Iosonouncane riparte da un tour intimo chitarra e voce: “Avevo bisogno di qualcosa di più semplice, di tornare alla canzone”


A Cagliari e Nuoro con un live per il festival Giornate del respiro di Sardegna Teatro, il musicista di Buggerru racconta il piacere ritrovato della chitarra, il nuovo lavoro con il musicista sassarese Lacana e la nascita del festival Tanca. E il suo approccio “totale” alla musica.

di Andrea Tramonte

L’impegno musicale di Iosonouncane negli ultimi anni è diventato pressoché totale. Quasi ci si perde nel mare di lavori che lo coinvolgono – in prima persona o dietro le quinte – in tutti gli ambiti in cui un musicista possa cimentarsi: i dischi e i tour, le produzioni per altri artisti, il lavoro con le colonne sonore – per esempio quella bellissima di Berlinguer di Andrea Segre -, le installazioni, l’etichetta discografica Tanca e l’omonimo festival lanciato quest’anno a Bologna. Una dimensione che è andata a definirsi nel tempo in modo molto naturale, quasi come se fosse lo sbocco necessario di un percorso iniziato nel 2010 con il suo album d’esordio, La Macarena su Roma, e che è andato stratificandosi pian piano senza perdere mai di vista il suo nucleo originario: quello di amante appassionato di tutto ciò che riguarda – di tutto ciò che è – la musica. “Non mi sono mai voluto limitare all’idea del cantautore che scrive e consegna i suoi brani – spiega a Sardinia Post Iosonouncane, al secolo Jacopo Incani -. Mi sono sempre interessato a tutto quello che riguarda la realizzazione di un disco, la produzione, gli arrangiamenti, un po’ come un regista si occupa anche di fotografia e di montaggio. Poi gli astri si sono allineati e questo approccio è diventato produttivo, un mestiere vero e proprio”. Un metodo in cui tutto si tiene e si alimenta a vicenda. “Prima mi sentivo un po’ frustrato e non capivo bene cosa stessi facendo – racconta -. Mi piace scrivere colonne sonore per il cinema ma ogni tanto pensavo di doverle accantonare per finire il disco. Poi ho capito che tutto quello che faccio è un lavoro in laboratorio che mi consente di sperimentare e alimentare ogni cosa. Le cose non sono mai scisse, ogni lavoro è collegato da vasi comunicanti”. 

Iosonouncane live all’Exma, Cagliari

In questi giorni il musicista e compositore di Buggerru è nell’Isola per un tour prodotto da Sardegna Teatro nell’ambito del festival Giornate del respiro. Ieri la prima data all’Exma a Cagliari, oggi la replica a partire dalle 21, domani il concerto al Teatro Eliseo di Nuoro. Si tratta di una serie di live in cui Iosonouncane riscopre una dimensione più intima, chitarra e voce e poco altro, attraverso un format che ha portato avanti poche volte nel corso della sua carriera. “Era dai tempi del primo disco che non facevo un tour in questo modo – spiega -. L’anno scorso ho fatto quattro date così a Bologna ed è stato bello e liberatorio. Sono sempre chiuso in studio a scrivere e a registrare e ad un certo punto ho sentito la necessità di fare qualcosa di più semplice da un punto di vista tecnico. Questa cosa mi alleggerisce molto e mi permette di tornare alla canzone, all’armonia e alla melodia. Mi dà molto da un punto di vista umano e mi consente di mantenere una connessione istintiva e primordiale con il lavoro di musicista”. Così nella scaletta trovano spazio brani più amati di Iosonouncane, canzoni conosciutissime come Stormi e Il corpo del reato che nel tour di Ira – il suo terzo album – non venivano proposti. “Per suonare i pezzi di quell’album andavo sul palco con la band al completo e quei brani non ci stavano. Suonavamo qualcosa di molto cupo, anche sfidante per il pubblico, e non c’era lo spazio sonoro per una Stormi. Questa cosa è stata interpretata come ‘Jacopo non la vuole più suonare’, ma non è così: era un pezzo ingombrante, quasi fuorviante rispetto al contesto. Poi in quel periodo avevo collaborato molto in studio con altri musicisti e volevo rivendicare il lavoro fatto insieme”. Poi ora c’è anche la riscoperta della chitarra, il nuovo piacere di suonarla. “Ne ho preso una nuova molto bella che sto usando anche a casa – racconta – e questa cosa ha una forte incidenza su di me. Anche perché con la chitarra scrivo in un modo, con l’elettronica in un’altra”. 


