Il dibattito politico attorno alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina continua a essere periodicamente inquinato da posizioni ideologiche preconcette e da una vera e propria fabbrica di disinformazione. L’ultima uscita di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, rappresenta l’ennesima fake news troglodita concepita esclusivamente per contrastare un’opera fondamentale per il futuro del Paese attraverso l’invenzione di bufale colossali. Muovendo accuse del tutto infondate sui costi del personale e sulla gestione dei rapporti con l’Unione Europea, l’esponente ecologista ha cercato di dipingere la Stretto di Messina Spa come un carrozzone inutile e dannoso. Tuttavia, la realtà dei fatti, supportata dai dati reali e dalle tempestive precisazioni delle autorità competenti, ha prontamente smentito questa narrazione faziosa, trasformando l’attacco dell’opposizione in una memorabile figuraccia mediatica che mette a nudo l’inconsistenza di chi rema contro lo sviluppo del Mezzogiorno.
L’attacco ideologico di Angelo Bonelli contro il Ponte sullo Stretto
La polemica sollevata dalla sinistra si concentra su una lettura totalmente distorta del bilancio societario e su presunti ritardi catastrofici nell’iter di approvazione del progetto. Nel suo intervento, Angelo Bonelli ha cercato di sollevare uno scandalo basato sul nulla, attaccando frontalmente la governance dell’opera e il Ministero delle Infrastrutture con dichiarazioni intrise di livore ideologico.
Per dovere di cronaca e trasparenza giornalistica, riportiamo integralmente e fedelmente le parole del deputato di AVS: “Salvini deve restituire 12 milioni di euro all’Europa per la progettazione del Ponte. Il bilancio della Stretto di Messina racconta molto meglio della propaganda di Salvini cosa sia oggi il Ponte sullo stretto: non una risposta ai problemi del Sud, ma una macchina societaria costosa, costruita attorno a un’opera inutile e dannosa. Il dato è assurdo: su 116 dipendenti, 89 sono dirigenti o quadri e solo 27 sono impiegati. In un solo anno il personale aumenta di 32 unità, ma la crescita riguarda soprattutto le figure apicali. Questa non è una normale struttura operativa: è una piramide rovesciata pagata con soldi pubblici. A rendere il quadro ancora più grave c’è la deroga al tetto dei 240mila euro previsto per gli stipendi nelle società pubbliche, introdotta dalla maggioranza. Una deroga fatta su misura, che consente ad alcuni dirigenti della Stretto di Messina di superare quel limite, mentre il costo del personale continua a crescere. Intanto, la stessa società dovrà restituire 12,375 milioni di euro all’Unione europea perché i ritardi nell’iter approvativo non hanno consentito di rispettare i tempi previsti per le attività finanziate sulla progettazione esecutiva della parte ferroviaria dell’opera. È il conto salato che pagano gli italiani per un progetto portato avanti a colpi di propaganda, forzature e annunci“.
Questo affondo, apparentemente circostanziato, si rivela in realtà un concentrato di mistificazioni che ignora deliberatamente i più elementari meccanismi amministrativi e societari che regolano la transizione del personale e la gestione delle infrastrutture strategiche nazionali.
La smentita di Pietro Ciucci e la realtà dei dipendenti in distacco
A fare immediata chiarezza e a smontare punto per punto la fake news di Bonelli è intervenuto l’amministratore delegato della società, Pietro Ciucci. Le autorità competenti hanno spiegato con precisione cristallina che la tesi della cosiddetta piramide rovesciata è totalmente priva di fondamento economico. Nella realtà dei fatti, la quasi totalità del personale impiegato non rappresenta un nuovo costo per le casse dello Stato: se i dipendenti sono in distacco da altre società pubbliche già esistenti, non c’è alcun costo aggiuntivo per il contribuente, poiché si tratta semplicemente di un trasferimento di risorse umane qualificate all’interno del perimetro del medesimo Gruppo societario statale.
Sul tema dell’organico e dei compensi dei vertici, Pietro Ciucci ha dichiarato testualmente all’ANSA: “I dipendenti di Stretto di Messina provengono per la quasi totalità da Anas e da altre società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, in regime di distacco e mantenendo il trattamento economico delle società distaccanti. I compensi per il CDA e in particolare per il Presidente e per l’Amministratore delegato sono stati fissati entro i limiti previsti dal cosiddetto “tetto ai compensi” definito dalle norme di legge in vigore“.
