Una collina di grotte naturali che si affaccia sul mare di Baja Sardinia, in una fusione tra natura, architettura, ristorazione e intrattenimento. È qui che sorge il Ritual Club, uno dei luoghi più simbolici della Gallura. Si tratta di uno tra i locali più ammirati della Sardegna, con un forte bacino d’utenza italiano ma soprattutto internazionale.
Il Ritual è inscindibilmente legato al nome di Andrea Fiore, architetto di Parma, conosciuto come Andres per aver trascorso tanti anni in Venezuela, dove commerciava pietre preziose. Nel 1970 è lui che ha ideato e costruito “il tempio della musica senza tempo”, anche grazie all’aiuto della moglie inglese Jacqueline Jobling, tra le prime donne dj attive nei locali italiani.
“Mio padre aveva da poco aperto un negozio a Porto Cervo. C’era in vendita questo terreno di granito vicino al mare e lui decise di comprarlo senza neanche vederlo”, racconta sua figlia Francesca Fiore, attuale proprietaria del luogo.
Affascinato dall’atmosfera magica di un paesaggio fatto di grotte di granito, mare e cielo, Andres Fiore è stato un visionario che ha saputo cogliere il potenziale di un territorio all’epoca ancora selvaggio e poco conosciuto. È proprio in quegli anni, infatti, che nascono le prime attività a Baja Sardinia, un tempo soprattutto terra di mare, senza strutture o locali.
“Prima di dare forma a quello che vediamo oggi, mio padre ha dormito per una settimana nella grotta ancora grezza, fino a quando capì come avrebbe voluto plasmare la sua creatura”, spiega Francesca. Il 6 agosto 1970 il Ritual Club inaugura e da quel momento si trasforma in un punto di ritrovo per artisti, intellettuali, musicisti, personaggi dello spettacolo e sportivi, diventando una struttura conosciuta in tutto il mondo. Allora come oggi, conserva la sua unicità nell’ambito dell’intrattenimento serale.
Più che un’opera architettonica, Andres preferiva definirla una scenografia. Il Ritual sembra infatti nascere direttamente dalla roccia e dalla vegetazione circostante: un castello incompiuto, fatto di nicchie, scalinate, cavità nascoste, aperture verso il cielo e finestre che incorniciano il paesaggio. Il nome richiama gli antichi rituali che, secondo le leggende locali, si svolgevano dai tempi dei fenici tra le rocce. Anche la costruzione a spirale, ispirata alle civiltà nuragiche, contribuisce a dare al luogo un carattere arcaico e quasi sacrale.
Il tempio della musica senza tempo
Il cuore originario del club è il Temple, la grotta naturale che ancora oggi ospita la pista più riconoscibile del Ritual. Ferro e granito si intrecciano in uno spazio che conserva l’anima più antica del locale: un anfiteatro sotterraneo dove il suono, la roccia e la luce costruiscono un’atmosfera difficilmente replicabile altrove. Accanto alla grotta c’è il Garden, lo spazio all’aperto, più internazionale e commerciale, con una zona dance, privé e bar immersi nella natura. Due anime diverse ma complementari: una più ricercata e legata alla storia del club, l’altra più aperta e conviviale.
La musica resta il filo conduttore. Negli anni il Ritual ha ospitato dj e artisti internazionali, ma oggi la scelta di Francesca è tornare a una proposta più identitaria. Non inseguire soltanto nomi di richiamo, ma costruire un suono riconoscibile, affidato anche a dj resident capaci di rappresentare il luogo. “Vogliamo che la musica sia specifica del Ritual, non qualcosa che potrebbe essere ovunque”, è l’idea alla base di questa nuova direzione. Un ritorno al vero clubbing, più centrato sull’atmosfera, sulla relazione con il pubblico e sulla coerenza tra suono e spazio.
L’eredità di Francesca Fiore
Dal 2004 la direzione di questo luogo fiabesco è nelle mani di Francesca, che ha saputo cogliere un’eredità tanto importante quanto impegnativa. “Quando mio padre morì, avevo 22 anni e il mio primo figlio, Samuele, ne aveva due”, racconta Fiore. Pochi anni dopo sarebbe nata anche Matilda. Francesca si è trovata così a crescere insieme al Ritual, tra maternità, gestione aziendale e responsabilità imprenditoriali in un settore ancora molto maschile.
Non si è limitata a mettere in risalto le peculiarità architettoniche del “tempio senza tempo” ma, con lo stesso genio artistico del papà, ha saputo osare e distinguere nettamente l’offerta del Ritual dalle consuetudini del settore. Negli anni ha trasformato una gestione familiare in una struttura più organizzata, con un team stabile che in alta stagione si allarga fino a coinvolgere circa 150 professionisti.
Al fianco di Francesca ci sono manager di consolidata esperienza nei settori hospitality ed entertainment, ma soprattutto amici: “Ci conosciamo da quando abbiamo vent’anni, siamo cresciuti insieme”. Marco Poltronieri, general manager, Tiziano Rossi, direttore del rooftop restaurant Le Terrazze Ritual, e Marco Pisellini, food&beverage manager, lavorano in sinergia per creare un’esperienza di intrattenimento e ristorazione di alto livello, riconosciuta per l’attenzione ai dettagli e alle esigenze delle persone. Oggi anche Samuele e Matilda sono entrati a far parte del team del Ritual, portando avanti la continuità familiare.
Le Terrazze e la nuova ospitalità del Ritual
Tra le novità ideate da Francesca ci sono Le Terrazze Ritual. Nate nel 2019, sono il ristorante che si erge in cima alla roccia che sovrasta Baja Sardinia, il punto d’incontro tra le suggestioni gastronomiche e culturali della tradizione sarda e mediterranea. Si trovano nella parte alta del complesso, a lungo rimasta chiusa al pubblico perché legata anche agli spazi privati di Andres Fiore. Aprirla agli ospiti è stato, per Francesca, un modo per restituire vita a una parte intima del progetto del padre.
I piatti nascono da una ricerca continua e attenta, che mira a intercettare materie prime di alta qualità e a raccontare il territorio con semplicità, freschezza e leggerezza. A fare da sfondo sono i colori del mare e del cielo, i tramonti vivaci e suggestivi e poi il blu profondo della notte. Le Terrazze hanno aggiunto una nuova dimensione al Ritual, ampliandone l’identità senza snaturarla: non più soltanto club, ma luogo di ospitalità completo, dove cena, musica e paesaggio diventano parte della stessa esperienza.
È forse questa la ragione per cui il Ritual continua a resistere all’omologazione. Negli anni in cui la Costa Smeralda cambiava volto, inseguendo mode, pubbliche relazioni e nuovi codici dell’intrattenimento, il locale è rimasto fedele alla propria anima. Una scelta non sempre semplice, ma decisiva per conservarne l’identità. Ancora oggi, chi arriva al Ritual non entra soltanto in un club o in un ristorante: attraversa un luogo che tiene insieme memoria, natura, famiglia e visione imprenditoriale.
In un territorio abituato a reinventarsi ogni estate, il Ritual Club resta una presenza fuori dal tempo. Un posto nato da una grotta e da un’intuizione, cresciuto attorno alla musica e oggi capace di parlare anche il linguaggio dell’ospitalità contemporanea. Senza perdere ciò che lo ha reso unico: la sensazione che la roccia, il mare, la notte e la musica facciano parte dello stesso insieme.
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Caterina Teodorani
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