genere. Esiste il momento in cui il desiderio di costruire qualcosa di proprio diventa più forte della paura di sbagliare. È importante avere fiducia nelle proprie competenze, accettare una certa dose di incertezza e restare coerenti con i propri valori. Guardandomi indietro, la domanda che mi faccio più spesso è: ‘Perché non l’ho fatto prima?’.
L’imprenditorialità significa diventare protagonisti del proprio percorso e mettere la propria esperienza al servizio di un progetto in cui si crede davvero.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2026 (numero 6, anno 9)
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Caterina Teodorani
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