Reggio Calabria ha un nuovo sindaco, ma i bisogni delle persone fragili non aspettano



Dopo la vittoria di Francesco Cannizzaro alle elezioni comunali di Reggio Calabria, Giuseppe Foti, educatore psichiatrico, richiama la nuova amministrazione alle responsabilità sui temi della salute mentale, della disabilità, del lavoro di cura e del welfare territoriale. Nel suo intervento, Foti prende atto del risultato elettorale e formula gli auguri di buon lavoro, ma sottolinea che da adesso, per la nuova amministrazione, si apre la fase delle scelte concrete. Al centro della sua riflessione ci sono i dati sui servizi di salute mentale in Calabria, le difficoltà delle famiglie, il ruolo del Comune e la necessità di vigilare sull’utilizzo delle risorse destinate ai più fragili.

Di seguito la nota integrale di Giuseppe Foti, educatore psichiatrico di Reggio Calabria. “Francesco Cannizzaro ha vinto le elezioni comunali di Reggio Calabria con il 65% dei voti, un’affermazione netta al primo turno che non si vedeva dagli anni di Scopelliti. Il centrodestra torna a Palazzo San Giorgio dopo oltre un decennio. Prendiamo atto del risultato democratico e auguriamo buon lavoro. Ma la politica vera comincia adesso. E comincia con domande precise, non con applausi”.

“Perché i numeri che conosco non cambiano con il colore della giunta. In Calabria il tasso di nuovi utenti nei servizi di salute mentale è più che doppio rispetto alla media nazionale: 106 ogni 10.000 abitanti contro 55. I posti nelle strutture semiresidenziali psichiatriche sono quasi inesistenti: 0,2 ogni 10.000, contro una media nazionale di 2,7. Gli infermieri sono 3,8 ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 6,2 e una media OCSE di 9,9. La Regione ha annunciato 40 psicologi di base per quasi due milioni di persone. Non coprono un distretto. E la mobilità sanitaria passiva supera i 300 milioni di euro l’anno: soldi che escono dalla Calabria perché i calabresi sono costretti a curarsi altrove”.

“Qualcuno obietterà che la salute mentale è competenza regionale, non comunale. È vero sul piano formale. Ma il sindaco è il rappresentante istituzionale di tutti i cittadini: lo dice il decreto legislativo 267 del 2000, il Testo Unico degli Enti Locali. E la Costituzione, all’articolo 32, tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Tutti i cittadini. Senza eccezioni. I pazienti psichiatrici sono cittadini di questa città. Pagano le tasse, abitano le strade, hanno diritto agli stessi servizi, alla stessa dignità, alla stessa attenzione istituzionale di chiunque altro. Un sindaco che dice “non è competenza mia” su questi temi non si nasconde dietro la legge. Si nasconde dietro la propria indifferenza. Il Comune può e deve vigilare, sollecitare, integrare, costruire ponti tra i servizi territoriali e la comunità. Può farlo attraverso i servizi sociali, attraverso le politiche abitative, attraverso la cultura. Può scegliere di farlo o di non farlo. Quella scelta parla di chi si è”.

“Questi non sono numeri astratti. Sono famiglie. Sono persone che aspettano mesi per una visita psichiatrica mentre la crisi si aggrava. Sono caregivers soli davanti a situazioni che nessun individuo dovrebbe reggere senza supporto. Sono ragazzi che smettono di uscire di casa e che il sistema incontra solo quando la sofferenza è già diventata emergenza”.

“In Calabria interi Ambiti Territoriali Sociali, strutture sovracomunali di programmazione dei servizi sociali, non riescono a spendere le risorse assegnate per welfare, disabilità e caregiver. I fondi tornano inutilizzati mentre le persone aspettano. È una delle prime questioni su cui la nuova amministrazione dovrà prendere posizione: vigilare, sollecitare, pretendere che le risorse destinate ai più fragili arrivino davvero a destinazione”.

“Sul fronte della disabilità, la sfida è altrettanto urgente. La nuova giunta ha davanti a sé una scelta precisa: garantire percorsi di vita reale dentro la comunità, sostenere i progetti di vita individuali previsti dalla riforma nazionale della disabilità, investire nel supporto domiciliare per chi può beneficiarne. Non è una questione tecnica. È una questione di dignità”.

“Il lavoro di cura è l’altra grande assenza. Chi assiste un familiare con disturbo psichiatrico grave, con disabilità, con demenza, lo fa spesso da solo, senza riconoscimento economico, senza supporto psicologico, senza diritti. Sono per lo più donne. Sono invisibili alle statistiche e alle agende politiche. Eppure tengono in piedi un pezzo di welfare che il sistema pubblico non riesce a garantire. Ignorarle non è una dimenticanza. È una scelta politica precisa”.

“Ho scelto di partecipare alle elezioni comunali portando questi temi, consapevole che non fanno notizia, che non generano consenso facile, che non si prestano agli slogan. Li ho portati lo stesso perché credo che una città si misuri da come tratta chi è più fragile. Non dai grandi eventi, non dalle opere pubbliche, non dalle inaugurazioni”.

“Cannizzaro si è laureato in Scienze del Servizio Sociale per Operatori Pluridisciplinari ed Interculturali d’Area Mediterranea nel 2011 presso l’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria. Conosce il linguaggio di questi bisogni. Sa cosa significa una lista d’attesa, una famiglia senza assistenza, un progetto di vita che resta lettera morta. Sa, o dovrebbe sapere, che le fragilità non aspettano i tempi della politica. Quella laurea non è un dettaglio biografico. È una responsabilità in più”.

Non è opposizione pregiudiziale quella che esercito. È vigilanza. È la misura con cui valuteremo ogni atto di questa amministrazione: salute mentale, disabilità, lavoro di cura, welfare territoriale. Temi che non appartengono a una stagione politica. Appartengono alla dignità delle persone. Siamo qui. Faremo domande precise. E pretenderemo risposte altrettanto precise”.


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 Consolato Cicciù

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