tra ministero della Pace, patrimoniali e idee lunari


Con Beppe si chiamavano Meetup, Conte li ha ribattezzati Nova. Cambia il nome però dalle riunioni locali degli iscritti escono sempre pensate surreali: addio alla Nato e ministero della Pace, ma esercito comune dell’Ue. E poi case espropriate e droghe libere. 

«Ogni mattina, in Africa, non importa che tu sia leone o gazzella. L’importante è che cominci a correre». Gli spumeggianti 5 stelle hanno rivisto e corretto quel vecchio proverbio africano, per stamparlo su esortativi manifesti: «In politica, secondo la regola della casa, si può essere come si è: bombi o farfalle». I bombi «fanno rumore, impollinano, destabilizzano». Le farfalle sono «silenziose, in disparte, lasciano spazio». Fuor di metafora: nei frizzanti simposi del Movimento c’è spazio per tutti. Il compito, del resto, è arduo: elaborare decisive proposte per la rissosa coalizione. Il Campo largo fatica. Non c’è solo la straziante disputa sulle primarie tra Elly Schlein, leaderina piddina, e Giuseppe Conte, funambolo pentastellato.

Il problema più insuperabile sembra proprio il programma. I supposti alleati non concordano quasi su nulla. Una luce, generosamente accesa dall’ex premier, rischiarerà però le tenebre. Progetto nato dal basso, sfida ai poteri forti, cantiere di supersoniche idee.

Elly scansati. Ci pensa Giuseppi. Sarà lui, dopo aver consultato simpatizzanti ed elettori, a indicare la strada per la vittoria. Merito dei nuovi Meetup, già architravi del grillismo. Si chiamano Nova. «Da qui uscirà il programma di governo» promette Conte. Per mesi i militanti si sono confrontati in tutt’Italia. Dopo aver strizzato le meningi come non mai, hanno consegnato 107 report al partito giuseppino. Mentre i leader cincischiano, bombi e farfalle già elaborano disegni di legge.

Prendiamo la politica estera. Hanno le idee chiarissime: basta Nato, spese militari e basi americane. E dialogo con la Russia. Il solco con il Nazareno diventa un fossato. Tenetevi fortissimo, comunque: qui si fa l’Italia o si muore. Oltre 16 mila persone si sono scapicollate a questi appuntamenti con la storia. «Non c’è un minuto da perdere», dice Giuseppi nella Capitale, al palazzo dei congressi dell’Eur. Intanto Roberto Fico, governatore della Campania, apre gli stati generali di Napoli all’Arena Flegrea. E Paoletta Taverna, ruspante vicepresidente del Movimento, viene avvistata alla tappa di Ercolano. Ma tutti i pezzi grossi del Movimento hanno partecipato con raro entusiasmo.

La fantasia al potere non è certo una novità. Già ai tempi dei gloriosi Meetup, i seguaci di Beppe Grillo non lesinavano astrusità: scie chimiche, microchip sottocutanei, prove schiaccianti sull’esistenza delle sirene. Ma si volava anche altissimo. Vedi l’istituzione del ministero della Transizione alla felicità, pronto a bloccare le tasse a ogni calo dell’umore nazionale certificato dall’Istat. O il potere di veto sulla finanziaria affidato a un idraulico e a uno studente estratti a sorte. Ecco, ci risiamo. «Cosa deve fare il governo nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle persone?» chiede l’avvocato di Volturara Appula. Archiviate le simpatie trumpiane, ha ritrovato lo spirito kennediano: «Non chiedete cosa può fare il vostro Paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese».

Di fronte all’accorato appello, bombi e farfalle non si sono tirati indietro. Centinaia di irrinunciabili soluzioni, destinate a cambiare per sempre questa vetusta Italietta. Il ministero della Pace, per esempio: vigilerà e controllerà sul dicastero della Difesa, a meno dell’attacco militare di un’altra nazione. Ma si punta a riscrivere pure la geopolitica planetaria. A Pesaro si chiede dunque l’istituzione di un esercito europeo per smantellare quelli nazionali. Per agevolare la dicotomica impresa, da Guidonia propongono «il ripristino di una lingua unica» nel continente. Ma il fronte più compatto è quello che esige l’uscita istantanea dalla Nato. Seguiranno: stop alle armi in Ucraina, sanzioni economiche a Israele e ripristino del commercio sulla Via della Seta. L’esatto opposto delle strategie piddine, insomma. Un dubbio allora assale: se Schlein dovesse vincere le primarie del Campo largo, gli antitetici elettori pentastellati la voteranno alle Politiche? È lecito dubitarne.

