C’è un momento, nelle grandi trasformazioni di una città, in cui i dati non bastano più. Servono le parole dei cittadini, la percezione di chi vive ogni giorno un territorio e ne conosce le ferite, le promesse mancate, le attese tradite e le speranze che tornano improvvisamente concrete. È quello che sta accadendo a Reggio Calabria intorno all’Aeroporto dello Stretto, il “Tito Minniti”, oggi al centro di una nuova stagione di rilancio dopo decenni di limiti, difficoltà operative e narrazioni scoraggianti.
A dare voce a questo sentimento è stato il cittadino reggino Tino Cugliandro, che su Facebook ha pubblicato una riflessione destinata a far discutere, perché parte da un punto netto: per anni ai reggini sarebbe stata raccontata una verità parziale sul loro aeroporto. Una riflessione che si inserisce nel solco dell’articolo già pubblicato ieri da StrettoWeb sul “miracolo” dell’Aeroporto di Reggio Calabria, con la nuova aerostazione ormai pronta con il suo design futuristico, capace di trasformare lo scalo nella porta del Mediterraneo.
Reggio Calabria e il racconto delle limitazioni: “per decenni ci hanno raccontato una bugia”
Per anni l’Aeroporto Tito Minniti è stato raccontato come uno scalo quasi impossibile da sviluppare. Le colline, il mare, la pista, le procedure di avvicinamento, la complessità orografica dell’area: tutto sembrava concorrere a costruire l’immagine di un aeroporto destinato a restare marginale, limitato, difficilmente appetibile per le grandi compagnie. Ma oggi, alla luce delle nuove procedure di volo e della rinnovata attenzione istituzionale, quella narrazione viene rimessa in discussione con forza.
Scrive infatti Cugliandro: “UNA VERITÀ SULL’AEROPORTO dello STRETTO CHE NESSUNO DICE
Per decenni ci hanno raccontato una bugia.
Ci hanno detto sempre che l’Aeroporto “Tito Minniti” di Reggio Calabria era tecnicamente “impossibile”, ovvero limitato da colline insormontabili e piste troppo corte.
Per decenni siamo stati ostaggio solo di Alitalia, mentre gli altri vettori restavano alla porta a causa di restrizioni burocratiche mascherate da limiti tecnici.”
Sono parole forti, che intercettano un sentimento diffuso in città: quello di una comunità che per troppo tempo ha vissuto il proprio aeroporto come una promessa non mantenuta. Il punto centrale non è negare la complessità tecnica dello scalo, che resta reale e richiede competenza, sicurezza e procedure rigorose. Il punto è chiedersi se, per decenni, quella complessità sia stata affrontata con la necessaria determinazione oppure usata come giustificazione per non cambiare nulla.
Le nuove procedure di volo e la svolta operativa per il Tito Minniti
La svolta dell’Aeroporto dello Stretto passa soprattutto da un cambio di approccio. Non serviva riscrivere la geografia, non serviva immaginare opere impossibili, non serviva trasformare Reggio Calabria in ciò che non è. Serviva, piuttosto, intervenire con intelligenza sulle procedure di volo, sulle traiettorie, sull’addestramento, sulle condizioni operative e sulle modalità con cui gli aerei possono atterrare e decollare in sicurezza.
È lo stesso cittadino reggino a sintetizzare questa svolta con una formula efficace: “Sapete cos’è successo davvero? Niente ruspe, niente montagne spianate, niente lavori faraonici sulle piste. È bastata la logica: cambiare le procedure di volo, far fare agli aerei un giro leggermente più lungo per atterrare in sicurezza. Tanto semplice quanto rivoluzionario.”
In queste righe c’è il cuore del dibattito. La questione dell’Aeroporto di Reggio Calabria non è mai stata soltanto tecnica, ma anche politica, amministrativa e culturale. Quando uno scalo viene considerato per anni “impossibile”, ogni soluzione sembra irrealizzabile. Quando invece si parte dall’obiettivo di renderlo pienamente operativo, anche le difficoltà diventano problemi da risolvere e non ostacoli da subire. È in questo passaggio che il Tito Minniti cambia immagine: da aeroporto dei limiti ad aeroporto delle possibilità.
Matteo Salvini, il Sud e il riconoscimento dei fatti
Uno dei passaggi più significativi del post riguarda il ruolo di Matteo Salvini, oggi Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Cugliandro non cancella il passato, non dimentica le parole dure che per anni hanno ferito il Mezzogiorno, non rimuove la diffidenza che una parte del Sud ha maturato nei confronti della Lega. Proprio per questo, il riconoscimento contenuto nel post assume un peso politico ancora maggiore.
Scrive infatti: “Ma la cosa più incredibile è “chi” ha firmato questa liberazione. Diciamocelo chiaramente: io non dimentico le offese del passato. Non dimentico quel “giovanotto della Lega” che usava parole durissime contro noi meridionali. Ma oggi, a onore del vero e con un pizzico di personale incredulità, devo ammettere che Matteo Salvini, come Ministro delle Infrastrutture, sta facendo per il Sud quello che nessuno prima di lui aveva osato (o voluto) fare.”
È una riflessione che va oltre la polemica politica quotidiana. Qui il tema non è l’appartenenza partitica, ma il rapporto tra memoria e concretezza. Una città può ricordare le offese subite e, allo stesso tempo, riconoscere un risultato quando quel risultato arriva. Può conservare un giudizio critico sul passato e, contemporaneamente, prendere atto di un’azione istituzionale che produce effetti sul territorio. Nel caso dell’Aeroporto dello Stretto, il giudizio viene spostato sul terreno dei fatti: procedure sbloccate, nuove prospettive operative, compagnie interessate, voli in crescita e una nuova aerostazione pronta a rappresentare il volto moderno dello scalo.
Fine del monopolio e concorrenza: il senso della “liberazione” dello scalo
La parola più forte usata da Cugliandro è “liberazione”. Non è casuale. Per molti reggini, il Tito Minniti è stato a lungo percepito come uno scalo prigioniero: prigioniero delle sue limitazioni, prigioniero di una narrazione penalizzante, prigioniero di una scarsa concorrenza e di collegamenti insufficienti rispetto alle esigenze della città e dell’intera area dello Stretto.
Nel post si legge ancora: “I fatti superano i pregiudizi:
Fine del monopolio: Addio alle limitazioni che bloccavano la concorrenza.
Saggezza pratica: Risolvere problemi complessi con soluzioni di buon senso.”
Questo passaggio è decisivo perché collega il tema tecnico a quello economico. Un aeroporto aperto alla concorrenza non è soltanto un aeroporto con più compagnie: è uno scalo che può generare tariffe più accessibili, più collegamenti, più turismo, più mobilità, più occasioni per studenti, lavoratori, imprese e famiglie. Per una città come Reggio Calabria, storicamente penalizzata nei collegamenti, la concorrenza non è un dettaglio di mercato, ma una condizione di cittadinanza sostanziale.
Nuova aerostazione e porta del Mediterraneo: Reggio Calabria cambia immagine
Il post di Tino Cugliandro arriva mentre lo scalo reggino vive una fase di trasformazione visibile anche sul piano infrastrutturale. La nuova aerostazione dell’Aeroporto di Reggio Calabria, già raccontata da StrettoWeb, rappresenta un salto di qualità per l’immagine e la funzionalità dello scalo. Non si tratta soltanto di un edificio più moderno, ma di un segnale: Reggio Calabria non vuole più accontentarsi di un aeroporto…
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Ilaria Calabrò
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