MOLISE. Sotto i campi di grano, gli uliveti e le colline che caratterizzano il paesaggio del Basso Molise continuano a scorrere una ricchezza invisibile agli occhi di molti. Mentre il dibattito energetico nazionale si concentra sulle grandi estrazioni della Basilicata o sulle piattaforme offshore dell’Adriatico, anche il Molise continua a contribuire alla produzione italiana di idrocarburi attraverso decine di pozzi attivi distribuiti sul territorio.
A certificarlo sono i dati ufficiali dell’Unmig, l’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
La fotografia aggiornata al 31 dicembre 2025 racconta una realtà poco conosciuta: in Molise risultano censiti 46 pozzi produttivi per idrocarburi, tutti localizzati nella provincia di Campobasso.
Dove si trovano i pozzi del Molise
Le attività estrattive sono concentrate quasi interamente nel Basso Molise.
Il principale polo produttivo è quello di Portocannone, all’interno della concessione “Colle di Lauro”, dove si trova il maggior numero di pozzi attivi. Un secondo importante nucleo estrattivo è rappresentato dal campo di Torrente Tona, nella concessione “Masseria Verticchio”, tra i territori di Larino e San Martino in Pensilis. Completano il quadro i campi di Sinarca, Torrente Cigno, Masseria Vincelli, San Nicola e Traetta, che contribuiscono alla produzione regionale di gas naturale. Dietro nomi tecnici e poco noti al grande pubblico si nasconde una rete di infrastrutture che da anni continua a produrre energia dal sottosuolo molisano.
Una regione ancora estrattiva
I pozzi produttivi rappresentano soltanto una parte della fotografia.
Secondo i dati ufficiali dell’UNMIG, al 31 dicembre 2025 il Molise ospita anche due permessi di ricerca per idrocarburi, che interessano complessivamente oltre 647 chilometri quadrati, oltre a cinque concessioni di coltivazione attive.
Numeri che confermano come il settore energetico non appartenga soltanto alla storia industriale della regione.
L’attività estrattiva è ancora presente e continua a essere considerata strategica per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo.
Oltre 29 milioni di metri cubi di gas estratti
Nel corso del 2025 dai giacimenti molisani sono stati estratti oltre 29 milioni di metri cubi di gas naturale.
Un dato che conferma la continuità produttiva di un comparto che, pur lontano dalle dimensioni dei grandi distretti energetici italiani, continua a contribuire alla produzione nazionale.
Il Molise, dunque, non è soltanto una terra di agricoltura, turismo e paesaggi rurali. È anche una regione che produce energia.
Il ritorno delle ricerche di idrocarburi in Italia
L’analisi dei dati nazionali offre un ulteriore elemento di riflessione.
Dopo anni di progressiva riduzione, nel 2025 il numero dei permessi di ricerca attivi in Italia è passato da 25 a 44. Nello stesso periodo la superficie interessata dalle attività di ricerca è aumentata da circa 8.957 a oltre 15.500 chilometri quadrati.
Una crescita che testimonia come la ricerca di gas e petrolio continui a rappresentare un settore tutt’altro che marginale nelle strategie energetiche nazionali.
Quanto vale il gas per il Molise
Ma la questione più interessante non riguarda soltanto i volumi estratti.
La vera domanda è quanto queste attività producano per il territorio.
Secondo le tabelle ministeriali sulle royalties, nel 2024 la Regione Molise ha incassato oltre 2,15 milioni di euro derivanti dalle attività estrattive.
Una quota rilevante proviene dai campi gestiti da Energean Italy, mentre un’altra parte significativa è riconducibile alle attività di Eni.
Accanto alla Regione beneficiano delle royalties anche alcuni Comuni interessati dalle concessioni, tra cui Larino, Guglionesi e Rotello, destinatari di quote economiche legate alla produzione di gas.
Si tratta di risorse che rappresentano una compensazione per l’utilizzo del sottosuolo e per la presenza delle attività estrattive sul territorio.
Le domande ancora senza risposta
E proprio qui emerge il tema più interessante dell’intera vicenda.
Come vengono utilizzati questi fondi?
In quali capitoli del bilancio regionale confluiscono?
Quali opere pubbliche, servizi o investimenti sono stati finanziati grazie alle royalties del gas?
Quanto hanno incassato complessivamente Regione e Comuni negli ultimi dieci anni?
Sono interrogativi che assumono un significato particolare in una regione che oggi punta contemporaneamente sulla valorizzazione ambientale, sull’agricoltura di qualità, sul turismo lento e sulla promozione del territorio.
Da una parte ci sono gli uliveti, le aziende agricole, le spiagge, i tratturi e i progetti di sviluppo sostenibile. Dall’altra ci sono 46 pozzi che continuano a estrarre gas e a generare entrate pubbliche.
Due realtà che convivono da decenni senza che vi sia mai stato un vero dibattito pubblico sul bilancio complessivo tra benefici economici, utilizzo del territorio e prospettive future.
I numeri raccontano che il Molise continua a estrarre gas. Le royalties raccontano che da questa attività arrivano milioni di euro. Quello che ancora manca è capire, con la stessa chiarezza, quale sia il bilancio complessivo per il territorio.
Quanto vale davvero il gas molisano? Chi beneficia delle risorse generate? E soprattutto: i cittadini sanno dove finiscono quei soldi e come vengono utilizzati?
Domande semplici, ma fondamentali. Perché sotto il Molise non c’è soltanto gas naturale. Ci sono risorse pubbliche, scelte politiche e una parte importante del futuro della regione.
I 46 pozzi censiti dal Ministero dell’Ambiente raccontano una realtà che continua a esistere lontano dai riflettori, mentre il dibattito pubblico si concentra su altri temi. Eppure, ogni anno, da quel sottosuolo arrivano energia, entrate economiche e decisioni che incidono sul territorio.
Capire quanto producono, quanto rendono e quale ricaduta abbiano realmente sulle comunità locali non è soltanto un esercizio statistico. È una questione di trasparenza, consapevolezza e programmazione.
Perché il gas molisano non appartiene al passato. Continua a scorrere sotto i campi, gli uliveti e i paesi del Basso Molise. E con esso continua a scorrere una storia che merita di essere conosciuta, compresa e discussa.
Elisabetta Candeloro
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