Nell’attesa, i 107 report voluti da Giuseppi spandono certezze. Come le tasse a ricchi e benestanti. La patrimoniale? Trita e ritrita. A Salerno lanciano quindi il progetto «Patroni d’Italia»: i ricconi versano il 2 per cento del proprio patrimonio, ma in cambio lo Stato intitolerà generosamente ai benefattori asili nido e reparti ospedalieri. I cremonesi suggeriscono invece di sguinzagliare l’Intelligenza artificiale contro gli evasori: viaggi, hotel, auto. Se l’algoritmo anti spacconi non collima con il 730, scatta il controllo. Dal laboratorio progressista di Vibo Valentia arriva un’altra ideuzza mica male: adeguare le multe stradali al reddito dei trasgressori. Anche i ricchi piangano. E pure i poveri cristi: chi guadagna oltre 35 mila euro dovrebbe versare 3 euro al mese. Il raccolto servirà a finanziare una task force anti evasione della Guardia di finanza. Il contributo più originale, però, viene da Potenza: saranno i colossi come Amazon a sussidiare gli sfortunati che vivono in territori colonizzati dall’automazione. Giggino Di Maio esulta dal balcone di Palazzo Chigi? Antichità. Il reddito di cittadinanza lo paghi quel fellone di Jeff Bezos.

Si diceva: Elly non scalda. Ilaria Salis, però, incanta. In ossequio all’eurodeputata di Sinistra italiana, già occupatrice seriale, a Piacenza chiedono che gli immobili sfitti o fatiscenti vengano espropriati. Seguirà, dettagliano da Modena, nazionalizzazione dell’Enel e di «tutti gli asset strategici industriali». Il vetero comunismo viene puntellato dal turbo ambientalismo: car sharing transcontinentale delle elettriche e canapa legalizzata per sostituire la plastica nelle auto e nell’edilizia. Da abbinare, naturalmente, al suggerimento aretino: fino a 12 grammi di cannabis «trasportabili fuori dall’abitazione» e 200 «detenibili in area privata». A Teramo chiedono poi il nutrizionista nelle scuole: servirà ad abbattere il consumo di carne e il metano degli allevamenti intensivi. Inarrivabile poi il lockdown ecologico. Non vi sono bastati quelli ordinati da Conte durante la pandemia? Ad Arezzo agognano una giornata al mese di sospensione da «ogni attività umana impattante», per dare tregua agli ecosistemi. E dalla zona del Lago Maggiore rilanciano: per combattere lo stress da movida, venga istituito il «diritto costituzionale al silenzio».

Anche le bislacche teorie mediche sono un pallino degli ex grillini. In Calabria chiedono di finanziare una campagna di screening nazionale per i tamponi orali. La tesi pseudoscientifica è particolarmente audace: possono prevenire sia i tumori che l’Alzheimer. In Sicilia vogliono riaprire il «caso Di Bella»: cura alternativa contro il cancro già sconfessata da quasi un trentennio. Ma i militanti di Enna, riprendendo una vecchia battaglia, non demordono. La sperimentazione ministeriale sarebbe stata «influenzata e falsata da conflitti di interesse con le multinazionali del farmaco». Gomblotto! I soliti poteri forti che se ne impipano dei poveri cittadini. E poi la scuola: a Milano si teorizza l’abolizione delle medie e la creazione dei licei del lavoro. In Ogliastra suggeriscono il primo anno di medicina online per agevolare la «selezione naturale». Catanzaro inneggia alla rivolta contro i programmi ministeriali: censurano Karl Marx, teorico della lotta di classe e icona del comunismo. Segue accorato invito: i giovani firmino la petizione dei docenti.

Riemerge persino l’eterna battaglia contro la Casta, sebbene riveduta e corretta. Ascoli Piceno chiede quindi l’obbligo di test antidroga per i parlamentari: in caso di positività, scatta l’espulsione. A Pescara sono ancora più risoluti. Urge introdurre il reato di falso istituzionale. Un politico la spara grossa? Malissimo gliene incolga. Decadenza immediata. E multe alle emittenti che non correggono i lestofanti in diretta tv, con i dati dell’Istat. Basta bufale! Agli impietosi militanti va però segnalato l’enorme rischio: visti i precedenti, la loro pattuglia di eletti rischierebbe di venire rapidamente decimata. Allora sarebbe un attimo: da bombi a bonzi.


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 Antonio Rossitto

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