Inoltre, per quanto riguarda le figure di alto profilo necessarie a gestire un’infrastruttura di tale portata ingegneristica, l’amministratore delegato ha aggiunto senza alcuna omissione il motivo strategico di tali scelte: “La deroga al tetto sui compensi, prevista per legge per il solo personale dipendente di Stretto di Messina, riguarda attualmente due dirigenti di alto profilo e risponde alla necessità di assicurare alla società le professionalità idonee per la realizzazione di un’opera come il Ponte sullo Stretto di Messina e, quindi, di essere in grado di svolgere ai massimi livelli azione di dialogo, negoziazione e controllo nei confronti di tutti i soggetti italiani e internazionali coinvolti nella realizzazione che possono contare su organizzazioni di primo livello“. Crolla così miseramente il castello di carte eretto dall’opposizione: la struttura operativa è dimensionata per dialogare alla pari con i più grandi player internazionali, garantendo il massimo livello di controllo e competenza tecnica senza alcuno spreco di denaro pubblico.
La verità sui fondi europei e la strategia della Stretto di Messina
L’altro pilastro della disinformazione cavalcata da Bonelli riguarda il presunto scippo dei fondi europei e l’obbligo di restituzione dei dodici milioni di euro. Anche in questo caso, la realtà descritta dai tecnici è diametralmente opposta alla propaganda della sinistra. Non vi è alcuna sanzione, punizione o perdita definitiva del treno europeo, bensì una scelta strategica e procedurale avviata autonomamente e consapevolmente dalla stessa società italiana per riallineare le scadenze dei bandi europei al nuovo e più realistico cronoprogramma dei lavori, salvaguardando l’autorevolezza dell’Italia a Bruxelles.
Sul punto, Pietro Ciucci ha chiarito la vicenda in modo inequivocabile e definitivo: “Per quanto riguarda invece la restituzione – che riteniamo possa essere momentanea – del contributo europeo, nel marzo di quest’anno, tenuto conto della nuova tempistica per l’inizio dei lavori, è stata la stessa società Stretto di Messina ad avviare la procedura di richiesta di risoluzione anticipata. Il Grant Agreement, firmato l’11 ottobre 2024 con CINEA (Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency) della Commissione Europea per il cofinanziamento europeo di circa 25 milioni di euro, è volto a coprire il 50% dei costi di progettazione esecutiva dell’infrastruttura ferroviaria dell’Opera, che avrebbe dovuto essere avviata entro aprile 2026. Il nuovo iter approvativo del progetto del Ponte potrebbe essere completato entro la fine dell’estate 2026, potendo così avviare la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno. In questo quadro, la risoluzione anticipata del Grant Agreement consente alla Stretto di Messina di partecipare nuovamente ai primi bandi europei CEF – Connecting Europe Facility for Transport -, tenuto conto che restano del tutto inalterati i giudizi dell’Europa che avevano determinato la vittoria con i più alti punteggi al bando 2024, relativi all’interesse collettivi dell’Opera e alla sua capacità di incidere sui quattro obiettivi dei corridoi TEN-T: coesione, efficienza, sostenibilità e incremento dei benefici per gli utenti“. Questa pianificazione accurata dimostra come la governance stia operando nel pieno rispetto delle regole comunitarie, preservando la certezza di accedere nuovamente ai finanziamenti non appena l’iter approvativo sarà completato.
Gli investimenti per il Sud Italia come motore di crescita nazionale
Al di là delle sterili polemiche sollevate da una sinistra ecologista sempre più arroccata sul “no” a prescindere, emerge chiaramente l’assoluta legittimità e l’opportunità storica della grande opera. Se il governo manifesta la ferma volontà politica di realizzare il Ponte sullo Stretto, è in ogni caso del tutto normale, logico e doveroso investire risorse pubbliche per dare finalmente sviluppo e crescita al Sud Italia. Il Mezzogiorno non ha bisogno di sussidi assistenziali o di mance elettorali a fondo perduto, ma necessita di grandi infrastrutture moderne in grado di generare occupazione reale, attrarre investimenti privati e connettere stabilmente la Sicilia e la Calabria al resto dei corridoi commerciali trans-europei.
Lottare ideologicamente contro il Ponte sullo Stretto di Messina inventando bufale gestionali significa condannare deliberatamente un’intera area geografica all’isolamento logistico, economico e sociale. Il rilancio economico del Meridione passa inevitabilmente attraverso decisioni coraggiose e investimenti strutturali a lungo termine. La propaganda ideologica delle opposizioni e le uscite a vuoto dei suoi esponenti non possono e non devono fermare un progetto che rappresenta un dovere morale e politico verso i cittadini del Sud e un formidabile volano di modernizzazione per l’intera economia nazionale.
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Ilaria Calabrò
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