*di Massimo Alampi – Il drammatico incendio che ha devastato l’ex autosalone nei pressi del Campo Coni di Modena non è solo un
fatto di cronaca nera. È lo specchio di una città che si scopre, ancora una volta, fragile e seduta su una bomba
ecologica a tempo. Mentre i Vigili del Fuoco spegnevano le fiamme, tra le macerie e i rifiuti speciali emergeva
il profilo inconfondibile e sinistro delle lastre di eternit. Quello che si è consumato sotto forma di un “incendio
covante” — una combustione lenta e senza fiamma viva che rischia di rilasciare fumi tossici per giorni — sta
liberando nell’aria di Reggio Calabria un nemico invisibile, silenzioso e letale: le fibre di amianto.
Parlo da semplice uomo delle istituzioni associative, ma soprattutto da cittadino. E’ per questo che come
coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Amianto, insieme all’Avvocato Ezio Bonanni e a tutta la rete
dell’ONA, abbiamo fortemente voluto l’apertura del primo Sportello Amianto nella nostra città, in via Micene
1. Per dare una risposta concreta a una comunità lasciata sola, per combattere una guerra che fin adesso è
rimasta tragicamente inascoltata dalle istituzioni.
Tre pilastri per una reale rinascita: l’appello a chi governa la città
Questo disastro rappresenta la prima, vera e indifferibile sfida ambientale per il neosindaco Francesco
Cannizzaro, da pochissimo tempo alla guida della nostra città. Se si vuole davvero parlare di “riscatto” e di
“rinascita” per Reggio Calabria, non si può più ignorare questa minaccia. La politica e le istituzioni locali non
possono muoversi solo rincorrendo le emergenze sollevate dalla cronaca ordinaria. L’ONA indica i punti fermi
di sensibilizzazione e azione immediata su cui si misurerà la civiltà della nostra terra e la reale discontinuità di
chi governa:
Al Neosindaco Francesco Cannizzaro: Chiediamo di dare finalmente ascolto a un grido d’aiuto rimasto
inascoltato per anni. Eserciti il suo ruolo di garante della salute pubblica con atti coraggiosi e immediati. Il
Comune deve farsi promotore di una cabina di regia permanente con ASL e ARPA per gestire i post-emergenza
senza zone d’ombra, garantendo alla popolazione trasparenza assoluta sui dati ambientali e tempi certi per
la restituzione delle aree colpite.
Alla Giunta Comunale: All’esecutivo spetta il compito di trasformare la prevenzione da concetto astratto a
realtà di bilancio. Chiediamo formalmente l’avvio immediato di una mappatura seria, urgente e digitalizzata
di tutti i siti contaminati da amianto nel territorio comunale, partendo dalle scuole, dai vecchi capannoni
industriali e dai complessi di edilizia civile delle periferie. Bisogna stanziare fondi, intercettare risorse,
incentivare i privati nelle bonifiche e applicare la tolleranza zero — con videosorveglianza e sanzioni severe
— contro i criminali che continuano ad abbandonare illegalmente l’eternit per le nostre strade.
Una catena di sicurezza che non ammette deroghe
Di fronte a disastri come questo non si può improvvisare. Non spetta a noi dire ai Vigili del Fuoco come fare il
proprio lavoro; la loro straordinaria professionalità è fuori discussione. Al contrario, richiamare la sequenza
istituzionale di sicurezza serve a ricordare all’Amministrazione comunale e ai cittadini che il pericolo per la
salute pubblica non finisce affatto quando si spengono le fiamme.
Esiste un protocollo rigido che vincola le autorità dal momento in cui si alza la colonna di fumo fino alla totale
bonifica del sito:
• L’emergenza immediata: Al nucleo speciale NBCR dei Vigili del Fuoco spetta l’isolamento della “Zona
Rossa” e lo spegnimento controllato a bassa pressione per non frantumare l’eternit.
• I doveri del Sindaco: Nell’immediato il Primo Cittadino ha il dovere di emanare un’Ordinanza
Contingibile e Urgente per imporre alla popolazione di barricarsi in casa, sigillare le finestre e
spegnere i condizionatori. Un’ordinanza che deve restare tassativamente in vigore anche a fiamme
estinte, poiché le ceneri friabili rimaste a terra continuano a liberare milioni di fibre invisibili al minimo
soffio di vento.
• I controlli e la messa in sicurezza: Spetta all’ARPA eseguire i campionamenti d’aria in microscopia
elettronica (SEM), mentre la proprietà o il Comune devono ingaggiare d’urgenza una ditta
specializzata per l’incapsulamento d’emergenza con resine leganti, l’unico intervento che azzera il
rischio volatile e permette il rientro dell’allarme per i residenti.
• La bonifica e il ripristino: La sequenza si chiude solo con la redazione del Piano di Lavoro (Art. 256
D.Lgs. 81/08) approvato dall’ASL, la rimozione dei rifiuti pericolosi in big-bags sigillati e il monitoraggio
finale dell’ARPA che certifica la totale restituibilità dell’area in sicurezza.
Consapevolezza e cittadinanza attiva
Se lo schieramento di vincoli istituzionali è chiaro, la sicurezza della nostra terra passa inevitabilmente anche
dalla consapevolezza di chi la vive:
Ai Cittadini di Reggio Calabria: Non possiamo più permetterci il silenzio o la rassegnazione
dell’ennesimo rogo. Segnalare la presenza di strutture fatiscenti in amianto vicino alle nostre case è un dovere
civico fondamentale per proteggere la salute collettiva e i nostri figli. Soprattutto, dobbiamo rifiutare
categoricamente la pratica criminale delle rimozioni “fai-da-te”: toccare, frantumare o spostare anche una
sola lastra senza ditte specializzate significa condannare se stessi e i propri vicini a un rischio gravissimo.
La guerra contro l’amianto si vince solo se le istituzioni smettono di essere sorde e i cittadini smettono di
essere invisibili. Al neosindaco Cannizzaro l’augurio di buon lavoro, ma anche un monito chiaro: scelga di
camminare al fianco della città in questa battaglia e dimostri con i fatti che la tutela della vita dei reggini è
davvero la priorità assoluta di questo nuovo corso storico.
*Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) – Reggio Calabria
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Roberta Mazzuca
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