Per il tour Iosonouncane ha voluto che aprisse il suo live Lacana, un musicista sassarese emergente che Jacopo ha preso – come si dice – sotto la sua ala protettiva. “L’ho conosciuto perché è amico di Daniela Pes (musicista e cantante di Tempio di cui ha prodotto il disco d’esordio, Ndr) e mi ha detto: ‘Devi sentirlo, è incredibilmente bravo’. Ha aperto alcune sue date nell’Isola e Maria Giulia Degli Amori, che suonava con Daniela e ha collaborato anche con me, mi ha scritto dicendomi che il suo concerto l’aveva fatta commuovere. Per caso ho visto un frammento video di 15 secondi di quel live e ho pensato subito di doverlo incontrare e lavorarci insieme. Mi ha mandato dei provini a cui stava lavorando ed erano meravigliosi. È veramente rarissimo trovarsi davanti a talenti così abbaglianti, che ti danno la sensazione di trovarti davanti a qualcosa di grandissimo che sta per manifestarsi. È laterale rispetto a tutto. La sua scrittura è il risultato della confluenza di tantissime cose: Robert Wyatt, Joanna Newsom, Alan Sorrenti, il canto a chitarra sardo. Ci senti il Mediterraneo, il canto d’opera, il jazz. Riconosci queste direttrici ma senti anche che la sua musica è il risultato di un lunghissimo processo di riassorbimento e rielaborazione. È libero e indipendente. L’unica cosa da fare è mettersi a servizio. Fare in modo di dare spazio a questo talento”.

L’entusiasmo con cui Jacopo parla di Lacana ricorda anche la generosità con cui si spende per musicisti che stima. È successo con Daniela Pes, che in tre anni è riuscita a valicare con la sua musica i confini nazionali e ora è al lavoro per scrivere il nuovo disco. Ed è successo anche con il festival della sua etichetta, Tanca, che per tre giorni ha radunato a Bologna musicisti “pop” e proposte più radicali, provando a delineare un’alternativa al mercato dei festival più mainstream: indipendente, nel senso pieno e vero del termine. “Ciò che mi muove – e che muove tanti di noi – è semplicemente il desiderio di condividere con altri musica bella. Devi sentire questo disco, questa band. Non ci sono altri intenti. Per questo ho fondato l’etichetta e il festival. Viviamo dentro un mercato enorme ma molto veloce: la velocità parcellizza e scolpisce le proposte in maniera grossolana. Non c’è tempo per finezze e sfumature. Con Tanca abbiamo lavorato a un progetto di festival per includere proposte che rischierebbero di rimanere relegate a contesti veramente di nicchia. Ma parliamo di proposte certo radicali che però riescono a essere fruite da tutti. La musica radicale ha una sua narrazione, una grammatica che si sedimenta nell’ascolto. Non tutto è di immediata fruizione e serve disponibilità ad accoglierlo. Nel festival abbiamo immaginato la convivenza di cose molto diverse ma che per me comunicano. Nel pop c’è un processo di sintesi in cui confluiscono influenze differenti, anche radicali. Tanca vuole essere un luogo dove il pop può manifestarsi nella sua accezione più alta”. 

Durante il tour chitarra e voce Jacopo suona un brano di Francesco De Gregori tutte le sere. Proprio del cantautore finito nel mirino di recente per le sue frasi sul valore dell’impegno politico degli artisti. “Credo che sia sempre una occasione persa quando davanti a un’opinione – magari discutibile, magari ragionevole ma espressa in modo naïf – si perda l’occasione di riflettere su cosa sia un artista, quale il suo compito, il suo ruolo nella società. Spesso c’è il desiderio di sentirsi restituire una identità univoca e incontestabile da un artista x che si ritiene debba essere un megafono. Ci si accorpa tutti per dare contro all’artista e si finisce per accontentarsi dell’idea che debba esprimere determinate opinioni tra una canzone e l’altra. All’artista si chiede tutto tranne che produca grande arte. Ma l’arte non è mai consolatoria: è obliqua, è fraintendibile”. 

Tutte le foto sono di Laura Farneti


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link


Di