SAVE THE CHILDREN * MATERNITÀ 2026: «LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO È AL 6° POSTO NELL’INDICE DELLE MADRI / 1ª NEI SERVIZI / 2ª DEMOGRAFIA E RAPPRESENTANZA / 20ª NELLA SALUTE» (LINK VIDEO) – Agenzia giornalistica Opinione. Notizie da Italia


07.44 – mercoledì 6 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////

Maternità, P.A. Trento: Save the Children, la Provincia Autonoma è al 6° posto nell’Indice delle Madri. È prima nel dominio dei Servizi e seconda nei domini di Demografia e Rappresentanza, ma al 20° posto in quello della Salute.

Per l’11° anno consecutivo, l’Organizzazione diffonde il rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”. Nella classifica complessiva dei territori più “mother-friendly”, elaborata in collaborazione con ISTAT, al primo posto si colloca l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, mentre la Sicilia si attesta all’ultimo posto.

Il video con le voci delle madri “equilibriste”: https://vimeo.com/1187232900/9b0cd3fad5?share=copy&fl=sv&fe=ci

In Italia, nonostante il crescente dibattito pubblico attorno al tema, la maternità si traduce ancora in un equilibrio fragile tra occupazione e carico di cura, tra desiderio e rinuncia, con carriere che si fermano o rallentano e difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro. È la fotografia che emerge dall’XI edizione del Rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia” diffuso oggi a pochi giorni dalla Festa della Mamma ed elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – che anno dopo anno racconta una realtà che fatica a migliorare.

A fronte di una costante diminuzione delle nascite (nel 2025 se ne registrano circa 355 mila con una flessione del -3,9% in un anno) e un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna[1], ben al di sotto della soglia di sostituzione[2] e della media UE (1,34 nel 2024)[3], l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni e le madri under 30 sono una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio[4].

Come ogni anno, lo studio include anche l’Indice delle Madri, elaborato dall’ISTAT per Save the Children, che classifica le regioni italiane in base alle condizioni offerte alle madri. Per questa edizione, al vertice della graduatoria si colloca l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione precedente. La Provincia Autonoma di Trento è al 6° posto. In fondo alla classifica si conferma la Sicilia, preceduta da Puglia e Basilicata. Le regioni del Mezzogiorno, infatti, continuano nel complesso a occupare le posizioni più basse.

Il report di Save the Children sottolinea anche come, in Italia la penalizzazione associata alla maternità sia pari al 33%, con effetti significativi e persistenti nel tempo[5]. Guardando in particolare ai salari[6], nel settore privato per le madri può arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione è più contenuta (5%), ma comunque rilevante.

Rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro[7], dai dati si evince che mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più), per le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%). Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono proprio le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l’aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni.

Le differenze territoriali sono marcate: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio: tra le madri con figli minori il tasso di occupazione cresce in modo netto per le più istruite, dal 37,7% tra le donne con al massimo la licenza media, al 62,8% tra le diplomate, fino all’85,4% tra le laureate.

Il pianeta maternità è caratterizzato anche dal part-time: ne fanno ricorso il 32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l’11,7% è part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%)[8].

L’Indice delle Madri, regione per regione

Il Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” propone anche quest’anno il Mothers’ Index[9] regionale, realizzato in collaborazione con l’ISTAT, che misura le condizioni delle madri attraverso 7 ambiti – Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza – utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico nazionale.

In questa edizione la regione più “amica delle madri” è l’Emilia-Romagna (110,115), seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (106,334) e dalla Valle d’Aosta (105,718), che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione precedente. La Provincia Autonoma di Trento (103,885) è al 6° posto rispetto al 7° della scorsa edizione. Segnali di miglioramento si osservano per il Piemonte, che sale dal 12° all’8° posto (103,473), e per la Calabria, che guadagna due posizioni, passando dal 18° al 16° posto (94,197). Al contrario, si registrano arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende dall’8° al 13° posto (100,801) e il Veneto dal 9° al 12° (100,978), evidenziando un indebolimento relativo nel confronto nazionale. Perdono terreno anche il Molise, che scivola dal 15° al 17° posto (94,177), e il Lazio, che passa dal 6° al 9° posto (103,469). Nel Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale (101,460): l’Abruzzo, con un valore pari a 99,259, si conferma la regione meglio posizionata tra quelle meridionali (14° posto), mentre in fondo alla classifica si collocano la Basilicata (92,276), la Puglia (92,226) e la Sicilia (91,930). Nel complesso, la situazione italiana mostra un lieve peggioramento rispetto agli ultimi due anni: l’indice nazionale scende a 101,460, in calo rispetto al 102,635 del 2024 e al 102,002 del 2023. Una flessione riconducibile in particolare al peggioramento delle dimensioni della demografia, del lavoro e della salute.

La dimensione della Demografia [10]
Anche la dimensione Demografia del Mothers’ Index registra un peggioramento: nel 2025 l’Italia si attesta a 94,857 punti, in calo di oltre 5 punti rispetto al 2022 e al 2023 e di 3,4 punti sull’ultimo…


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 admin

Source link

Di